Post365days: #4


Ieri sera la mia mamma era qui a Milano. Mi ha detto per un congresso stamattina, ma ho il sospetto fosse qui per la settimana della moda uomo. Vabbè. Non eravamo soli, c’erano due colleghe (no, non fa la fashion blogger, anche perché la parola collega sottende che si lavori, sicché…) e allora le ho portate a fare il minitour milanese by night. Niente di ché, sono un maestro delle passeggiate notturne. Ok scritta così suona male. Ma avete capito.

La cosa che mi è piaciuta, oltre la mia mamma, ovviamente, è che sono riuscito a far capire perché vivo qui alle sue colleghe. Cosa vuol dire essere milanesi, cosa succede e perché. Questo è un punto a mio favore, visto che per lavoro racconto storie, ma la cosa interessante è, come sempre, l’osservazione. Le colleghe della mia mamma vivono in due paesi del Friuli, zona montana e pedemontana. Questa è la bellezza della camminata, non la nostra bella città. Perché tutto ciò mi ha fatto ribaltare ulteriormente il punto di vista.

Avendo noi tutto, una città gigante con mille cose e servizi (evitate le dietrologie nei commenti, già ve ce vedo) abbiamo di sicuro una visione molto aperta di quello che è il mondo. Allo stesso tempo, mi rendo conto che diventiamo davvero blasè: non siamo più abituati a sorprenderci, a cogliere il bello. Avanziamo pretese e soluzioni, perché ci vien facile. Lo dico soprattutto ad un certo pubblico di parvenu mentali, che hanno lasciato il paesello e oggi fanno gli urbanizzati: ma per carità. Lo stupore iniziale mi si è unito ad un grande senso di gratitudine, cioè essere nato in una città di confine, dimenticata da tutti, e abitata da persone che di certo non sono famose per il sorriso. Gli anni di prigionia, come li chiamo io, mi hanno fatto apprezzare Milano ogni giorno da quando sono qui. Era il 2007. E avevo capito che ero a casa.

Milano è davvero come me per certi versi: accoglie tutti, sono tutti utili ma nessuno indispensabile. Quindi grazie per essere passati, se non vi piace, invece di lamentarvi cercate di cambiare le cose oppure andatevene che avremo più parcheggio. Il consiglio è quello di smettere di credere di essere parte della gente che conta e contare su quella che non è interessata ad esserlo.

Ribaltare il punto di vista, questo è davvero Milano. L’ha fatto da sempre, nella politica (non parlo di Albertini in mutande), nell’architettura, nella moda, nel design, nella letteratura, nel teatro, nella canzone. Milano ha creato il contesto giusto, o forse lo era, per avere un’altra visione delle cose. Ecco perchè vivo qui.

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Un pensiero su “Post365days: #4

  1. Mah… Mi fa piacere leggere del tuo entusiasmo, ma per me – nato, cresciuto e vissuto a Milano – la mia città è ormai una città morta, da cui scappare a gambe levate…

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