PER VIA


Va sempre a finire così. Qui torno e qui mi sa che devo stare. Sebbene Bologna, come scritto la settimana scorsa, mi ricarica umanamente, Milano mi fa sentire a casa. Ho ripreso a camminare molto in questi giorni, la ricerca della libertà passa anche nelle vie che me l’hanno fatta vedere anni fa. Il mio primo atterraggio qui è stato nel 2004. Ero un giovane stagista che abitava in Corso San Gottardo e lavorava a Conciliazione. Prendevo il tram fino in Duomo e poi la Rossa. La Verde non mi è mai piaciuta, sorry. Il secondo e definitivo atterraggio è di fine 2007. Stavo per cominciare l’accademia e vivevo in Alzaia Naviglio Pavese con la mia ex moglie. Lì ho cominciato a perdermi e a camminare per la città, forse pure troppo visto che dopo due anni mia moglie si è trovata a sua volta una moglie. Lo so, le cose semplici mai. È che mi annoio facilmente. Fatto questo interessantissimo preambolo, oggi l’umore era uggioso e la percentuale di giargiana a Milano, come ogni domenica, è altissima. Decido allora di camminare ed evitare i mezzi, la macchina e la bici. La maleducazione dei visitatori rende impossibile la gioia della bicicletta. O guidano un SUV e ti fanno fuori, o se ti vedono vicino ad un marciapiede pensano che il SUV sia tu e allora ti urlano. Così vado a piedi. Conoscere tutte le vie del centro, le scorciatoie, gli scorci più nascosti ti aiuta, soprattutto quando ti vuoi nascondere un attimo, camminare e pensare. Le mie vie preferite hanno altri tre passanti oltre me, non ci sono sacchetti o negozi e, per uno strano gioco di gravità inversa, tutta la pesantezza e il grigio sono in basso, mentre l’azzurro/blu del cielo e il verde sono tutti in alto. I muri possenti degli edifici del centro sembrano avere tutta la stabilità che manca ai cittadini, creano silenzio e valorizzano le figure che ci passano. Non è come nelle altre metropoli del mondo. Qua sembra sempre che i muri respirino, abbiano una storia, un motivo per essere lì. Un pensiero ovviamente non applicabile a quella veranda piramidale dell’Expogate, mai meta dei miei giretti. Ho un problema con le cose brutte e fuori luogo. Il resto del centro, invece, ti fa sentire come se ti conoscesse, lo sa quando passi per una determinata via, o quando invece non ci passi per mesi, non ci vuoi passare o non ci passerai. Ci sono vie anche che sanno che non le hai mai apprezzate e che quindi il tuo passaggio era… di passaggio. Altre vie, come la mia, sanno invece che ci tornerai, anche se per un mese non ti fai vedere, perché ti conoscono e sanno che ti l’unica via forse è tornare. E non verso una casa, ma verso quello che hai dimenticato essere la tua dimensione.

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