VELOCITÀ VS NORMALITÀ


Ti prenderei a pugni. Non c’è un motivo scatenante, un episodio. Ci sono anni, anni di ricerca, di domande. Ci sono stati pure quelli dell’accettazione, perché sì, dai, alla fine che ci vuoi fare, non lo fa con cattiveria. Ma il riconoscimento di una causa non è la soluzione della stessa, l’assuefazione all’assenza non è una via percorribile. Le mancanze, l’egoismo, la piccolezza sono evidenti, forse comprensibili, ma a mio avviso non giustificabili. La serie di comportamenti reiterati per la convinzione di essere nel giusto, hanno conseguenze sugli altri. Siamo legati all’ambiente che ci circonda, figuriamoci alle persone. Eppure, non credo tu sia per nulla cosciente di quello che hai creato.

E io sono incazzato, davvero, perché le ripercussioni le pago io, non tu. Devo farmi un mazzo così anche per questo. E sono stufo, marcio, stanco, rassegnato. Pensa, oggi mi è stato detto che dovrei avere meno pretese da me, che continuo a correre, fare, disfare, pensare. Al punto da non godermi le cose, al punto di dover sempre pensare alla prossima cosa da fare, dire, far succedere. Il fatto è che non ci riesco. Come se avessi perso. Non ho capito contro chi o cosa, te, me, la normalità che mi fa assumere tono polemico su delle cose che nemmeno mi riguardano.

Pensa, oggi descrivevo una foto di festeggiamenti come se parlassi di merda mangiata. Festeggiamenti che riguardano la normalità, che detesto, mi fa venire l’orticaria, il fiato corto, le vene scoppianti nel collo. La risposta più facile è che non fa per me, la versione più profonda, analizzata da specialisti del settore, è che la detesto perché la associo a te. Il crollo del mito non accettato? Il ritorno della rabbia adolescenziale? No. Il fatto che so che tu l’avevi prevista per me e non è andata così. Perché se tutto fosse normale, come il benchmark a cui sono sottoposto, immagino andrebbe bene. Con un solo piccolo particolare. Io sarei morto.

Nutro un grande rispetto per chi segue norme e canoni. Ma non mi si chieda di condividerlo. Certe cose mi fanno venire i brividi. Ne parlavo oggi, è una questione di velocità. Io ne ho semplicemente un’altra. Il che non vuol dire che io sia meglio o peggio di qualcosa. Semplicemente è un’altra. La mia. E tu non rompere per favore, non è la tua. Fattene una ragione. Io me ne sono fatte molte.

Continuerò alla mia velocità, per la mia strada, che non so bene quale sia. Credevo che invecchiando le cose fossero più chiare, invece mi pare che siano semplicemente più incasinate perché hai gli occhi più aperti. Vedi di più, il campo si allarga, a volte gli occhi si allagano. Ma è tutta rabbia, pura, sanguigna, animale. Non la chiamerei tristezza, sarebbe errato, perché quando ci penso mi si tendono i muscoli, mi si serra la mascella, mi si crea un solco in mezzo alla fronte.

Non ce l’ho solo con te, come diceva Milva. Sono incazzato perché mi rendo conto che proprio non mi è passata, ma ancor di più perché mi rendo conto che non mi passerà in cinque minuti, che quel saccone in palestra ne prenderà ancora tanti al posto tuo. E anche quelli che darei a me per essere così incazzato.

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