UNA COSA DA DIRTI


Per fortuna ci sono uomini come te che mi ricordano di sorridere. E mi fai felice.

L’ altro giorno avevi anche detto che bello averti conosciuto. Beh ora tocca a me. Ti penso spesso, ci sentiamo spesso, sappiamo bene o male che fa l’altro senza l’incombenza di doverlo sapere, di dover dire, fare baciare, lettera e testamento. Baciare però ci riesce bene, e visto che non riusciamo a vederci da un po’, devo dire che un po’ mi manca questa cosa, perché è come se mancasse un pezzo quando ci apriamo il cuore a vicenda, quando ci sfoghiamo, quando ci prendiamo in giro. Non so come possa io renderti felice, so solo fare lo scemo (e mi riesce benissimo, non devo sforzarmi). Una profonda leggerezza, una dote fantastica che amo in te che sai un sacco di cose, che vorrei mi raccontassi un sacco di quelle cose che sai. Le persone intelligenti possono fingere di essere stupide, il contrario è difficile. Da sempre, da quando ci siamo incontrati, mi hai fatto sentire tranquillo anche se quando ci siamo conosciuti io non lo ero per niente. Per una serie di fatti e di ragioni non è semplice ottenere la mia fiducia, un cane bastonato si aspetta sempre di essere fregato, abbassa la testa anche se uno gli vuol fare una carezza. Ti sento molto vicino, ringrazio per avermi fatto incontrare qualcuno con cui sostenere una conversazione di livello, che magari nemmeno io ho. Hai scritto uomo lassù, non ragazzo. Credo sia uno dei più bei complimenti dell’ultimo periodo. Perché hai colto questo momento di profondo e radicale cambiamento del mio cuore, del mio cervello, della mia vita. E siccome sono del parere che le cose si debbano dire alle persone quando si pensano sentono, io le metto per iscritto, lo sai che sono più bravo.

Sei per me un’ispirazione, di forza, chiarezza, reazione. E se dico reazione lo sai a cosa mi riferisco. Che forza, che spirito, che tempra. Una fonte di consiglio, di riflessione, di considerazione. Vorrei che tu ti rendessi davvero conto del valore che ha la tua vita in assoluto, non solo per me. Sei più grande di me e io che non riesco a stimare i più grandi, con te mi devo ricredere. Non esistono i miracoli, esiste la vita, anche se a volte è proprio puttana. Ma tu, cazzo, sai come affrontarla. Sarà perché l’hai sempre vissuta, sarà perché l’hai sempre studiata. Ora ti allontani dalla mia città di salvezza, le cose vanno così e a me davvero dispiace non averti più a un’ora di treno dalla mia cuccia. Anche perché la tua, ambitissima nel reame, era comoda, tua e io mi ci trovavo davvero bene. Come dormirti addosso, come quando sentivo le tue gambe avvinghiarsi alle mie che non si addormentavano presto come fai tu. Sai quando senti che la cosa più grande che hai dentro è che quel qualcuno speciale sia profondamente felice? Ecco, è quello che sento per te, ne abbiamo parlato prima. desidero profondamente la tua felicità. Sarebbe la mia più grande.Possiedi tutte le carte della felicità assoluta, non quella relativa. Una cosa che non so da dove parta, perché, come. Ma se ti penso mi sento abbracciato, sei comodo e io tranquillo. Non so se ricambio abbastanza, un cane randagio non è abituato alle carezze ma sa farle, e quindi mi viene spontaneo metterlo nero su bianco.

Sei importante, non c’è un’etichetta per definire il nostro rapporto, ha avuto un’evoluzione particolare, ma forse è meglio dire sta avendo un’evoluzione particolare. Non credo sia il caso di parlare con un tempo passato. Posso essere sincero? A me non dispiace poi così tanto, perché questa libertà nel non dovere etichettarsi è un atto di libertà. Quando ci siamo detti mi piaci tempo fa, quando abbiamo detto anche quel ti voglio bene al buio sotto le lenzuola a righe che abbiamo uguali (le mie azzurre però) ho capito che è questo che conta. Ci sei. Io ci sono. Quando ero sotto quella finestra il 4, col mio fidato e grande amico più caro, pensavo a te, a quando mi hai detto che vorresti ballare Dalla per strada. Ecco, lì hai conquistato il mio cuore, in quell’atto di bellezza senza senso, post romantico e di bandiera, hai colto l’essenza di quello che conta, senza senso logico, ma con tutto il nonsenso di chi sogna, pensa, ama. L’altro giorno hai letto il mio racconto Perfetto, e hai detto che vorresti anche tu un bigliettino messo in tasca. So già cosa scriverti.

Ma dimmi tu dove sarà
dov’è la strada per le stelle
mentre ballano
si guardano e si scambiano la pelle
e cominciano a volare

Ti voglio bene.

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