AFFARI DI FAMIGLIA


Un tempismo tormentato. Durante il Gay Pride di Roma ero in aula, durante il Family Day, ero dalla mia family tradizionale del profondo nordest (quella formata da uomo e donna che poi si separano), durante il Pontida Show ero in viaggio… insomma, mai che possa andare a svolgere la mia missione di domandante.

Perché alcune domande le avrei. Una l’ho già scritta da queste parti, ed è sempre la stessa: chi vi ha autorizzato a parlare per me? Che ne sapete?
Io potrò studiarmi tutta la storia del calcio, ma non giocandolo non mi permetto di dire come dovrebbe vivere un calciatore (anzi lo faccio: tassato al 95%). Quando bacerete gli uomini alla francese ne riparliamo.

La seconda domanda è: da quando siete una minoranza? Da quando quelli che sono stati sempre sputati, bruciati, gassati, menati, bullati sono diventati più forti di voi tanto che parlate di lobby? Sapete che vuol dire lobby? Non capisco perchè abbiate il bisogno di rivendicare un diritto che avete già (la famiiiiglia, prego la regia di mettere un suono tipo Frau Blücher) chiedendo che sia tolto/non riconosciuto a chi non lo ha?
Ma che ve frega?

Se il valore della famiglia tradizionale è così importante da difendere come se fosse il panda dal culo a pois del Guatemala, ci state forse comunicando che sotto sotto, ma vedi che forse, no beh, ma un po’ sta grande famiglia tradizionale è una grande fregnaccia che serve perché il cervello sia lì, comodo comodo, bello spento ma collegato alla bisogna alla virilità di voler essere un calciatore che ingravida una Belèn? (Poi un giorno vi spiegherò quanti giocatori bacino alla francese i massaggiatori e quanto a loro non freghi nulla di vedervi sudati e sovrappeso ad urlarne le gesta fuori dagli stadi)

E poi, quale parte del processo di creazione dei ghei non vi è chiara? Pensate che nascano per partogenesi? Ecco vedi amore, non puoi lasciare un attimo i trucchi al sole che ci ritroviamo un figlio frocio. I gay, le lesbiche, le e i trans, i e le bisessuali nascono da… gli etero. ALEGRIA SIORE E SIORI.
Di sicuro non nascono dalla Cuccarini, che invece è nata grazie ai gay che la cantavano e ballavano a Fantastico contro la Martines (che povera, mica è simpatica), ma si deve essere dimenticata, come un mucchio di altre schierate a seconda della bandiera, si chiami promozione del disco o ospitata.
E la Lorella che dice la sua, con delle uscite che fanno presagire qualche trauma, e che fanno sembrare persino sgamata Heather Scappata Parisi.

E poi ci sono i politici LGBTQ che dicono la loro praticando il cerchiobottismo quando si sa che alla popolazione gay è sempre piaciuto di più l’hula-hop possibilmente con una canzone di Shakira sotto.
Insomma siamo in ottime mani.

Seriamente, andrebbe fatto un piccolo pensiero, un momento di riflessione, una rivoluzione educata, che consiste nel fare capire l’importanza della differenza. A me fa male scriverlo, incazzarmi ogni giorno perché mi accorgo della strumentalizzazione in atto e la cosa mi lascia senza parole. Se non sono i negri-clandestini-rom per un weekend i responsabili sono i gay e compagnia deviata bella. Ma questo spirito medioevale di cercare sempre e comunque un colpevole da dove esce? Io vorrei capire perché ci si sente tutti santi e inattaccabili.

Come nel caso del famoso scrittore che se la prende coi social (a inizio anno di solito se la prende col web invece) dicendo che ha dato voce alle chiacchiere da bar. Ma che novità, ma scriviamoci un libro, un trattato almeno. Le chiacchiere da bar, quelle ignoranti, becere, sterili, ci sono sempre state. Svegliatevi. Il “paese reale” definizione che tanto piace alle ricche amiche del popolo, ha sempre fatto schifo. Solo che rimaneva nel suo bar. Ora il bar è facebook. Twitter. Trovato anche qui il colpevole. Quindi?

Vogliamo continuare il giochino del colpevole? I servizi sociali, le case famiglia, gli istituti che accolgono minori in difficoltà da che famiglia provengono? Aspetta che i froci abbiano e figli e vedrai dirà quella che ha un’unica pelliccia che indossa. Eh no Marina, leggi, informati, gli studi (esteri perché qui non c’è una popolazione sufficiente per eseguire uno studio) dimostrano che i bimbi di una famiglia omogenitoriale vanno bene a scuola, sono felici, sono amati.
Dov’è il problema?

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