BLINDFOLD


Una questione di bende, personale, non imposte. Bendati, procediamo perenni nell’oscuro visivo di quello che non siamo abituati a vedere, o meglio che non ci permettiamo di vedere più. Perché è proprio la benda a diventare l’oggetto di attenzione, a volte di culto alla Je suis Malade, mai la semplice mossa di slegare il nodo e toglierla, via tutto. Ci si trova così ad affrontare le cose e le percezioni con un senso in meno, o meglio, con il senso della vista sostituito da un senso di inadeguatezza, fastidio, frustrazione. La nostra benda ci dà sicurezza, è la coperta di Linus sugli occhi, calda, conosciuta, rassicurante. Mi si creda, togliere la benda fa sentire molto freddo, tutto il freddo, anche quello non desiderato. Gli occhi si devono di nuovo abituare alla luce, la pupilla è bianca perché assuefatta dalla trama (che trama) della benda e invece di vedere fuori vede solo il buio, lo scuro, l’oscuro. Ma il retinoblastoma, nell’assuefazione alla benda, in quanto forma tumorale si attacca anche agli altri organi strettamente collegati come cervello e cuore. Il cervello registra solo le ombre, come Barthes diceva di Platone, si convince della realtà di una proiezione, rabbuiata dalla mancanza dell’elemento chiave, la luce. Così non riesce a uscire da quella caverna del mito, è sempre lì, col peggior pensiero disponibile che filtra tutto. Una bella rottura di palle, detto in maniera meno aulica. L’altro organo che viene intaccato dall’uso della benda è quello del cuore, che a sua volta si fa influenzare dal cerebro, batte nella cassa e vive di sordità, per cui l’unico rumore avvertito è quello del battito stesso. Un’eco infinito che diventa rumore di fondo nell’essere presente. Insomma, vista così, la benda che abbiamo davanti agli occhi fa sembrare le sigarette un toccasana [fumo].

Allora il più grosso sforzo diventa quello di allentare il nodo che, ben saldo ma comodo, ci troviamo dietro la testa. Si può fare da soli o con un aiuto, non è importante. In ogni caso non è così veloce, facile, indolore. A Cala Luna, nella mia amata Sardegna, le foche nate nella caverna morivano in mare perché non erano abituate alla luce, per intenderci. Lo sforzo va comunque fatto e pian piano, si deve riabituare la triade occhio-cervello-cuore a riabituarsi alla luce che ci circonda. Perché, pare incredibile perché passiamo le giornate a capo chino per evitare merde e controllare facebook sul cellulare, ma c’è qualcosa attorno, di sopra, di fianco.
Me ne sono accorto l’altro giorno, quando mi sa che la benda si è sciolta, senza che io bene bene me ne accorgessi. Ho notato che qualcuno stava sorridendo in palestra, e cosa ancora più incredibile, sorrideva a me e sembrava sinceramente contento di vedermi. Senza benda ho preso la mia bionda del cuore (quella con la barba, Alessio) e l’ho portata a Venezia, dove ho pure incontrato la mia mamma, e pure Erika, che conosco da 30 anni. Senza questa benda ho letto un merdone inviatomi da oltreoceano, covato per mesi e non ho risposto alla provocazione (a dire il vero nemmeno mi ricordavo il fatto descritto nel messaggio, sarà che ho altro da fare nella vita, cresci). Senza quella benda ho trovato il piacere di dedicarmi alla casa, alla meditazione (che noi chiamiamo pratica), al mio benessere che per una volta non è stato andare in palestra ma comprarmi da mangiare, fare la spesa come i comuni mortali. Senza benda non sarei stato felice del concerto regalatomi stasera, senza benda non avrei mai perdonato il passato che mi ha fatto tornare nel cuore una persona importante Francesco ridefinendo, come nel caso di Federico, il nostro rapporto.

Insomma tirando ste somme per sommi capi, la benda che ci mettiamo sopra gli occhi per non vedere, per non sentire, per difenderci forse, fa male, perché la cosa peggiore che si possa fare è semplificare, fare entrare tutte le percezioni in un sistema binario di buono/cattivo. Solo che buono/cattivo al loro interno hanno uno sviluppo radicolare assolutamente non binario, ma infinitesimale. E nel caso del buono, quello che ci piace chiamare amore, che è il motivo per cui gli intelligenti si interrogano, gli artisti producono e i coglioni si fanno le sopracciglia, lo sviluppo radicolare senza benda ci fa apprezzare i termini affetto, affettività, premura, cura, amicizia, prossimità, attaccamento, stima, benessere. Perché non possiamo inciampare sempre nel binomio amore/voler bene.
Riduttivo, esattamente come guardare il più bel paesaggio della tua vita con una benda addosso.

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