macinino


Il momento è arrivato, e forse è sciocco mettersi a scrivere qualcosa su una macchina. Da domani non avrò più la 500, era giunto il momento di cambiare. Il tutto è metaforico di un momento in cui sembra tutto troppo piccolo, troppo stretto, troppo lento. Un momento in cui bisogna prendere e via, non importa dove. Un senso un po’ di soffocamento, non di certo legato al macinino che per 39151 km mi ha accompagnato in 4 anni di strade percorse assieme.
Ricordo l’emozione di avere avuto una macchina mia-mia, bello, scelta da me, nera, coi cerchioni grossi. “Sei proprio tu, tutto vestito bene e con le Nike da basket” diceva Federico. Avevo anche litigato per averla, per qualcuno mi dovevo permettere un’onesta Panda, non una macchina da fighetto. Quando qualcuno saprà con cosa l’ho sostituita, si sentiranno le urla fino al Duomo di Milano. Ricordo molto bene la prima strisciata, quando mi infuriai a morte per l’ennesima prova della stronzeria della gente, che parcheggia a orecchio, sulle carrozzerie degli altri. Ricordo poi la magia, quando ho imparato a dire: amen, è una macchina, non una parte di me.
Ricordo il primo viaggio cantando da Udine a Milano, ricordo i viaggi verso Bologna, ricordo in Sardegna quando non andava su in salita e dentro aveva 60 gradi. Ricordo tutti gli amici che hanno cantato con me lì dentro, i traslochi notturni dell’amica che se ne andava dal mostro, la corsa a piedi dal locale a casa per tornare al locale a soccorrere l’amico che stava male, ricordo tutti 1000km di autostrada per andare dalla nonna, i traslochi di libri.
E tutte le volte che mi ha portato al mare. Ha visto un sacco di mare quel macinino. Il mio, quello dei miei amori, quello dentro di me. Ha fatto un sacco di gite e pochissima città, sapeva che avevo una bici per i piccoli spostamenti. C’è stato un momento in cui ha visto anche le litigate, e un giorno, quasi un anno fa, è diventata casa, quella notte in cui qualcuno era impazzito e io sono scappato e ho dormito nel parcheggio del pronto soccorso. E per tutto il mese che aspettavo che la mia vera casa si liberasse, era il mio armadio. Non immaginereste mai quanti vestiti e scarpe ci stanno in una 500!
Lo scorso weekend abbiamo fatto l’ultimo viaggio assieme, sempre verso il mare. Fedele al suo compito, mi ha portato a rilassarmi per 48 ore (che per me equivalgono a 15 giorni di vacanza di un essere umano con vita normale) e poi di nuovo a casa, sporca di moscerini sul cofano.
Non c’è nulla di brutto, io sono diventato più grande, lei è rimasta bella e piccina, a me serve spazio per prendere e andare a cercarmi ancora, come faccio da sempre, con la possibilità di portarmi dietro la bici, il sacco a pelo, l’igloo e magari il cane.
Ora, non so chi la guiderà dopo di me. Ma se la 500 nera porterà la stessa felicità che ha portato a me a chi si metterà al volante, direi che avrà fatto proprio un grande affare.

Buon viaggio macinino, sii sempre elegante.

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