Grazie dei fior


sanremo festival 13

Il titolo è sanremese, volutamente. Infatti qui sto. A Sanremo, al Festival edizione 2013.

Dal mio arrivo a Sanremo ho sentito l’esigenza di esprimere la mia gratutudine a più livelli, a più persone. E sarebbe stato fico scriverlo ancora prima che tutto iniziasse, ma tant’è.
E’ un post di gratitudine, quindi invito i cinici tout court ad andare a leggere altro, perchè sto per scrivere col cuore e sarò nudo ed esposto tra una riga. Per le foto nudo e basta, avete già il mio instagram (ahahahah).
E’ un esercizio che mi voglio portare a fare il più spesso possibile per migliorare la mia situazione di pessimo buddista. Nel senso che posso migliorare, non che la prendo sottogamba.

Sono grato al lettino pieghevole che per una settimana mi ha permesso di vivere il sogno di essere al Festival, sono grato di avere avuto una nonna sostitutiva con cui fare colazione, una mini-schiava che se fai cadere per terra una camicia la ritrovi lavata-stirata-piegata in 12 ore, sono grato alla signora Elga che ha 83 anni, sembra la Carrà e mi ha detto che ho i numeri giusti. Sono grato a te, che mi hai aperto le porte di quella casa. Grazie. E anche agli Zii Minibar che abitano vicino.

Sono grato a chi mi firma il via sulla fiducia (non so se vi rendete conto cosa voglia dire ricevere fiducia), a chi mi segue e gestisce sul sito (anche quando mette la foto di Al Bano come profilo e mi si ferma il cuore). Sono grato a chi ha avuto l’idea di mandarmi a Sanremo 3 anni fa. Sono grato all’homepage.

Sono grato a chi lì dentro ha detto Ciao a me, lo straniero, a chi mi fa leggere i peggio comunicati stampa di sempre, a chi ride con me dei refusi che son arte. Sono grato anche a chi scrive da 100 anni e mi chiede cosa penso, sono grato per avere qualcosa da dire e per non vendermi. Sono infatti molto grato a chi non dice una cosa sul giornale e un’altra alle case discografiche o all’artista. Che la Porceddu mi stesse sul culo lo si capiva in sala, in teatro, su fb e sul blog de l’Espresso.

Sono grato a tutte le 7.646 persone che hanno avuto a che fare con quello che ho scritto. Sono grato a chi ha commentato, a chi ha messo like, a chi ha scritto sulla mia pagina e a chi ha chiesto di diventare amico. Sono grato a chi mi ha passato gli screenshot delle puntate, a chi mi ha fatto i complimenti e a tutti quelli che mi hanno sempre sputato per i commenti che faccio sulla tv. Sì, sono grato perchè non mi hanno fatto smettere. Sono grato anche a chi ha cercato di copiarmi.

Sono grato, gratissimo, a chi mi ha sostenuto da lontano, a chi non ha capito, a chi ha rispettato i miei pensieri e le mie paure. Sono grato a chi ha dato valore a quello che ho scritto, sono grato a chi ha riso delle scemenze che scrivo ogni 5 minuti. Sono grato al fatto che il mio buongongyo fosse davanti al mare, sono grato di aver rivisto il mare (che mi manca come una persona), di averlo respirato e di averci fatto colazione e pranzo. Sono grato che le mie scarpe fossero piene di sabbia, e questa arrivassi a sentirla tra le dita dei piedi. Sono davvero un cagnaccio.

Sono grato a chi mi ha insegnato a dire grazie qualche anno fa e a chi mi ricorda il valore della gratitudine incoraggiandomi. Sono grato a chi mi sostiene e a chi crede come me nell’impegno, nella forza di volontà, nei giovani e negli altri.

Sono grato anche a me, mi si scusi, perchè so sbagliare e lo faccio benissimo. E per poter tornare a casa, dopo il mio terzo festival, cosciente di aver fatto le cose per bene, di averle potute fare meglio e per essermi divertito. Non ho dormito se non qualche ora, mangiato 1/3 di quello che mangio di solito, ho salutato il mare solo 3 volte. Eppure una settimana così era tra i miei sogni di secchio-ciccione in seconda media.

La cosa più bella è che stamattina non ho telefonato a casa per piangere, mortificato e triste. Ricordo quel treno alle 7. Ricordo cosa mi sarebbe aspettato al ritorno, non per mie malefatte, ma perchè facevo parte di un sistema che mi ha fatto malissimo. Anche durante il festival, mia settimana off dichiarata ce la fecero a farmi di tutto. Avessero almeno mai detto grazie o scusa. Ora riesco a essere grato anche di questo, pensa un po’. Di essermi liberato, di aver imparato a rispettarmi, di non essere più parte di un sistema che non è sostenibile e si basa sul gioco di chi comanda. Di essere io l’artefice della mia rivoluzione, della mia felicità, senza concessioni da parte di nessuno.

Quest’anno il mio treno era alle 14.50, c’era il sole, il treno faceva sempre schifo, sono stato sgridato per averlo detto. La cosa bella, però, è che se dovessi fare quella telefonata adesso porterei la mia gioia, l’entusiasmo di chi ha capito non dove, ma da che parte andare, pieno di gratitudine.

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2 pensieri su “Grazie dei fior

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