DI ACCORDI, CANI, CITTÀ

È il giro di accordi perfetto, esattamente quando non è previsto mettersi lì e tirare giù quella che dovrebbe essere la melodia giusta della tua serata, delle feste finalmente concluse, dell’anno passato. Cammino in Moscova, tornando verso casa conoscendo ogni palazzo, come un cane che riconosce tutti gli angoli dove ha fatto pipì. Il mio […]

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PENSIERINI DI FINE ANNO

Poche ore, e archiviamo anche questo. Finalmente. Sono anni che scrivo i pensierini di fine anno e mi sembra che il copione sia sempre lo stesso. Fortuna che è finito, questo è andato male, questo bene, questo andrà meglio. Niente di che. Eppure, lo trovo un rituale importante. Se non avete ricevuto i miei auguri […]

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PER VIA

Va sempre a finire così. Qui torno e qui mi sa che devo stare. Sebbene Bologna, come scritto la settimana scorsa, mi ricarica umanamente, Milano mi fa sentire a casa. Ho ripreso a camminare molto in questi giorni, la ricerca della libertà passa anche nelle vie che me l’hanno fatta vedere anni fa. Il mio […]

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atti di bellezza

Ci sono dei momenti in cui sparisco, stacco la spina e non ce n’è per nessuno. E’ una grande vittoria non essere disponibili, è un momento di sacra connessione con quello che sei e che la vita ti porta a mettere da parte. Tutti dobbiamo lavorare, fashion blogger a parte, sgomitare, essere pronti e proattivi […]

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pensierini di fine anno

Ok, è arrivato il 31 Dicembre 2013. E’ fatta Andre.

In questi giorni ho pensato molto a come riassumere questo anno, che è stato tanto eterno quanto veloce, che ho amato quanto odiato, che mi ha spezzato il cuore e regalato il dono dell’affetto.
I cambiamenti non sono facili, perché purtroppo abbiamo (ho) la sfacciata convinzione di dare una spiegazione razionale a tutto. A volte avvengono e basta, la nostra vita non segue esattamente il passo dei nostri piedi. La mia ha deciso di decollare. Non ricordo con chi ne parlavo giorni fa, ma questo mio 2013 vale come 5 anni di un comune mortale. Anche la mia faccia se n’è accorta, ahimè.
Facendo un riassunto da un paragrafo, ho aperto la mia agenzia (è un io narrante, in verità siamo in due e l’idea è della mia sociacollegaguru), sono tornato al Festival, mi sono bucato un orecchio, ho arrancato, mi hanno affidato un nuovo master, sono stato mollato e rapidamente sostituito, ho fatto uscire l’animale che è in me, ho fatto 5 giorni di ferie, lavorato ogni giorno 20 ore, girato mezza Italia e, grazie al fatto che siamo bravi, davvero, s’è fatte le scarpe a una multinazionale. La chiamano legge di causa-effetto.
Ho fatto molti, moltissimi errori. Mi sono accorto che non stavo dando valore a quello che faccio e che sono. Quando corri come un treno non vedi i rami degli alberi che cercano il cielo, vedi solo tante linee nere che passano. E ho deciso di scendere da quel treno dell’ipercompetitività e del dipendere da azioni terze. Io ora non uso praticamente più la mia macchina tanto sofferta e agognata, giro sempre in bici e cammino tanto, al punto che conosco tutti gli alberi dei giardini di Porta Venezia, compreso lo scricchiolare delle foglie quando passi. Certo, sono anche fermamente buddista, e credetemi, questo aiuta a capire e cambiare le cose.
Ma l’elenco degli errori è noioso e retorico, le dietrologie sono ancor più noiose e le menate le abbiamo avute tutti. Passano. Io vorrei scrivere di quello che ho capito nel 2013.

Ho capito che se ci metti il cuore in tutto quello che fai, ci riesci. Può capitare che ci siano momenti che conti le monetine per prendere la metro, può capitare che dimentichi una bolletta e ti stacchino la luce, può capitare che un progetto non entri.

Ho capito che anche se le cose non vanno e a fine giornata ti chiedi: che ho fatto per cambiare tutta sta merda? e riesci a rispondere sinceramente, che hai fatto tutto il possibile, ti meriti di dormire.

