PENSIERINI DI FINE ANNO


Poche ore, e archiviamo anche questo. Finalmente. Sono anni che scrivo i pensierini di fine anno e mi sembra che il copione sia sempre lo stesso. Fortuna che è finito, questo è andato male, questo bene, questo andrà meglio. Niente di che.

Eppure, lo trovo un rituale importante. Se non avete ricevuto i miei auguri di Natale è perché non conta nulla per me, io ci tengo all’inizio dell’anno. Che sarà anche una cazzata, ma nei libri, nei film, nelle canzoni c’è sempre un inizio e una fine. E quindi, looking back for good.

Non so quanto ce ne sia. È tutta una questione di livelli. Ce ne sono di più esterni e di più interni. L’anno scorso ero tutto contento per il primo anno dell’agenzia. Lo sono tutt’ora. Non potrei non esserlo, ho triplicato il fatturato. Ci sono nuovi corsi, nuovi master e nuovi speech. Certo, da domani entro nella partita IVA dei grandi e la cosa mi fa fare solo un pensiero. Non ne vale la pena. Ma amen. Una soluzione la troverò. La crescita dell’agenzia mi fa capire quanto cambino le responsabilità, quanto sia complesso trovare le persone giuste, quanto io detesti fare le relazioni pubbliche. Però il gioco è chiaro: o ti fai un culo così o sei uno dei tanti che non hanno capito che la libera professione è una relazione vera e propria. Un matrimonio praticamente.

Già, le relazioni. Il 2014 per me è stato l’anno della convivenza. Siamo andati a vivere assieme subito, ed è finita nel peggiore dei modi. Un modo che mai avrei pensato, una cosa che dai, no, a me figurati se. E invece. Ma com’è possibile, eravate bellissimi assieme, mi sento dire quasi sempre. Già, lo eravamo, e pure tanto. Non posso dimenticare quegli occhi che mi guardavano dal divano mentre io ero sempre davanti al computer. Erano bellissimi, ed era perfetto il mio braccio sotto il suo collo quando dormivamo. Ma la bellezza non è sufficiente. Se non ci si trova coi pensieri, con i valori, con il modo di vedere le cose, ci si fa male. Nel vero senso della parola, ed è una cosa che non è compatibile con la mia vita. Peccato. Aver capito l’errore fa male tanto quanto sei stato bene, è simmetrico. Almeno ho capito cosa cerco, chi sono, cosa posso fare e cosa posso dare. E per questo ti ringrazio.

Sì, questo 2014 mi ha proprio aperto gli occhi. Sul lavoro, i sentimenti, le persone, la cosa pubblica, i media. Di una cosa sono certo: mi sono rotto i coglioni. Fin da piccolo mi sono sentito dire di avere pazienza con chi non ci arriva, non ce la fa, non capisce. Dover sempre scendere di uno scalino per farsi capire. Ora basta. La mediocrità, la cattiveria, le bassezze non fanno per me. Giocateci pure. Io me ne tiro fuori, ho altro da fare nella vita e non ha alcun senso che io perda tempo a cercare di far capire chi non ci si arriva. Se non ci si arriva è una scelta, usare la testa non è facile, puntare il dito sì. Puntatevelo direttamente nel… bulbo oculare il vostro ditino. “La più consistente scoperta che ho fatto pochi giorni dopo aver compiuto sessantacinque anni è che non posso più perdere tempo a fare cose che non mi va di fare.” dice Jep ne La grande bellezza. Ecco, io la scoperta l’ho fatta a 32.

Sì, finisco l’anno arrabbiato, amareggiato, disilluso. Sono sempre stato dalla parte di Pollyanna, e la cosa mi ha fregato troppo. Per questo lo archivio volentieri. Non posso dire che è stato un anno di merda, perché mi ha dato tanto, fatto capire di più. Posso dire che ne ho abbastanza. Posso dire anche che ringrazio le persone del mio cuore e che credo nel karma. E che spero in quello alle porte. Un anno di rivoluzione. “La maleducazione è arrivata molto in alto. La nostra freddezza li ha lasciati lavorare. Adesso la ribellione spetta a noi. Non si era mai visto nella storia: la rivoluzione degli educati.”, scrive Franca Valeri. Perché qui, o ovunque sarò il 31 dicembre 2015, possa non scrivere incazzato col fatto che essere un adulto sia la più grande fregatura alla quale ho assistito.

Tempo verrà
in cui, con esultanza,
saluterai te stesso arrivato
alla tua porta, nel tuo proprio specchio,
e ognuno sorriderà al benvenuto dell’altro
e dirà: Siedi qui. Mangia.
Amerai di nuovo lo straniero che era il tuo Io.
Offri vino. Offri pane. Rendi il cuore
a se stesso, allo straniero che ti ha amato
per tutta la tua vita, che hai ignorato
per un altro e che ti sa a memoria.
Dallo scaffale tira giù le lettere d’amore,
le fotografie, le note disperate,
sbuccia via dallo specchio la tua immagine.
Siediti. È festa: la tua vita è in tavola.
D.Walcott, Amore dopo amore

Vi abbraccio.

 

 

[la foto è di Giulia Manelli che ha deciso che sono un modello. Matta.]

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