ANCHE SE IN RITARDO


Volevo fare degli auguri importanti. Sono molto importanti, perché nascono da un sentimento antico, quasi dimenticato, di sicuro poco attuale: la riconoscenza. La vedo come una versione ancora più rispettosa e sentita della gratitudine. Non siamo portati ad entrambe le cose, o forse sì, lo siamo, ma lo schifo quotidiano che ci imbruttisce ci obbliga a trovare strategie di sopravvivenza e di autodifesa che non ci permettono di concentrarci su quello che, obiettivamente, sarebbe la cosa migliore. Siamo armati, sempre e comunque, pronti all’attacco, con le labbra serrate e la fronte corrucciata. Avete mai notato quanto non siamo portati a sorridere nelle foto? Uno sguardo sfuggevole o presunto intenso rende molto di più. Ebbene, io voglio fare gli auguri a una che ho sempre visto ridere nelle foto. Ma de panza, come direbbe lei. Lei che quando la imito sembra Carlo Verdone. Sì, perché lei non ha proprio quel file dell’essere aggressiva, incattivita, bellicosa. Nonostante tutte le stangate e sprangate prese in passato, che non stiamo qui a ricordare perché questo è un blog e non uno spettacolo del pomeriggio. Questo blog nasce per opera sua. Il nome è stato scelto da lei da un post che avevo scritto, quando sperimentavo facebook abbandonando il mio primo blog, che era su splinder, che non esiste più, come non esiste più quello che scriveva. Ero io pre Milano, prima della liberazione, della rivincita, della presa in mano delle cose. Ma facciamo un passo indietro.

Era il 2009 e io ero un giovine stagista in una grande società di consulenza e formazione. Scelto da una mente illuminata, sperimentavo i social e mi inventavo la vita di 5 personaggi su facebook, con vita propria, foto, interazioni e commenti. Erano i personaggi di un best seller nato da una trasmissione radiofonica, Zzzoot. Un giorno fui spedito a fare delle interviste per un video corporate e conobbi sta Patrizia, romana, che a me sembrava Malika Ayane. Rimasi stupito dal fatto che mi trattò da pari, senza darmi ordini. Ebbene, il secondo giorno non venne alle riprese per delle analisi che doveva fare, io portai a casa il lavoro ancora basito dalla fiducia dimostratami. Scoprii qualche tempo dopo che quelle analisi si sarebbero chiamate Emma. Il tempo passa, lo stage finisce, mi obbliga ad aprire questo blog, mi laureo, lavoro nella moda come editor, mi stufo della scrivania fissa e voglio tornare a raccontare le storie degli altri. Sta Patrizia che non mi vedeva da mesi mi aiutò, assieme alla mente illuminata che mi scelse per lo stage, a preparare il mio rientro nella grande società. Credo di essere uno dei pochi ad essere stato assunto per aver mandato un video da ridere in cui si mostrava a metà schermo tamarro e nell’altra metà probabile consulente foriero di un messaggio ancora inespresso: quello dei social. Fui scelto e cominciò un periodo intenso di grandi prove e grande apprendimento. Col passare del tempo, sempre supportato senza chiedere nulla in cambio e spronato a fare, studiare, provare, mi parlò anche del buddismo, che poi scelsi di sperimentare, provare, praticare. Il tempo passa, mi rendo conto di quello che so fare e le mie fughe in California mi fanno capire quanto dovrebbe guadagnare uno che fa il mio lavoro. Esattamente il 40% in più di quello che prendevo. E così, con uno sforzo immane e una totale incoscienza, chiedo questo aumento. Non mi viene dato, anzi, il rapporto finisce. La mia reazione diede fastidio a qualche piano alto: mi sentivo libero. Nello stesso periodo anche sta Patrizia lascia la società. Pochi giorni dopo, buon natale, fondiamo Bee Free. E siamo al terzo anno di vita, in crescita, felici di aver trovato la nostra dimensione. Che non vuol dire rinnegare il passato, anzi c’è proprio gratitudine e riconoscenza, anche se non viene percepito. Abbiamo solo trovato il modo più affine al nostro modo di vedere le cose e, in particolare, la comunicazione e la formazione.

In questi sei anni la conoscenza è diventata una riconoscenza viscerale, strutturale, basilare. E quindi, certe cose van dette. Cara Pat, ti sono riconoscente perché c’hai visto lungo perché mi hai sostenuto perché hai creduto in me perché hai mandato il mio blog all’Espresso e da 5 anni scrivo per Sanremo (il mio sogno da piccolo) perché mi hai ascoltato perché mi hai fatto studiare perché mi hai fatto pregare perché mi ricordi di mandarti le fatture perché mi hai fatto incazzare perché mi hai impedito di svendermi perché mi fai fare le interviste perché parli sempre di me come il co-founder di Bee Free perché mi hai insegnato ad ascoltare perché so fare dei progetti perché ho imparato a trovare i clienti perché ho imparato che i clienti non sono una cassa perché mi hai fatto capire cos’è la compassione perché mi hai fatto capire cos’è la condivisione perché mi hai aperto le porte di casa perché hai capito che odio guidare Ducato, Scudo, Doblò e devo girare almeno in Volkswagen perché mi hai accolto quando me ne sono andato di casa perché sai cos’è la sindrome di abbandono perché sai cosa vuol dire contare solo sulle proprie risorse perché hai capito che non mi devi rump i ball quando sono in palestra perché sai quanto sia difficile darsi da fare e non mandare tutto a fare in c. perché sei la prima fan di tutti i miei successi perché Bee Free non è lavoro, è tutto il resto perché sei una mia amica e perché auguro a chiunque abbia un briciolo di talento di incontrare la sua Patrizia.

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