Ho capito che non tutti sono onesti e sinceri nel lavoro. Ho visto promesse e tappeti rossi, grande empatia finché non arrivava il mio preventivo. Che ovviamente era da fare in 20 secondi. Poi, visto che io non sono uno stagista ma un professionista, lette le tariffe le persone sparivano. A voi hanno risposto? A me no. Meglio così, ho capito che sarebbe stato un progetto poco piacevole.

Ho capito che so fare qualcosa. Cosa mi piaccia fare non ancora del tutto, ma una cosa mi è chiara: quest’anno ho riso. Riso tutto il tempo nei progetti che ho fatto. Mi sono anche incazzato eh, parecchio, ma il sentimento è stato diverso. Da noi le persone sono valore. Non risorse.

Ho capito che ho fatto la scelta giusta. Fino al 2012 ero giudicato e odiato per la mia barba e le mie sneakers. Non mi portavano nemmeno dai clienti. Quest’anno tutte le persone che ho incontrato sul lavoro hanno amato il fatto che non fossi un consulente tanto perfetto quanto pappagallo. E non sono il cugino di nessuno. Il segreto? Non ho fatto la diva e ho ascoltato.

Ho capito che essere un leader è davvero un casino. E che ho fatto un sacco di minchiate. Ma che la mia strada è quella.

Ho capito che l’amore passa col rosso. E tu sei lì che stai per attraversare e vieni travolto. Ed è come morire. Ho capito che non sono forte come credevo, che non riesco ad accettare certe cose e che mi ci vorrà del tempo per fare pace con tante altre.

Ho capito che tra noi è stato tutto bellissimo. E ti ringrazio per questo pezzo di strada che abbiamo fatto assieme. Voglio ricordare quello, e basta.

Ho capito che il cuore si spezza e che nonostante un’ego spropositato continua a far male. Ma sono contento si sia spezzato. Ora ho capito cosa voglio. Ho capito che non voglio compromessi. Ma soprattutto che non mi accontenterò mai più.

Ho capito che ci focalizziamo su un ideale e perdiamo di vista le cose che ci fanno bene.

Ho capito che i social network rendono incazzati, incattiviti e cattivi. Io ci gioco. Per fortuna.

Ho capito che non me ne frega niente di fare regali strabilianti come ho sempre fatto. Quest’anno il mio regalo per tutte le persone vicine è stato impalpabile. Non replicabile. Si chiama tempo. Io non ne ho avuto quest’anno e mi è piaciuto da morire regalarvene un pezzetto.

Ho capito che non tutti capiscono la differenza tra la maschera che porto, volutamente, e la parte che proteggo. Sticazzi. Selezione naturale.

Ho capito che esiste qualcuno che è gentile. E che io non ero abituato alla gentilezza.

Ho capito che in questa grande città, che amo sempre più, ci sono delle persone che mi hanno fatto capire bene il significato di famiglia, amicizia, vicinato. E affetto, non mi stanco di ripeterlo: affetto.

Ho capito che se vedo il mare scodinzolo. E che un abbraccio stretto sul collo mi fa bene al cuore.

Ho capito che la lontananza aiuta a dare valore ai legami. Ho capito, per quanto sia possibile per un uomo, che fare la mamma è il mestiere più difficile del mondo e che tu, Miri, ci riesci benissimo. Ho capito che molte volte dire stronzo a qualcuno in famiglia aggiunge un filtro di sfocatura, ma che se lasci tutti i giudizi in macchina, vedi che c’è sofferenza, non stronzeria.

Ho capito che la mia nonnina sta invecchiando, molto e che prima o poi dovrò salutarla. E la capisco che sia stufa marcia di tutto. Ho capito che la parte irsuta del mio caratterino viene da lei. E che quindi sarà sempre con me.

Ho capito che sono uno zingaro. Che se cammino per Parigi conosco anche i tombini. Che ho passato più tempo in aereo, macchina, treno, bici, metro che a ballare. E dire che a me ballare piace tantissimo.

Ho capito che farmi le pare del come dovrebbe essere non serve a niente. Non esiste uno standard. Io sono così e un motivo ci sarà. Invece di ammorbarmi su quello che non si rifà allo standard devo gioire di non farne parte.

Ho capito che è bello lavorare dietro le quinte, ma che a me manca il palcoscenico, che quella è casa mia.

