trenta notti trenta letti #13


trenta notti trenta letti nasce da una scelta: non rientrare a casa mia per un mese. Il motivo non è importante e la sfida è trovare ogni giorno un nuovo letto. Chiederò a chi mi ospita che cosa significa per loro la parola libertà. In questo momento per me la libertà è un viaggio, un viaggio che durerà trenta giorni nelle vite delle persone che fanno parte della mia.

LA CASA DI ALESSIO

Alessio è la mia gemella bionda. In molti ci scambiano per strada con Paola e Chiara, molti con le veline, mezza Milano pensa che siamo fidanzati, altri pensano che siamo la stessa persona con problemi di candeggio. Ahimè non è così. Alessio è biondo e perfetto sotto ogni punto di vista, io sono un ricettacolo di pelo che se mangia un panzerotto diventa Nadia Rinaldi. Abbiamo cominciato a parlarci quando io ero a Sanremo nel 2011, parlavamo di Grace Jones e la CX che le usciva dalla bocca. A volte non abbiamo nemmeno bisogno di parlarci, ci capiamo lo stesso. Credo sia una delle persone più libere che conosca. Non potrei vivere senza, è la mia parte bionda, il mio più caro amico qui a Milano, la mia carne, la mia anima, le mie risate, il mio amore.

Ringrazio e chiedo prima di uscire: Ma che cos’è la libertà?

Risposta per chi è di fretta:
Se  la vita è un viaggio allora per me la LIBERTA’ significa viaggiare leggeri: portarsi via quattro stracci e riuscire comunque a sentirsi ovunque a proprio agio.

Risposta per chi ha più tempo:
LIBERTA’ significa poter scegliere.
Scegliere di stare bene e di essere felici. Nonostante tutto.
Di poter amare come si vuole e di ricevere l’amore per come ci arriva.
Di costruirsi la propria strada passo dopo passo e poi scegliere comunque di girare l’angolo.
Di avere sempre almeno un paio di opzioni.
Sempre e comunque in qualunque ambito.
E anche di sbagliare.
In fondo non è meglio una bottigliata in testa che una lobotomia frontale?

Diceva Jean-Paul Sartre:
L’importante non è ciò che hanno fatto di noi, ma ciò che facciamo noi stessi di ciò che hanno fatto di noi.
(Jean-Paul Sartre)

Ci abbiamo messo un po’ a fare la foto perché dovevamo le coreografie per il nostro ingresso a Pechino Express l’anno prossimo: abbiamo già il nome. Le Barbute.

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