SPERDUTI


Non c’è niente di più triste in giornate come queste, grigie, buie, uggiose, umide che tornare a casa vedendo le fiamme. I Black Stronz che si nascondono nel corteo, si travestono e devastano la mia città. Crepate, non avete capito niente, non avete capito che non siete altro che una pedina di un sistema contro un sistema ben più grande di voi. Per una banca bruciata ci saranno altre banche aperte, per un paesaggio urbano deturapato ci saranno più tasse, per un’Audi bruciata ci sarà un’assicurazione che ne farà arrivare su strada una ancora più costosa. La cosa più sciocca è che un movimento, una realtà come quella dei BB fa opposizione fascistella ma senza la furbizia di portare un messaggio, una proposta, un qualcosa. Fa sembrare i grillini intelligenti, e ce ne vuole. Loro un programma almeno ce l’hanno. Voi no. Apprendo la notizia delle barbarie mentre ero al Kaikan di Corsico, il centro buddista Ikeda per la Pace. Ero lì con un centinaio di altre persone a pregare per la pace del mondo, per il disarmo interiore, per il diritto di ogni individuo alla felicità. I buddisti fanno così, pregano (sarebbe più corretto dire praticano o recitano) per il bene degli altri. Sono persone controcorrente da sempre, per questo mi piacciono. Io non ero lì per le sommosse, ero lì perché stavo praticando per il mio di disarmo, per la mia felicità. Perchè negli ultimi giorni la sensazione che ho è quella che i buoni non vincono mai. Vincono sempre i cattivi. Non sto parlando di cortei, ripeto. Vedo, osservo e capisco che la tendenza è sempre per la parte più meschina, schifosa, facilina, ineducata. Sembra di vedere questa mia generazione totalmente vinta, incapace di lottare, vuota, sottile. Fa male. Mi si dice spesso che devo smetterla di usare la “gentina” come benchmark perché io non lo sono. Ahimè io in mezzo alla “gentina” ci vivo. Una generazione abbattuta, che oltre a non saper lottare, non sa nemmeno per cosa, che si fa andare bene tutto, che è succube, stanca, infelice e complice di tutto questo. Una generazione che urla e si indigna sui social, che però non sa niente dell’agenda politica, non si informa, non va oltre al link, non legge, non studia, non ha alcuna coscienza civile. Vi ricordo che quando eravate tutti Charlie su fb, in piazza eravamo pochi, in ambasciata 150. E siamo a Milano, non in provincia di Udine. Il senso di ingiustizia per me è forte, radicato come il senso di abbandono o quello dell’umorismo. Ce li ho, amen. Ma davvero non me ne capacito. Come se avessimo perso. Sempre e tutto. E l’unica soluzione non è il dialogo, il pensiero, il confronto, ma i trucchetti. Come se ci avessero tolto il cuore, ce lo avessero messo in mano e noi non avessimo problemi a mostrare le frattaglie. Questi piccoli trucchetti che portano alla vittoria, questo tempo speso alle strategie per fottere gli altri e per fottere nel senso più elegante del termine. Ma perchè, ma per chi. Non lo capisco. Rimango senza fiato, spiazzato, perché mi è stato insegnato tutt’altro, credo a tutt’altro. E la sfida della realtà mi frega dicendomi che sbaglio a sognare, a credere, a provare. Credo che davvero stiamo sottovalutando la barbarie sociale, prima che economica o politica. Ma sono scosso per quello che ho visto oggi, sono un crotalo troppo sensibile. Tutto quello che ho visto mi ha fatto piangere, a mia zia pasionaria ha fatto incazzare, ai miei preoccupare. Non capirò mai la violenza, non ce la faccio. Non capisco le mani alzate figuriamoci la guerra urbana. Ma perchè, ma per chi, sempre quella la domanda. E si interseca all’altra, al come sia possibile che vincano sempre i cattivi, gli stronzi, i furbetti. Mi manda in cortocircuito. Mi fa venire l’invidia, ma dura due secondi, perchè non lo sono, tantomeno cattivo, stronzo o furbetto. Beh forse un po’ stronzo sì, lo sono, ma per questo vi piaccio.

La foto originale è di Ax Aler, Con il Cuore in mano/With all my heart, 2014. Photo on canvas, 100×103,5. All rights reserved ©
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