Onirico 36


Apro gli occhi e ti vedo accanto a me. Da tempo, forse da sempre, non sono abituato a svegliarmi accanto a qualcuno. Me ne accorgo perchè capisco subito che la cosa mi piace, mi piace anche che sia tu, a dormire accanto a me. Ti guardo, sei come al solito sopra le coperte, un po’ russi ma te lo perdono. E’ tutto così strano, è tutto così…così. Non lo so nemmeno io, mi rendo conto che abbiamo dormito appiccicati, cosa per me incredibile. Sì, perchè sono sempre stato schivo, vergognoso, nel senso basico del termine, ho sempre provato vergogna nell’affrontare il lato fisico delle persone, io che ho sempre odiato il mio, con cui non volevo avere nulla a che fare, e che per fortuna ora conosco e cerco di apprezzare.
Non lo so a che ora abbia aperto gli occhi, in quel momento non c’era spazio, non c’era tempo, solo un po’ di luce a fette che entrava dagli scuretti chiusi la sera prima. C’eri tu, e c’ero io. Nudi dentro e fuori. Tutta la mattina rimaniamo vicini, stretti, avvinghiati, prima di dar colpa al caffè per l’abbandono del letto. In cucina, mentre ti preparo il caffè, succede qualcosa di strano. Rivivo una cosa che avevo sognato e scritto anni fa. Un deja vù onirico. Mica da tutti.
La macchina del caffè ha bollito il nero buongiorno all’americana, prima che riesca a mettere lo zucchero nella tua tazza, arrivi e mi abbracci da dietro. Le tue braccia mi cingono, sento la tua pancia sulla mia schiena, avverto il tuo respiro sul collo. Il caffè può attendere, non posso perdermi il momento, un momento che quella mente bacata idealista che mi ritrovo mi aveva fatto assaggiare tempo prima. Però così è molto più scenografica, sarà perchè non siamo vestiti, sarà perchè sento la tua presenza, e vedo solo due braccia attorno al petto e due piedi vicino ai miei. Io, io che odio le persone che mi toccano non autorizzate, ti incollerei a me con l’attack, anche se non sarebbe sufficiente a fermare questo ricordo come si è piazzato nella mia mente.
Sicuramente sbaglio a scrivere queste righe, come ho sbagliato di sicuro a dirti che mi piace svegliarmi accanto a te. Infatti mi hai subito ricordato che il romanticismo non ha ragion d’essere. Ok. Però sai, non ci posso fare niente, le mie doti comunicative in queste cose vanno a puttane, c’è un cortocircuito, non filtro come ho imparato a fare. E poi è vero, mi piace quando sei lì, il tuo collo si gira verso di me, mi regala una macro non ben definita di occhi-naso-bocca con gli angoli all’insù.

[dal mio vecchio blog su splinder, 22.07.2009]

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