LOVE IS STRANGE


Non so da quanto non andavo al cinema. Un anno? Almeno un anno. In questi giorni un po’ complicati l’idea c’era, ma la forza no. Per fortuna esiste chi ti trascina, e anche se vivresti sotto un piumone tutta la vita, rimani affascinato dalla voglia e ti ci fai convincere. Se poi il cinema è un cinemino piccolo, in una vietta e non nella merdavigliosa provincia, mi hai convinto. Il film era Love is strange, il titolo italiano nemmeno l’ho letto. Ve lo consiglio, se vi piacciono le storie raccontate e inquadrate bene è il film per voi.
Mi piace che in sala ci sia un accordo tacito di brusio consensuale fino ai titoli del film. Guardavo le poltrone, di velluto ovviamente, e pensavo che sono parecchio fortunate. Oltre ad aver visto decenni di pellicole, hanno fatto da spugna alle emozioni di chi ci era seduto. Quei braccioli, chissà quanto si sono divertiti a vedere mani che si avvicinavano furtivamente, come fosse per sbaglio, e quante invece che partivano dal ginocchio verso la coscia di turno. Io però sono contento che ci siano quei braccioli. Perché istintivamente ci farei i posti a due al cinema, ma questo renderebbe difficile la vita a chi al cinema ci va da solo (a meno che non ci si concentri sul fatto di aver più spazio). Anche perché non sempre hai qualcuno che ti sostenga come un bracciolo. Uno sconosciuto non credo possa farlo, non mi va di avvicinarmi a te, perché poi vorrai parlarmi. E una cosa bella del cinema è che si sta zitti. La comprova che parliamo troppo e spesso, di niente.
Love is strange racconta una storia d’amore che non è da copertina, che finalmente libera la causa dai belloni e tutto l’immaginario facebook-porno-edonista. La faccia prima o poi ci cadrà, facciamocene una ragione. Questo film ha un grande alleato, l’essere girato a NYC. Ma credo avrebbe funzionato anche se fosse girato in un posto provinciale e italiano. O forse no. In Italia non li ho mai visti i gay vecchi per strada, che si tengono la mano, che vivono da sempre assieme e per sempre ci staranno assieme. No, da noi facciamo vedere solo le feste e i bei musetti. Ce la meritiamo proprio questa società con i vari Luxuria e Giovanardi di turno. E dire che basterebbe poco. Per esempio, quando stavo a San Francisco li ho visti. Esistono. I gay vecchi, anziani, di mezz’età. E se li guardi ti viene un senso di calma, di pace. Di speranza forse. Perché forse è davvero possibile. Avrei mille motivi per non crederci, eppure la penso anche io così.
Molina nel film ad un certo punto cita San Paolo:

“Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli,
ma non avessi l’amore,
sono come un bronzo che risuona
o un cembalo che tintinna.
E se avessi il dono della profezia
e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza,
e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne,
ma non avessi l’amore,
non sarei nulla.
E se anche distribuissi tutte le mie sostanze
e dessi il mio corpo per esser bruciato,
ma non avessi l’amore,
niente mi gioverebbe.
L’amore è paziente,
è benigno l’amore;
non è invidioso l’amore,
non si vanta,
non si gonfia,
non manca di rispetto,
non cerca il suo interesse,
non si adira,
non tiene conto del male ricevuto,
non gode dell’ingiustizia,
ma si compiace della verità.
Tutto copre,
tutto crede,
tutto spera,
tutto sopporta.
L’amore non avrà mai fine”.

La sala si commuove (e no, non c’erano solo finocchi). Lo si sentiva già a metà discorso, scricchiolii, strusciamenti sul velluto, mani che improvvisamente vanno verso la faccia. Oh com’è odioso quando le parole giuste arrivano nel tuo momento sbagliato. E la cosa fantastica è che le stesse parole possono fare male allo stesso modo in momenti differenti, opposti. Nel momento dell’innamoramento, quello del dubbio sull’amore ricambiato, la sofferenza romantica del non sapere. E di pari passo nel momento della fine, della tristezza, del dolore. La speranza del fiorire e l’accetta violenta che recide il fiore. Uniti dallo stesso elemento, diametralmente opposti. Ma l’unione è data proprio da quel credere che nonostante tutto, love is the answer.
Visto da fuori aveva un che di tragicomico. Due persone che se la piangono vicine, per lo stesso motivo uguale e contrario. Per questo sono contento di avere un braccio e non un bracciolo, perché ti posso abbracciare se piangi. Non servirà a nulla, forse più a me che così non lo faccio. Ma va fatto.
Love is strange, mi sa che ha ragione il regista. Ok, basta, andiamo a mangiare la pizza anche se lo so, non hai fame, andiamo a casa, a dormire. Buio.

-Dove sei?
-Sono qui.
-Per fortuna.

 

© photo http://www.fadwebsite.com/wp-content/uploads/PF108674-for-pdn.jpg

Annunci

4 pensieri su “LOVE IS STRANGE

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...