mezz’occhi


Ieri sera dovevo camminare. Quattro chilometri, niente di ché. La sera sta bene su Milano, e le 19.30 sono un limbo interessante in cui chi doveva uscire è uscito, chi doveva rincasare è rincasato. Cammino come un cane randagio che conosce le sue zone, guardo gli alberi di viale Premuda, le foglie a terra, i palazzi silenziosi, il tram che sferraglia troppo luminoso per essere lì in mezzo. Mi accorgo che per via incontro molte donne che camminano da sole. Ultimamente le guardo spesso, organismi geneticamente intriganti nel loro occupare lo spazio. Non abbasso mai lo sguardo, scruto sempre tutti negli occhi, perché penso alla loro storia. Le donne che ho visto ieri erano portartici dell’essere femmina che si ritrova in un mondo abbastanza di merda, di sicuro per merito di qualche maschio. Scusate creature, siamo davvero dei deficienti. Non potete nemmeno mangiare un gelato che lo usiamo per i titoli di un rotocalco (il cui editore è un gay, tra l’altro). Non possiamo farci nulla, abbiamo il cervello diviso in due parti. La seconda è nelle mutande, e quando funziona quella, non funziona l’altra. E non sempre sappiamo gestire il nostro cuore. Ce l’abbiamo, giuro, ho provato l’amore dei maschi oltre il vostro, è diverso. Il sentimento c’è, ma non credo noi si sia in grado di esplorarlo e capirlo. Le nostre mancanze, i nostri egoismi, la nostra fragile struttura mi hanno fatto vedere i vostri sguardi a mezz’occhi. Camminate come se fosse assenti, da un’altra parte, che brucia ancora, come se aveste addosso ancora l’odore di qualcosa andato a fuoco. I capelli dismessi, un cappotto sbagliato, un giornale o il telefono sempre in mano. Forse era solo la domenica sera, ma vi ho viste stanche, deluse, disincantate. Dovreste davvero imparare a mandare tutto e tutti a fanculo. Chiuse nel cappotto, col vento che sperate vi porti via, e assieme a lui il tempo che se ne deve andare, coi ricordi, le frasi tra le righe. Le righe da cui ci si deve nascondere, proteggere, salvare e allora quello dev’essere il motivo di quei mezz’occhi, come un flash, degli abbaglianti che vi denudano, vi rubano, vi fregano. Non so se mai riuscirò a capirvi davvero, siete troppo complesse. Ma cercate di ricordarvi che senza di voi non ci saremmo, non ci sarebbe l’arte, la fotografia, la poesia, le canzoni, la letteratura, la moda.
Che sono tutte parole al femminile. Un motivo ci sarà.

Annunci

2 pensieri su “mezz’occhi

  1. tu dici che l’amore può essere declinato (e in un certo senso misurato) al maschile e al femminile?

    non ci avevo mai riflettuto, a dire il vero. forse ho sempre immaginato piuttosto modalità di integrarlo ed esternarlo diverse. ma da persona a persona.

    così, penso che sia un esercizio, miseramente ben riuscito, dell’uomo svilire un altro uomo. non so perché, ma non riesco a non riflettere sul livellamento verso il basso dell’uomo, senza farne discorsi di genere.

    magari è in parte una specie di profilassi antimisoginia, la mia. una difesa. bòh.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...