se imparassimo a ridere dai cani


Non è sempre facile scrivere se ti piace leggere. Hai sempre dei confronti troppo alti sugli scaffali. Impolverati o no che siano. Voglio cambiare libreria, scusa Expedit.
Con le fotografie è più facile. Prima con la digitale ora con l’iphone siamo tutti fotografi. Ed è orribile. Non c’è più responsabilità nell’esprimere una qualsivoglia forma di… arte? Io non lo sono, artista, è una parola che sarebbe rubata. Ora siamo liberi di esprimerci, ma non abbiamo niente da dire. Reiteriamo un modo o un ideale che abbiamo scelto essere il nostro, la vita digitale rende il sogno più vicino. E dire che basta staccare la spina e il sogno finisce. Inquina le immagini. Ma d’altra parte è giusto,nel secolo scorso qualcuno è diventato fotografo per culo (oggi invece se lo mostra), quindi è giusto che tutti possano esprimersi.
Non è di questo che volevo scrivere.

Sono preoccupato. Sta cambiando tutto. Non abbiamo un governo, c’è un Papa che pare (sottolineo pare) voler cambiare registro, non so cosa voglio fare da grande. E c’è troppo inverno. Che fa male, non è stato facile e non se ne vuole andare. Mi congela dentro. Mi ha congelato il cuore, mi ha raffreddato il cervello. Come un orso mi sento in letargo da troppe cose, voglio solo dormire. Lasciatemi dormire. Più dormo e più dormirei, e trovo la cosa pericolosa. E’ che sembra non passare. Rimane, fissa, asettica, la convinzione che sei stufo, che ti è chiaro quello che non ti va, che non sai come cambiarlo, che non riesci nemmeno a immaginare quello che vuoi. Proprio come l’inverno. Se Mastroianni era la sua confusione nel film più bello che abbia mai visto, io sono il mio inverno nel film che mai vorrei interpretare. Girato male, con dialoghi inconsistenti, scene già viste e vissute, e per di più proiettato in uno schifoso multisala di provincia, che puzza di popcorn e ti fa sentire appiccicato a terra per tutta la cocacola rigorosamente sgasata versata su un pavimento zozzo.

Quando dormo invece Gondry dirige Fellini, che mi fa diventare un film con Nino Rota mentre cammino in riva al mare con Agatha, sono addirittura intonato e canto Sentimental con la nonna, e poi nell’ultima parte partono i Florence + The Machine quando mi metto a correre nella scena finale, notturna, Dior ha capito che deve prendere me e non quel deficiente di Jude Law, in un momento che l’inverno non è mai esistito, corro verso… me che sorrido, mi scoppia il cuore da quanto sono felice, siamo tutti in riva al mare, ci sono le lucine, mangiamo, beviamo, balliamo. E vi racconto che è tutto fantastico, non esistono gli inverni se facciamo far pace a coronarie e sinapsi, se impariamo a ridere dai cani, ad avere la forza di una nonna, l’amore di una mamma e la complicità di una sorella. Perchè mi piacerebbe davvero potervi dire che in mezzo al mare d’inverno ho capito che non sono ciò che mi farà affondare, ma chi mi fa stare a galla.

Agathina

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