MYO


Il Daishonin commenta in una lettera: «Cosa significa allora myo (mistico)? È semplicemente la misteriosa natura della nostra vita di istante in istante, che la mente non riesce a comprendere e le parole non possono esprimere» (Il raggiungimento della Buddità in questa esistenza, RSND, 1, 4). E più avanti cita tre attributi del carattere myo: aprire, essere perfettamente dotato e rivitalizzare.

Non c’è alcuna logica spiegazione a quanto accaduto. Perché dai, davvero, non è possibile. Prima ti ho incrociato, quattro parole, teatro la più importante. Lo scambio di parole non mi soddisfa, anzi mi fa pensare, forse sono addirittura un po’ giù, come se tu fossi uscito dal progetto. Ma ho preso un impegno, ho deciso di praticare (fare daimoku si dice) per un’ora ogni giorno. Mi manca un quarto d’ora oggi, e offro al Gohonzon tutta la mia malmostosità. Succede che i quindici minuti diventano mezz’ora, comincio da ameba, finisco da leone ruggente. Pace. Torno alle cose che devo fare, finisco un libro, mi informo, mi incazzo, condivido. Ad un certo punto la lampadina si accende. Il progetto di Bee Free di quest’anno (prossimamente su questi schermi). Da secchione quale sono, mi metto a studiare, a cercare, a condividere con chi stimo l’idea primoridale, a guardare in rete cosa c’è sull’argomento. E trovo te. Che parli di quello che voglio affrontare nel progettone 2015. Non è possibile, non era proprio premeditato. La consapevolezza che esiste una componente mistica che è al di là della nostra comprensione ma che al tempo stesso è fortemente connessa alla nostra volontà. Siamo davvero in grado di influenzare il nostro destino, non a caso il buddismo che ho scelto parla di rivoluzione umana. Mica facile, mica immediata. Però porta una gran consapevolezza. Mi scoppia un po’ il cuore, perché è come se un vaso infranto si ricomponesse senza sforzo alcuno, tutte le cose vanno al loro posto, tutti gli elementi mi dicono che quella è la cosa da fare. E con la forza che non ho, la convinzione che non so trovare in questo mondo stupido te ne parlerò. E forse capirai con chi hai a che fare. E vivremo felici e contenti, senza fine, sei un attimo senza fine, non hai ieri non hai domani, tutto è ormai nelle tue mani, mani grandi mani senza fine. Abbiamo entrambi mani grandi. Te l’ho già detto ieri: stringiamocele forte.

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