onirico 35


Ultimamente non ho più tempo per nulla. Sono le sei di mattina, ho appena finito di scrivere ciarle su un report, e mi accorgo che è già giorno da un po’. Mi accorgo che non mi dispiacerebbe averti qua, o meglio di là, in camera, mentre dormi rigorosamente sopra le coperte come fai tu. Sarà la stanchezza, le ventidue ore in piedi, ma mi torna in mente il temporale della settimana scorsa. Eravamo nelle rispettive terrazze a filosofeggiare al telefono tra sigarette e fulmini, mentre cercavamo di capirci, mentre cercavo di capirti. Guardavamo fanali rossi e ascoltavamo treni in lontananza, sperando che le nuvole iraconde si portassero via tutti i pensieri che ci attenagliano in questo periodo. E così è stato. Ad un certo punto non ho sentito più nulla, la mia terrazza ha perso i confini e ci siamo ritrovati vicini, in piedi, in mezzo ad un campo senza fine, completamente fradici. Tu non dicevi nulla, incredibilmente neanch’io. Non so che pensassi tu in quel momento, io come l’altra mattina quando ti ho visto dormire accanto a me, mi sono sentito incredibilmente calmo e sereno, nonostante il temporale. Spesso parliamo del sentirsi soli, del non esserlo mai veramente, eppure continuare a sentire un senso di inquietudine dominante. In quel momento no c’era. Non c’era alcun pensiero esistenziale, sentivo solo il contatto del tuo corpo sul mio, che non era più abituato a sentirne un altro così vicino.

[dal mio vecchio blog su splinder 17.07.2009]

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