Di Baustelle, Fossati, Bellomo


Non c’è niente da fare. Solo da ascoltare, dentro, tutto un rimescolarsi di emozioni che sì, aggiungono acqua ai bulbi oculari. Tornavo a casa, rigorosamente in bici, con le cuffiette e i Baustelle che cantavano. Non si può andare in giro per Milano di notte senza i Baustelle. Fanno parte del paesaggio più dei lampioni o di quello stronzo di pavè. Le gambe vanno, movimento involontario come il cuore, non ne senti la fatica. Ma il cuore che batte di più sì.

E mi accorgo che si avvera la profezia di Fossati e Mannoia, una canzone che ogni, davvero ogni maggio, mi strappa il cuore. Per motivi diversi ogni anno. Quest’anno sono “certe piccole voci che vanno al cuore, in questo momento con l’aria che si muove“. Questo è il mio anno di gratitudine. E oggi è tutta vostra. Perchè è l’ingrediente base della mia felicità duratura, diversa da quella fattuale e momentanea. I motivi per lamentarmi sarebbero non tanti ma presenti, e sai che c’è? Non me ne frega niente. Poche volte mi era capitato di essere in un periodo di magra come questo, tanto da accumulare i panni nel cesto perchè non c’è detersivo. E fino a metà mese non ci sarà.

E’ il resto che conta. Quando ci scriviamo buongiorno io e te Fede, quando mi alleno, quando vado a prendere  Alessio e andiamo a fare le guest stars dai Marco, poi a prendere un gelato da 2,50, andare al parco a prendere il sole, fottendosene dell’allergia, raccontandosela, rilassandosi. Scrivere a qualche amico e compagno di fede, andare a casa, prepararsi per la prima riunione in cui faccio da responsabile, vedere il computer che parte, dire no. tu dopo funzioni, andare a Zadankai e incontrare la vita di altre 6 persone tanto uguali quanto diverse. Che responsabilità la responsabilità, quanto la volevo, che sfida continua occuparsi della felicità degli altri. E capire, capire che è tutto lì, la sfida dell’essere felici ogni giorno che se sei buddista è più facile, sentire che tra tanti 2 occhi, quelli di zia Silvia, ti guardano con quelli del tuo maestro, altri 2, quelli di Sara con una stima che poche volte ho visto essermi regalata. E poi baci e abbracci zì, famo finta de gnente ma ce vie da piagne, tu sei commossa io pure, ma totò e sora lella ste cose non le danno a vedere. Poi arriva la cena, quei 2 occhi di stima ti invitano a mangiare, arriva anche Roberto, ceni da Inps, la cinese che ti fa mettere la bici nel cortile.

Non ho un centesimo nel portafoglio in questo momento, eppure mi sento milionario, non c’è niente di visibile, c’è tutto l’invisibile del mondo. Sto cambiando vita.

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