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anywhwerebuthereday

Non che ne abbia voglia. Non che significhi qualcosa veramente. Eppure il compleanno in arrivo mercoledì non mi fa mica piacere.

Perchè non mi fa dormire, mi fa alzare, andare nudo in cucina, fumarmi una sigaretta, accendere il computer. Ho passato il weekend a riposarmi e a pensare, ovviamente senza capire niente. Penso a questo numero, tolgo dieci, poi venti, poi trent’anni.
Dieci anni fa vivevo al mare, in serate come queste prendevo la mia twingo catorcio di cui ero orgoglioso, per me era ancora nuova, anche se di seconda mano. Salivo sul bolide rosso e andavo in fondo a Barcola, dove c’è il castello di Miramare. Se ero da solo scendevo, guardavo tutte le luci e pensavo che non volevo essere lì. Se ero in compagnia di Angi o Cristiana, invece, o si cantava o ci si raccontava la propria vita. Non ero contento. Ma è logico, solo se sei triste non apprezzi il mare, il suo odore, il suo botto scuro contro gli scogli, il vento che ti aiuta a pensare. Credo che odiassi tutto. La facoltà, indecente, che stavo facendo. La disperata ricerca della mia metà, la completa inconsapevolezza di chi ero. Ero molto incazzato.
Vent’anni fa invece vivevo in città, serate come queste non esistevano nè erano in programma. Ero in prima media se non erro. O forse alle elementari. Ricordo poco, perchè siamo sempre portati a ricordarci le schifezze e mai le cose positive, zan zan. Ricordo l’estate, che per me erano 20 giorni di vacanza in Francia. Non ero assolutamente consapevole della fortuna che avevo. Non perchè non me l’avessero spiegato. Ero solo un bambino e volevo fare l’attore. Il resto? Non pervenuto.
Trent’anni fa avevo un anno, ero bello e torello, sembravo più grande ed ero tutto riccio. Ridevo sempre, dicono. Sarà un riflesso, io ricordo solo gente che mi sorrideva. Questa cosa me la sono portata dietro: alla fine, a me, viene sempre da ridere.

Oggi dove vivo non c’è il mare, cantava Gerardina Trovato. Mi manca un sacco e vorrei essere stato meno cretino e avere apprezzato tutto quello che mi era offerto ai tempi. Almeno un po’ di consapevolezza c’è dopo tutto. Mi manca anche andare 20 giorni in Francia e fare l’attore, visto che il mio ultimo palco risale al 2007. Ma sono cose risolvibili.
Insomma, io pensavo che avrei capito un sacco di cose e invece sono certo di non capire proprio niente. Vuol dire che il cervello, quando non divento il protagonista di Una Bionda Per Amica™, gira e funziona. E’ come se nel periodo in cui dovresti cominciare ad andare per la tua strada, ti venissero in testa altre ventimila strade diverse. Festeggio, non festeggio, sentiamoci, no romper, coccolami, scopiamo, sgnoccolone, cesso, ascoltami, taci. Dicotomie fastidiose.

Spesso accusato di presunzione e mancanza di umiltà, perchè giudicare ci piace un sacco a tutti e da fuori è tutto così semplice, mi guardo invece attorno. Osservo un sacco. Forse non sono io sperduto, siamo una generazione di sperduti, fin troppo presto scongelati. Incasinati, lo scrivo spesso, siamo incasinati. Insomma, non abbiamo Dalla e De Gregori che ci cantano cosa sarà? noi. Avere trent’anni oggi non è sta gran figata. Non sei un pischello testa di cazzo (non offendetevi, lo siete, lo siamo stati tutti) e non sei un adulto. Perchè non esistono più gli adulti. Siamo il paese del “giovane imprenditore di 48 anni”. Ora io non ho niente contro i 48 anni. Ma a 48 anni sei grande, hai visto un sacco di cose e capite ancora di più. Non sei vecchio, sei grande, come si dice da piccoli, sei grande nel senso migliore del termine. Quindi se ci riappropriassimo del termine sarebbe una buona idea. Ma non per andare in piazza ad urlare vaffanculo a tutto come in queste elezioni. Abbiamo perso tutti, i giovani giovani e i giovani sociali. E nemmeno esser giovani per darci alle pazze serate mi piace. Non credo che un giovane (di testa, di spirito) possa vivere la settimana in base a cosa mettersi per farsi fare una foto. Forse mi sbaglio, ma sta cosa del divertimento sempre lo trovo una forte forma di regressione. Ma a vent’anni eravate sempre a casa? O forse ragiono come un vecchio? Può essere.

Non è facile avere trent’anni oggi perchè ti viene voglia di mettere una bomba al parlamento, una in banca e una al lavoro. Sopravviviamo in diversi modi. Chi, come il sottoscritto ha il passaporto pronto nonostante provi a cambiare le cose, chi invece se ne fotte e accetta a capo basso, chi non se ne accorge perchè il papi gli compra la casa in centro, chi vive dei link di facebook, chi è fiero di dichiarare che non vota, chi non ce la fa proprio a capire cosa sta succedendo. Poi c’è chi si ingegna, chi si rimbocca le maniche, chi ci prova e viene preso a randellate nei denti. Ah sì, poi c’è chi a trent’anni sa che non può avere diritti, chi non può avere un mutuo e chi non può pagarsi l’assicurazione sulla vita. Insomma, non è che sia sta gran figata.

