Quei 5 del lunedì.


Ok, alzarsi in piena notte per scrivere non è sano, ma forse è un buon segno.

Il bisogno è una fragilità. Dover condividere un pensiero no. Il bisogno di condividere è dissonante. Oggi in aula ho parlato di qualità di contenuti. Dire che ho ricevuto 5 complimenti non è contenuto ma è qualità. Sono tentato dal cancellare tutto piuttosto che raccontarli. Tant’è. Vi è andata male.

I primi due che ho ricevuto sono importanti. Non serve riportarli. Si parla di lavoro e devo cercare di mantenere un certo aplomb. Partiamo dal fatto che è lunedì. Quindi i complimenti di ieri valevano doppio, almeno il doppio. Venire a sapere, da occhi brillanti, che hai conquistato gli scogli più duri del tuo ambiente è meglio di una busta del super piena di soldi e haribo. Perchè so come ci sono arrivato. La parola chiave, il mantra della mia professione è inglese, scusate: sharing. Ho condiviso le mie competenze sociorelazionali con chi ne ha altre, in altri campi. Ma sharing è anche coinvolgere, nel progetto in corso ho subito voluto in squadra chi ne sa più di me. Perchè io ho il dono di comunicare, ma non ho i contenuti in quel campo. E ho vinto. C’è stima, rispetto e, quasi mi commuovo, simmetricità.
Chi ha l’onere di conoscermi dal vivo si ricorda di quante volte ho raccontato quanto al lavoro mi abbiano allevato privandomi di stima, rispetto e simmetricità. Il cliente ha sempre ragione, tu hai la barba, non capisci. Ma era anche una responsabilità mia permettergli di trattarmi così. Anche quello è servito. Per me non esistono clienti ma collaboratori, perché lavorano con me, e io con loro. Non per. Prima era per il progetto, per il capoprogetto, per l’azienda. Ora l’unico per è… per me. Io sono il capo. E vi darà molto fastidio, voi fermi laggiù, il mio capo è giovane, figo e felice. La maggior parte delle volte facciamo le riunione in mutande, a volte anche senza. Non gli serve mettersi un vestito dozzinale per fingere professionalità. Quella del mio capo parte dal cuore. Ah, visto che siamo in vena di confidenze, visto che sono sempre stato additato per non avere lo standing giusto, un consiglio: se si lavora in certi contesti impariamo a farci fare il risvolto al pantalone, e che la camicia deve uscire un dito dalla giacca. FYI.

Il terzo è facile. Facilissimo. In questo periodo di bestialità fisica e apparente, una che respira i miei stessi sogni e lacrime mi ha detto che sono bello. E siccome non è stata la prima forse devo capire qualcosa. Non mi sto vantando, se ci si ferma a quest’analisi non si ha capito niente di chi scrive. Anzi, smetti di leggere, so chi sei. Anzi siete, almeno 3 nomi in testa li ho. Dicevo. Bisogna indagare su quel problema di connessione, di traduzione, di interpretazione. Se per n persone sei A forse non sei proprio B come credi di essere. E non capisco, nemmeno a vederle A e B sono simili. Fosse E e F. Non capisco. In effetti chi è fuori dal nostro cervello, dal labirinto di insicurezze e passato inutile, non ha il gap immagine voluta, resa, percepita. Vede e basta. E allora perchè ci dobbiamo rincoglionire? Non capisco. Mi serve la risposta. Ma sto leggendo già 5 libri al momento, poi divento intelligente come quella famosa Flavia.

Il quarto è quello che non mi aspettavo. Perchè non è scontato. Ti vedo centrato su questa cosa. Quale ve la lascio immaginare. Io pensavo di essere solo triste. E raccontando quello che sento per te mi accorgo della velocità in cui le cose si evolvono e di come sono tranquillo, nel difficile momento del distacco. Si evolvono o non si evolvono, forse si trasformano. C’è del ciliegio in un tavolo, del burro in una torta, anche se non lo vedi. E noto che col passare dei giorni, non cambio opinione, non si aggiungono incertezze, non aumenta il dolore. C’è, ma non aumenta.

Il quinto è quello che mi ha fatto più ridere: considerati limonato per quello che hai scritto. E se te lo dicono perché hai risposto ad una provocazione col cuore e non con l’atteggiamento polemico da pubblico parlante hai vinto. Mi meraviglio da solo. Non c’è spocchia, arroganza, ma una concreta analisi del fatto, in quel commento. Una volta non avrei reagito così.

Tutto questo per dire cosa? Ah già, parlavo di qualità dei contenuti.

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4 pensieri su “Quei 5 del lunedì.

  1. I miei non contano! Uf!
    Non c’entrava niente. Lo so.
    Sono contenta per te. Mi attacco alle persone che scrivono con costanza e che portano avanti progetti. Mi piace vedere le loro cadute ed il loro non mollare. Tifo sempre in silenzio per i vostri successi. C’è chi li può sventolare serenamente sul blog, c’è chi li mette tra i punti e le virgole.
    Sta di fatto che tu sei tra questi. Anche se non te ne frega un h, sei una di quelle poche persone al mondo (al momento la terza) che costanza e devozioni mi fa credere che
    1) È diverso colui che appare uguale agli altri
    2) La costanza nel credere ti rende libero di fare
    3) Liberi è il significato più intimo dell’essere.
    Spero che possa crederci con costanza e che possa accadere anche a me.
    Cin cin. Ti offrirei una birra e brinderei alla tua barba.

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