ONIRICO 51


Sarà lo sguardo da cocker. A me quegli occhi piacciono e basta, ma mi fa ridere come te li definisci.

L’altra sera sono stato bravissimo. Sono riuscito a sbagliare il drink alla prima uscita.
E dire che avevo architettato tutto, preso la birretta, bella fresca, già aperta, arrivato prima per non essere sudato che fa brutto.
Bene, tu non bevi birra. Se fai una figuraccia all’inizio poi l’appuntamento è per forza più facile, mi son detto.
Beh, così sembra esser stato, era un aperitivo, ma quando ci siamo salutati era l’una.

Si era fatto tardi, le lavatrici in sharing sono sempre comode e sì, dai, ti accompagno almeno fino a Cadorna. Ovviamente non l’ho fatto, ti ho portato fino a casa, poco importa se è dall’altra parte della città rispetto a me. Quel sorriso sommesso, quasi imbarazzato, grato per una cosa inaspettata, valeva tutto il viaggio. Quasi più del bacio che ti ho rubato sotto casa. Eh sì, sono il peggio dei peggio, mi giro mentre mi saluti e zac! Siamo a contatto, ci baciamo per un tempo giusto, coi tempi giusti tanto da farmi dire “Ringrazia che è un’auto a noleggio”. Sì sarei andato avanti fino alle tre. Almeno. L’hanno capito anche le due comari che mi aspettavano al varco a casa. E io a fingere indifferenza con gli angoli della bocca a nordest e nordovest.
Poi ci siamo rivisti, ma non ufficialmente, ho finito prima l’intervista e sono passato sotto il lavoro a ribaciarti, perché secondo me ci vien bene. Ci prendiamo 5 minuti al parco, uno di greenpeace si avvicina e si becca un bel “Ma non vedi che sto flirtando con lui” e scappa. Tu ridi. E a me vien da baciarti sempre quando ridi. Contando che io sono un imbecille professionista, credo che la cosa possa tornare utile a entrambi, se ti faccio ridere sempre e ci baciamo sempre, a me va benissimo. Dove devo firmare?

La seconda uscita era a tua organizzazione, portarmi in un posto milanese tipico sono almeno 10 punti. Un posto milanese tipico che non conosco 15. Stretti stretti nei tavolini stretti, le ginocchia strette nei tavolini stretti, in quegli occhi mi ci perdo e ci vedo l’Egeo, ma fingo di non accorgermene e divido il piatto per due.
Poi ci rivediamo a cena, la terza uscita ufficiale se così si può dire, dirò, non ricordo nulla di quello che avevamo nei piatti ma ricordo tutta la strada verso Garibaldi in cui ogni minuto, ogni secondo eravamo più vicini, abbracciati, avvinghiati. E soprattutto quando davanti ai tornelli eravamo due 15enni, beh forse 4 vista l’età che abbiamo, non riuscivamo a smettere di baciarci.

E allora rido, faccio le scale mobili dell’Unicredit con l’espressione beota, mi accorgo che non fumo da una settimana e non me ne ero accorto, cammino verso casa per le strade che ho sempre fatto, ma tutto mi piace un po’ di più, paura non ho, non avverto una calma precaria, mi sento stranamente tranquillo, contento, esattamente come te dopo che ti ho regalato i biscotti di cui mi parlavi senza preavviso. Sì, ho visto che eri contento per quel regalo scemo.
Ridevi, e te l’ho già scritto prima: a me vien da baciarti sempre quando ridi.

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