cinque sei sette


Il cane randagio si ritrovò a vagare per la città, lontano dalla sua cuccia. La notte è lunga quando vuoi che non ci sia, ed è più lunga se non puoi tornare in cuccia. Si ritrovò in una stradina e scelse l’alloggio perfetto: vista e servizi a portata di zampa. Una siepe lunghissima. Fece i suoi tre giri attorno a se stesso e si accucciò.
Il sonno non arriva se tremi forte, e così, spostata la copertina di fortuna, il cane si mise a guardare. Lui non lo sa, perchè i cani non leggono l’ora (dividono il tempo a modo loro, pensando a quanto passa tra una passeggiata e l’altra, di solito,) ma erano le cinque di mattina. Vide che incominciava a passare tanta gente. Tutta quella gente che lui, osservatore canino diurno, non aveva mai considerato. Non sapeva bene come definire queste persone, ma l’etichetta “umani che fanno funzionare le cose agli altri umani” gli pareva appropriata. Il popolo della notte non è fatto solo di bambinetti che spendono i soldi del papino credendosi ricchi, ci sono tutti gli invisibili della grande metropoli. Il cane notò un signore col giubbino scamoscaito che raccoglieva un sacco di sacchi di spazzatura per metterli sul ciglio della strada. Dopo un po’ arrivò un camion verde che prese tutti quelli della via, ogni palazzo aveva il suo signore col giubbino scamosciato. E una cosa notò: che tutti questi signori col giubbino scamosciato facevano quel lavoro tutti perfetti, curati, tranquilli.
Il sonno proprio non arrivava. Il cane sentì un rumore. Una saracinesca si alzò, erano le sei. Alzò bene le orecchie, sentiva odore di cibo. Era la panettiera. Si trovò così ad analizzare tutta la scena: le luci basse, il processo di pulizia, la disposizione dei panini sul banco, sperando fortemente che uno cadesse a terra e fosse lanciato verso di lui. Si stupì che di mattina prestissimo ci fosse qualcuno così sorridente e pure al lavoro. Sarà stata la stanchezza, ma guardando bene la panettiera, al cane venivano in testa mille raffigurazioni della Madonna col bimbo in braccio, la ritualità del gesto gli pareva la stessa. Evidentemente era stanco, molto stanco. Provò a richiudere gli occhi ma niente, la scena che lo riportò in strada gli impediva di essere calmo e passavano pure gli autobus.
Se il cane sapesse cos’è un upgrade direbbe che alle sette comincia a lavorare l’elite di questi invisibili notturni. Sono quelli che portano a spasso gli altri cani. I cani della gente ricca, di solito. Li vedeva passare al guinzaglio, con grande malinconia pensava al suo di guinzaglio, che non c’era più. Ma le cose dovevano andare così, evidentemente. Era un randagio, e certe cose non avrebbe mai potuto accertarle. Mai. Guardava questi cani con lo sguardo un po’ perso, gli occhi in fuori, la lingua a terra, pronti a godersi la passeggiata come un drogato la dose quotidiana. Perchè quei cani lì poi fanno parte dell’arredamento fino alla pisciatina delle sei. Poveracci.
Il naso si riaccese. Una saracinesca si alzò, e c’era un sacco di cibo dentro. Il cane poco capiva degli animali, figuramoci degli umani. Non capì perché un posto che vende cibo debba essere aperto così presto. Ma era bello. Era come un presepio. E si sa che ai cani i presepi piacciono, è come avere un wc in soggiorno, sempre utile. Non ci passava davanti nessuno, eppure il cane notò quanta cura ci metteva quell’umano a curare ogni particolare del suo presepe. Le luci, la disposizione delle scatole, le rotondità dei meloni in strada, le piante ornamentali messe lì evidentemente per i cani di passaggio, che magari gli scappa. Era un cane a cui sempre era interessato al come si arriva ad una cosa, insomma, era un cane da palcoscenico che amava il dietro le quinte. Ormai la luce c’era. Il cane sentiva un sacco di rumore di tazzine del caffè dai bar lungo la strada, vedeva anche degli umani più piccoli che avevano gli zainetti. Aveva capito che se stai sveglio ventiquattr’ore di fila vedi un sacco di cose e magari ne capisci tante, o poche, o niente contemporaneamente.
Si alzò e se ne andò, doveva camminare per non pensare.

cover photo © http://www.carolineghetes.com/

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