trenta notti trenta letti #17


trenta notti trenta letti nasce da una scelta: non rientrare a casa mia per un mese. Il motivo non è importante e la sfida è trovare ogni giorno un nuovo letto. Chiederò a chi mi ospita che cosa significa per loro la parola libertà. In questo momento per me la libertà è un viaggio, un viaggio che durerà trenta giorni nelle vite delle persone che fanno parte della mia.

LA CASA DI MIRI

Miri, al secolo Miriam e non Mirella, è la mia mamma. Abita a Udine, un posto che io con piacere ho lasciato e che, a differenza delle persone del mio cuore, non mi manca per niente. Lavora da quando sono piccolo nei servizi sociali, non è una di quelle che ruba i bambini, ma una di quelle che vuole che tutti possano mantenere la bellezza dell’infanzia fino alla quarta età, e che, partendo da una circoscrizione, ora è responsabile di un intero territorio (la famigerata Carnia). Non è una mamma che imbroda i figli, che gli pulisce casa, che vede il pargolo come vittima del mondo. Anzi. Ogni volta che tornavo a casa da scuola sgridato o con una nota, la risposta è sempre stata: cos’hai fatto? Hai risposto male, vero?
Mi ha sempre insegnato a guardare l’altro punto di vista, ad ascoltare per rispondere e non per replicare. Mi ha mandato in giro per il mondo e sa, da sempre che è impossibile mettermi un guinzaglio. Insomma, se sono libero lo devo a lei che mi ha fatto vedere come si fa.

Ringrazio e chiedo prima di portare fuori il cane: Ma che cos’è la libertà?

La libertà è un bene “comune” prezioso. Io l’ho ereditata dalla generazione dei miei genitori che l’hanno conquistata a fatica, con sacrificio, ma anche con l’entusiasmo di un possibile sogno da realizzare. Il seme della libertà è dentro ognuno di noi. La libertà si accompagna a due piccole preposizioni “di” e “da”. Si può essere liberi di, soltanto se si è liberi da. Dalla fame, dalla paura, dall’ignoranza, dallo sfruttamento, dall’odio…
C’è tanta strada da fare ancora e purtroppo si è più liberi se si ha la fortuna di nascere in alcuni luoghi piuttosto che in altri. Vorrei essere libera di pensare gli altri liberi come me. Non c’è libertà senza rispetto e reciprocità. Gaber infatti diceva che “libertà è partecipazione”!

Di solito chiedo ai miei intervistati di scrivere cosa vuol dire la libertà, perché voglio sia un pensiero personale e non interpretato da me. Lei mi dice che non sa se va bene ciò che ha scritto, io le dico: “ma dimmi quello che vuoi, basta anche una frase di Gaber”. Ecco. Se l’era già preparata. CVD

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