A CHE DIRITTO


Ok, ieri sera me l’ero perso Announo, e oggi sono corso ai ripari.

Si parlava di famiglie omosessuali, figli di gay, gay dei figli, gay guariti.
So’ tre etti e mezzo, lascio?

Mi piace molto, da sempre, e da sempre la sostengo, la spudoratezza di un certo tipo di persone di sentirsi in carica nonchè autorizzate di parlare di cose di cui non hanno la minima alba. Le trovo così comiche, anacronistiche, le Amelie Poulain del microfono aperto. Le sognatrici dell’opinione.

D’altra parte, rappresentative, di quello che anche il discorso politico porta avanti: parlare al posto di ____________ (inserire la categoria, a scelta tra: froci, rom, bamininessunopensaaibambini, gattini, partite IVA).
Ecco, perché, mi si scusi la vis lievemente polemica diagnosticatami già nel 1994 dalla Prof.ssa Gentilini, io mi sarei leggermente stufato di leggere o ascoltare qualcuno che parla al posto mio di cose che non sa.

Il tema caldo è quello delle famiglie, di come sti quattro froci vogliano avere gli stessi diritti nell’istituzione della famiglia, ma come si permettono, tra un po’ li faremo anche votare, è una vergogna, devono guarire. Ora, se io che sono tutto ma sicuramente non etero, devo condividere lo stesso sfacelo sociale e politico e lotto ogni giorno con una voglia di andarmene che è pari a quella che ha Silvio di comprarsi un fondotinta da Kiko, devo farlo alle stesse condizioni.
Mi spiego meglio perchè la metafora è sporca di fondotinta, ma in fondo alla questione se ci devono essere (perché è questo che si evince) differenze sostanziali tra gruppi di cittadini, vorrei che ci fossero in tutto. Quindi, per esempio, se non posso sposarmi, avere un figlio, adottare quello del mio compagno etc, allora non fatemi pagare le tasse. A me va benissimo.
Ho una bella station wagon che posso riempire di aspirine e cerotti. E sono più contento che i miei F24 non paghino un istigatore di odio come Salvini, una sperduta come la Meloni, un filibustiere come Renzi. Not in my name.
Allo stesso modo, se penso che i miei contributi previdenziali vanno a pagare delle spese a sostegno di traumi veicolati da una società vecchia, retrograda, malata a dei poveretti che non hanno gli strumenti culturali per combattere l’omofobia, io, sinceramente mi incazzo.

Perché è l’omofobia la malattia, non l’omosessualità. Aver la convinzione di parlare per qualcuno che non si conosce e non si capisce è un sintomo di deficienza, congenita, o peggio, epidemica. Questo è malato.
Non il volere creare un futuro con chi si ama.

Noi siamo talmente lontani, refrattari al concetto di amore che diciamo fare l’amore, perché se ragioniamo così è davvero vero che non siamo amore.
Fa l’amore chi deve vederlo, chi deve darci un etichetta. E invece no, tutto il resto è amore. Non un etichetta.
Credere che si possa guarire da un orientamento è stregoneria, ma la cosa peggiore non è la deficienza in sé, che è un diritto (opinabile), ma la propagazione della stessa. Questa va combattuta, l’urgenza è allora una legge contro la deficienza, smettetela di essere deficienti, di parlare coi deficienti perchè è contagiosa.

La cosa peggiore, e concludo, è il non capire poi la strumentalizzazione del discorso. Ho visto le tre ore di trasmissione. E quindi? Cosa me ne viene in tasca se non il nervoso? Dov’è il dialogo? Perché ci deve essere sempre un prete?

Gabriele Strazio, che ci avrebbe scritto pure un libro sui diritti con Matteo Winkler oggi ha scritto:

Solo sulla pelle delle persone omosessuali si organizzano dibattiti in tv nei quali si sta lì due ore a cianciare, fondamentalmente, sul diritto o meno alla loro esistenza serena. Invitando sempre il contraddittorio, un prete, se no guai. E non è vero che l’informazione è così che si fa, altrimenti nella Giornata della Memoria vedremmo Giulia Innocenzi animare un grazioso salottino con un rabbino, un neonazista, un reduce di un campo di sterminio, un negazionista, un palestinese e un israeliano. Riuscite a immaginarlo? E riuscite a immaginarne le conseguenze? Ecco: ma evidentemente per i “diversi” è “diverso”.

Forse una cosa bella c’è stata. Aldo Busi che si è scagliato contro la pensante gioventù in trasmissione, che a parte Matteo che ha parlato con coscienza di legge e diritti, conferma la mia tesi: chi non sa parla.

http://www.announo.tv/2015/06/therese-vs-busi/

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