Di sigarette al balcone


488062_10151430106387298_1276490103_nHo ceduto, tornando a casa ho comprato le sigarette. Fumo una volta a settimana, di solito quando esco a fare il matto con gli amici. Stasera no, la sigaretta che mi serviva era quella che mi aiuta a scrivere. E’ brutto scrivere un elogio alla sigaretta, non è corretto, ma tant’è. A me questa sigaretta serve, mette in pausa tutto per un secondo, il fumo si porta via i pensieri in quel secondo. E’ un’abitudine orrenda, ma non mi sento in colpa, non ho quel file di lettura delle cose. Credo.

Ero alla finestra, guardavo fuori la strada che si riposa dalle troppe ruote che la consumano, la sbiadiscono, la assottigliano. Le macchine a dormire, ferme come dei pinguini su un iceberg, mentre sperano che nessuno cerchi di spaccare il loro vetro, rubare un navigatore, regalare problemi a chi, onestamente, lavora ogni giorno e  paga la macchina ogni mese. Vedo Milano stanca, calpestata, non rispettata, che sembra tirare un sospiro di sollievo. Lei sa che io la amo profondamente, per quello mi permetto di criticarla, lei mi ha salvato, ed io per questo le sarò sempre riconoscente. Una volta all’anno, a fine agosto, la vedo sorridente, che non strizza più gli occhi per il troppo rumore, prende il sole, si riprende, mi fa innamorare e ci farei l’amore tutto il giorno. Dai non manca tanto, questo inverno antipatico come  il momento che stiamo attraversando nel paese tra un mese ce lo dimentichiamo.

Guardo giù, perchè su non si vede niente, forse basterebbe un piano in più o un cielo più basso. La gente che passa per via, avvolta in cappotti che sono una palese imitazione di vero calore, chi di fretta, chi piano, chi strafatto, chi barcollante. E mi trovo a chiedere chi siano, dove stiano andando, ma soprattutto a cosa stiano pensando. Il fine settimana, le lavatrici, la discoteca, il libro, il mutuo, il sesso, le sigarette. A me piace quel momento in cui cammini nel freddo, sebbene io sia un animale a sangue caldo, spesso bollente, che pagherebbe per vivere senza giacca. Stasera credo avrei camminato tantissimo, perchè quel momento è come la sigaretta. Quando torni a casa da solo, ti accorgi che quel momento è la nuvola di fumo della sigaretta, che spurga le maschere, i minuti persi su facebook, le finte esigenze, le cazzate delle quali ci ricopriamo. Perchè non ci hanno inventato per stare seduti, davanti a uno schermo. Abbiamo due occhi che vedono troppo spesso un rettangolo, penso ultimamente. E non voglio fare l’antifacebook, a me i social network pagano l’affitto e i miliardi di tasse che chi sceglie di fare il libero professionista deve pagare. Mi fermo o faccio polemica.

Scrivo qui, qualche messaggio col telefono, mi accorgo della necessità di avere due gambe in più da incrociare su questo divano, una spalla su cui appoggiarmi, una mano che hai stretto mentre camminavi e ti raccontavi, ascoltavi, conoscevi l’altro che è lontano. Sono cose che la nostra vita digitale non ci può dare.
Al tempo stesso sono grato di questi momenti di solitudine perchè ti fanno fare la lavatrice delle cose che hai dentro, ti permettono di aggiustare la trama, di vivere meno in un trailer, di guardare fuori dalla finestra, di camminare verso di te. Perchè anche se non sai dove stai andando, sai che è lì che devi andare: da te.

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3 pensieri su “Di sigarette al balcone

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