Nonostante tutto, sono grato di essere arrivato fino a questa terrificante e terribile età con le mie gambe, il mio cuore e la mia testa. E soprattutto con la consapevolezza che non ho assolutamente nessuna intenzione di cedere, perchè sono l’unico responsabile di quelli che saranno i prossimi trent’anni. E non è retorica o presunzione, ma un dato di fatto, nonostante l’insindacabile quadro di cui sopra.
Chi scrive ha saputo il 6 dicembre che dal 31 non avrebbe più avuto un contratto, non è mantenuto, ha un’odiosa partita IVA, ha un affitto, una macchina da pagare etc etc etc. Ora non ho più padroni, non devo subire ansie altrui, mancanze di rispetto e giochi di potere. Lavoro di più, con i miei tempi e meglio, tra amore, famiglia e amici. Non è stata una questione di culo, divina provvidenza o spintarelle. Si chiama rivoluzione umana. (Mi manca solo un cane.)
E sono felicemente incasinato.

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7 pensieri su “00011111

  1. Io ne ho fatti 31 quest’anno ed i prossimi sono 32.
    Sono in crisi da un anno. Mi spaventano i 33, l’età di Cristo. Non so bene perché.
    I trenta mi aspettavo di festeggiarli ubriacandomi e spaccando tutto. Invece ho brindato alla mia e sono andata a lavorare, come se nulla fosse.
    Non voglio guardare i TG, leggere i giornali, vedere i servizi delle Iene. Perché si. Anche io spero in una bomba in Parlamento. Spero che i soldi della sanità arrivino ai bambini affetti da paralesi e malattie degenerative. Spero che gente come certi miei colleghi che spendono 200 euro aziendali per farsi visite inutili, possano capire che fortuna abbiano.
    Ieri piangevo come una bimba perché la vita fa schifo. Ripetevo “io non ce la faccio. Io non voglio essere grande. Non voglio dover accettare questo schifo. Non voglio accettare che le persone sane se ne vanno senza un perché. Non voglio accettare di crescere e dovermi occupare dei miei genitori”. Sarò egoista, sarò in crisi.
    Forse ho capito che il problema è che attribuisco i 33 anni come termine ultimo per fare ordine nella propria vita.
    Però diciamoci la verità. Il bello sta nell’avere una vita incasinata, volando dal sentirsi “Dio” al sentirsi un puntino solitario. La vita, per chi come noi si emoziona e piange, è un tale casino che inutile porsi domande.
    Il bello è poter camminare e respirare. Sognare sempre.
    E in fondo, non crescere.

    Gli auguri in anticipo portano male. Però dalla foto di instagram di stamattina direi proprio che sei un bel figo per essere uno che ha trent’anni.
    Un abbraccio.

    1. “La vita, per chi come noi si emoziona e piange, è un tale casino che inutile porsi domande.”

      bellissimo. ma se ti invitassi a un meeting buddista?

  2. Non sono una grande estimatrice, nè una grande conoscitrice di Oriana Fallaci, ma questa cosa che lei ha scritto sui “30 anni” la trovo bella e appropriata e la condivido molto. Te la copio qui sotto, se me lo permetti. (E poi comunque finiscila, che io a giugno ne faccio 40.)
    “Io mi divertivo ad avere trent’anni, io me li bevevo come un liquore i trent’anni. Sono stupendi i trent’anni, ed anche i trentuno, i trentadue, i trentatre, i trentaquattro, i trentacinque!Sono stupendi perche’ sono liberi, ribelli, fuorilegge, perchè è finita l’angoscia dell’attesa, e non è cominciata la malinconia del declino.Perchè siamo lucidi, finalmente, a trent’anni! Se siamo religiosi, siamo religiosi convinti; se siamo atei siamo atei convinti. Se siamo dubbiosi, siamo dubbiosi senza vergogna.E non temiamo le beffe dei ragazzi perchè anche noi siamo giovani, non temiamo i rimproveri degli adulti perchè anche noi siamo adulti. Non temiamo il peccato perchè abbiamo capito che il peccato è un punto di vista, non temiamo la disubbidienza perchè abbiamo scoperto che la disubbidienza è nobile. Non temiamo la punizione perchè abbiamo concluso che non c’è nulla di male ad amarci se c’incontriamo, ad abbandonarci se ci perdiamo: i conti non dobbiamo più farli con la maestra di scuola e non dobbiamo ancora farli col prete dell’olio santo. Li facciamo con noi stessi e basta, col nostro dolore da grandi.Siamo un campo di grano maturo a trent’anni, non più acerbi e non ancora secchi: la linfa scorre in noi con la pressione giusta, gonfia di vita. E’ viva ogni nostra gioia, è viva ogni nostra pena, si ride e si piange come non ci riuscirà mai più. Abbiamo raggiunto la cima della montagna e tutto è chiaro là in cima: la strada per cui scenderemo un po’ ansimanti e tuttavia freschi.Non succederà più di sederci nel mezzo a guardare indietro e avanti e meditare sulla nostra fortuna…”
    Auguri!
    B.

    1. Grazie mille. Non conoscevo questo pezzo e Oriana Fallaci, prima di avere quel decorso incattivito e un po’ arido mi è sempre piaciuta da morire. L’ho letta forse che ero troppo giovane. Mi hai dato una bell’idea per rileggere.

  3. “Non voglio accettare di crescere e dovermi occupare dei miei genitori” questo è un casino.
    Auguri anche se in ritardo!

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