Ho capito che mi piace ascoltare le vostre storie. Sul mio divano, a tavola, in bici, per iscritto. La mia voglio scriverla, davvero, nel 2014.

Ho capito che mi sono lamentato troppo, e che facendolo, mi sono portato sfiga da solo. Quindi smetto.

Concludo.

Non riesco ancora a fare pace col 2013. Ma di sicuro non potrò dimenticarlo facilmente. Sono cresciuto, in tutti i campi. Dal lavoro al cuore. Sono cambiato, moltissimo. Sono sempre un cagnaccio, ma più forte, di testa, muscoli, cuore. E sento che riuscirò ad essere meno randagio.
Ringrazio tutti i protagonisti di questo mio anno. Se il mio cuore è andato a pezzi so che ci sono tante persone nello stesso numero che me ne riportano un pezzettino, creando un legame che lo rende più pulsante e pieno.

Ora basta, come ogni anno mi devo sentire i Costeau il 31 dicembre.
Buon 2014.

 

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treanime

In questi giorni la parola famiglia torna a galla di continuo, nonostante correnti, basse maree e soprattutto basse intelligenze. Io ci pensavo prima, mentre guidavo lo scooter (sarà mica una macchina la smart), a come un fulcro viscerale come il legame con chi ci ha creato non rappresenti l’unico vincolo che ci lega a questo pianeta.

Cenavo con una bellissima donna che non mangia la carne, bevevo la birretta con un bell’amico che ha molto più cuore dei tatuaggi che porta. Prima ancora abbracciavo un orso che beve orzo. E non è un giuoco di parole. Famiglia è amore, è stare bene nonostante tutto, a me non servono annacquati cocktail, vestiti da passerella, cose che non siano tabacco. E’ avere la libertà di stare tutti per terra dopo essere caduti, di portare dagli amici tutti i pezzi del puzzle che è il tuo cuore, buttarli sul pavimento e vedere cosa viene fuori.

Famiglia è allora non far finta di star bene, ma anche di starci e condividerlo, di non chiudere mai il cuore a chi ti vuole bene. E’ anche preoccuparsi, tutti, di chi il cuore l’ha chiuso, senza darti spiegazioni.
Il senso di protezione e di con-fidarsi crea legami di forte valore e resilienza. Questo è un sinonimo di famiglia che mi piace. La famiglia è un nucleo resiliente alle complessità del vivere, sempre, scegliendo di porre il cuore alla base delle proprie azioni, a cominciare dagli errori, indispensabili nella costruzione del proprio linguaggio sentimentale.

Io penso alla nonna che mi dice vieni a casa prima che puoi, mi si sconvolge tutto quello che si può intersecare all’interno, tu ci sei sotto per lei e soffri perché l’ami, tu sei una che si rialza e salta più di prima. Così, noi tre davanti alla birra.

Cammino, nella Milano che di notte mette giù l’asfalto caldo davanti ai locali dove va chi si finge ricco e felice, ho le cuffiette con la musica e penso alla fortuna che ho ad avere un’altra famiglia che non mi ha creato ma che cresce con me.

L’anima vola
le basta solo un po’ d’aria nuova
se mi guardi negli occhi
cercami il cuore
non perderti nei suoi riflessi
non mi comprare niente
sorriderò se ti accorgi di me fra la gente
si che è importante
che io sia per te in ogni posto
in ogni caso quella di sempre.

Un bacio è come il vento
quando arriva piano però muove tutto quanto
è un anima forte che sa stare sola
quando ti cerca è soltanto
perché lì ti vuole ancora

E se ti cerca è soltanto perché,
l’anima osa, è lei che si perde poi si ritrova
E come balla quando si accorge che sei tu a guardarla
non mi portare niente
mi basta fermare insieme a te un istante
e se mi riesce
poi ti saprò riconoscere anche
nelle tempeste

Un bacio è come il vento
quando soffia piano però muove tutto quanto
è un anima forte che non ha paura
quando ti cerca è soltanto
perchè lì ti vuole ancora

quando ti cerca è soltanto
perchè lì ti vuole ancora

e se ti cerca è soltanto
perchè…

l’anima vola, mica si perde
l’anima vola, non si nasconde
l’anima vola, cosa le serve
l’anima vola, mica si spegne.

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