trenta notti trenta letti #15


trenta notti trenta letti nasce da una scelta: non rientrare a casa mia per un mese. Il motivo non è importante e la sfida è trovare ogni giorno un nuovo letto. Chiederò a chi mi ospita che cosa significa per loro la parola libertà. In questo momento per me la libertà è un viaggio, un viaggio che durerà trenta giorni nelle vite delle persone che fanno parte della mia.

LA CASA DI CHIARA

Chiara Claudi, al secolo La Claudi è romana, riccia e alta sei metri. C’è una cosa stranissima che ci unisce. Siamo nati lo stesso giorno, lo stesso mese, e lo stesso anno. Ci siamo conosciuti una sera a Roma tanti anni fa, quando la Jackie voleva farci combinare le pazzie. L’unica cosa che abbiamo combinato fu una colica dovuta alla grandissima igiene del ristorante eritreo dove mangiammo. E quando succede una cosa del genere, o diventi amico per sempre o finisci per sempre. Morto, disidratato. La Claudi è un’attrice, davvero, ma anche un’insegnante di tecniche di voce e laureata in psicosintesi. Non si è mai fermata un attimo, e io in questo la capisco benissimo. Non ci si sente per mesi, a volte, e poi ci si parla come se non ci si vedesse da cinque minuti. Due nati lo stesso giorno, lo stesso mese e lo stesso anno hanno un legame spirituale, un sodalizio elettivo per cui capisci già a metà discorso quello che l’altro ti sta dicendo, e ti senti accolto, capito, condiviso.

Ringrazio e chiedo prima di uscire: Ma che cos’è la libertà?

Mi affido a Jung che diceva: “Rendi cosciente l’inconscio, altrimenti l’inconscio guiderà la tua vita, e tu lo chiamerai destino.”
Per me la libertà è come la felicità ossia un viaggio. Il più intimo dei viaggi che l’uomo possa fare.
Quello che vivi dentro te stesso per arrivare il più vicino possibile alla tua ESSENZA . Credo che il livello di libertà che ognuno di noi può raggiungere è profondamente personale.
Se posso dare due immagini la raffiguro come un animale mitologico metà uccello e metà albero. Qualcosa che possa volare ovunque, verso le grandi altezze ma che allo stesso tempo ha delle radici profonde da dove partire e alle quali poter sempre tornare.
È una voce che si espande in tutte le direzioni ma che nasce da un fulcro saldo: il nostro profondo sé.

Mi viene subito in mente Hellinger e il libro: “Senza radici non si vola”. Magari glielo regalo, forse l’ha già letto. Oppure proprio non le serve.

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