SONO LÌ CHE SI AMANO, E NON C’È NIENTE DA FARE.


Prendi una sera di inizio estate. Un bel sabato, di quelli per cui non ha senso uscire con una felpa, si sta benissimo con la maglietta, i pantaloncini, niente di più.

Mettiamoci anche la sera, quel momento in cui il fresco rasserena dopo il caldo della giornata passata all’aperto, sotto il sole, in mezzo a tanta altra gente.

Aggiungiamo al piacere della sera e del freschetto anche un concertino. All’aperto, rigorosamente come si fa d’estate, nonostante il temporale in arrivo. Paola Turci canta, la gente si accalca. “Sono orgogliosa di essere qui!” e io di ascoltarla da quando non ero orgoglioso di essere chi ero.

Mentre la cantante canta l’amore, davanti a me l’amore avviene. Una mano sfiora i rossi capelli, mentre la testa nera si piega su unaspalla.

Tu che parti dall’idea
che mai niente cambierà
come foglie sopra gli alberi
noi due cambiamo già
sei sicuro che io sia
quello che tu sai
nella vita l’abitudine
non fa vedere mai
la verità

La brezza accarezza anche chi come me l’amore lo guarda e basta, mi sento travolto dal gesto, la stessa mano che poi parte ad accarezzare il volto, per poi ritrovarsi sul collo, mentre gli occhi si perdono, gli uni negli altri.
Si guardano e si sorridono, non è il primo bacio che si danno, ma è importante quanto il primo, solo con più storia, la loro storia.

Cantano, la vicinanza che ci lega mi fa sentire un invasore, quasi che vorrei andare via e dire a tutti quelli del concerto andate a casa, non vedete che momento importante si sta svolgendo qui ed ora, ma andiamocene subito!
E’ palpabile l’essere di troppo di tutto l’universo in quel momento che è l’universo di tutto, tutto quello che dovrebbe essere, che vorremmo avere, vivere, sognare.

Sono lì, che proprio si amano. Non c’è niente da fare.


Ora, rileggendo, le gentili lettrici e i gentili lettori si accorgeranno che non ci sono specifiche di genere (dovevo scrivere gender? no, non è la stessa cosa) maschile o femminile in quello che ho scritto.
Non ho intenzione di dirvi se davanti a me ci fossero due maschi, due femmine, un maschio e una femmina, un trans e una donna, una trans e una donna, un intersessuale e un uomo.

Vorrei che ci soffermassimo su quel momento di innamoramento totale che tutti abbiamo provato nella nostra vita in cui il cuore, nella sua parte più amplia ed ampliata ci diceva sì, è tutto qui, qui ed ora, siamo io e te.

Ecco signore e signori, questo è l’amore. Non cambia niente se pochi chilometri più a sud, per dirla alla Bertè, ci siano dei genitali uguali, opposti, diversi, rigenerati.
Le persone che hanno sfilato in questi giorni l’hanno fatto per questo, per ricordare alla società che ci sono tanti diversi modi di amare quanto di fare la pastasciutta.
Sempre pasta è no? E se a voi la pasta non piace e mangiate solo risotto o foglie di banano, scendereste mai in piazza per dire che sia vietato tutto quello che non c’è nel vostro piatto perché non vi piace? Direi di no.

Battute a parte, la questione è seria. C’è una parte della popolazione che semplicemente non ama come la maggioranza. Ma la maggioranza, da sempre, in uno stato democratico, si impegna perchè anche chi è in minoranza possa esprimersi. Quindi tutti. Anche chi parla di difendere la famiglia tradizionale, chi va a piangere il duce a Predappio, chi parla di ruspe e rom. Si chiama democrazia, non fatemi citare Voltaire che ormai la sapete tutti.

Quindi, visto che lo Stato è fatto da tutti, e che i contributi di tutti fanno lo Stato,
è giusto che lo Stato pensi a tutti.
Credo lo capirebbe anche Flavia Vento, quindi facciamo lo sforzo.

L’ articolo 3 della Costituzione Italiana dice:

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

L’ho sentito l’altra sera alla presentazione del libro
IL NOSTRO VIAGGIO. ODISSEA NEI DIRITTI LGBTIdi WINKLER e STRAZIO (che si compra qui) che fa il punto della situazione di quella che è la questione dei matrimoni tra persone dello stesso sesso celebrati all’estero, delle discriminazioni sul lavoro, delle famiglie omogenitoriali e della lotta all’omofobia.

E nel tutelare “tutti” ci vanno proprio tutti, e qui sto parlando del mondo LGBTQI. Tutti, proprio tutti. Compresi quelli che danno fastidio allo sguardo del ben pensare, quelli che, come ho sentito dire l’altra sera a Bologna, “la sera si mettono i tacchi, la parrucca e i vestiti da donna”, quelli che il giorno del Pride si vestono da baracca, di pelle, da donna, da uomo, da farfalla. Bisogna tutelare chi cresce in un medioevo sociale in cui il social diventa uno strumento bullizzante e foriero di odio e poi si ammazza a sedici anni. Bisogna permettere a ciascun individuo di curarsi, di invecchiare, di morire come e con chi preferisce. La famiglia non è basata sui cromosomi.
Pensate, quando camminiamo e lottiamo per i diritti lo facciamo anche per chi se ne frega tutto l’anno, ma è il primo ad andare alle feste gay, chi urla sui social quando il politico di turno fa un’uscita sbagliata, ma non legge un giornale dalla maturità, chi si fa paladino dei diritti per puro interesse politico individuale di poltrona, chi va a fare il gay emancipato solo per potersi vestire alla moda perché in provincia non poteva(arrivati a questa riga di solito la gente mi cancella da facebook).

Sì, io cammino per tutti, soprattutto per quella parte di popolazione “normale” che sputa sui diritti. Cammino per chi non capisce, per chi è intrappolato nell’ignoranza, per chi non ce la fa, non ci arriva, non vuole sapere. Perché devo sostenere questa gente, mi devo prendere cura di chi ha una visione miope e disorta della realtà, perché fa una vitaccia.
E cammino perché un giorno, mio figlio mi chieda allibito “ma veramente prima che io nascessi ero vietato?”

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