SOLIDO AMORFO, DOMENICA, RICORDO.

E’ un continuo evolversi. Il pensiero non ha forma, se il mio l’avesse sarebbe del pongo. Nemmeno il cuore credo che abbia la forma di cuore, nel mio caso. In questo ultimo periodo, da quando ci siamo lasciati, ha preso le più diverse. Steso sottile come la pasta fillo, impalpabile, un sasso nel petto, un giornale accartocciato, un megafono, un’anfora di pianto, un occhio di bue. Non so che forma abbia adesso, forse un cono gelato.

Ieri era a forma di imbuto. O forse di molotov. E’ colpa della domenica, del nostro essere animali abitudinari, del sentire chi hai vicino che sta vivendo un momentaneo momentaccio. E’ come una macchia sui pantaloni, è un attimo, e ti rovina la serata. Rimane lì, non la guardi, sai che c’è. Arriva quel frangente per cui non vorresti essere lì, sebbene tu sia con i tuoi migliori amici a prendere un po’ di fresco. Vorresti essere sul tuo divano, il divano dove passavamo le domeniche, dove mi addormentavo addosso a te, dove mangiavamo il gelato, dove poi i vestiti cadevano a terra. Una terribile abitudine. Una mancanza. Forse una mutilazione viscerale, un arto che manca, un inaffrontabile problema di tempo che non torna. Non può tornare.
Forse è un bene, siamo strutturalmente nostalgici, compriamo le scarpe che sembrano quelle che avevamo alle elementari, perchè ci manca quel periodo, e dire che in quel periodo non volevamo altro che essere grandi. Poi ti accorgi che crescere è una fregatura, e va bene così, impari a farci pace. Quindi non ci si lamenta e va bene così. Sennò non guarderemmo mai avanti, non ci evolveremmo e vivremmo solo di ricordi. Alla fine annoia, è sterile, non va bene, Andre. No. Hai ragione.
Il ricordo va celebrato, rispettato, descritto. Conservato, condiviso, sorriso. Per questo lo dico sempre, a tutti, come lo schlomo del villaggio (il matto), se vuoi bene a qualcuno glielo devi dire, non serve aspettare che uno sia morto. Allo stesso modo con le cose che succedono. Se una cosa è bella o una situazione è piacevole va detto, condiviso, che senso ha darle solo un peso dopo che è passato. E’ sul palcoscenico che la tua anima brucia e brilla, è la tua emozione che emoziona. Poi è un bel ricordo. Che esiste solo perché era un momento.

Il solido amorfo nel petto usa il ricordo della domenica per riprendere la sua forma, plasmata da qualche anno di amore. Un amore che sebbene non ci sia più, mi ha reso forte, tanto quanto abbiamo camminato assieme. Non avrei scritto una riga di tutto questo se non ci fosse stato, quindi ringrazio, sempre per quello che c’è stato. E che c’è, il legame che ci unisce è indiscusso e profondo, fai parte di me, faccio parte di te, ha cambiato forma ma lo sento. Non posso dimostrarlo, posso solo cercare di scriverlo.

I once told a friend
that nothing really ends
no-one can prove it

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