Non-dualismi domenicali


Ora che finalmente ho del tempo per me, di qualità, scandito dai miei ritmi e non dalle pazzie del re di turno, mi trovo a pensare e meditare un sacco. Pur tenendo fortissima e viva la facebooklife polemica e cazzara, che non si pensi che ci sia qualcosa nascosto là dietro. Quindi zitti tutti.

E’ difficile spiegare in poche righe il concetto della non-dualità. Faccio una bestemmia filosofico-religiosa, dicendo che qui non-duale  va inteso come l’esistere di due concetti, differenti, legati reciprocamente. Se non mi sono spiegato, la bestemmia iconografica per semplificare sarebbe il tao.
Mi accorgo di essere in balia di due sentimenti contrastanti. Il primo mi arriva dopo 2 anni buoni di pratica buddista: è la gratitudine. Il secondo, invece è standard per tutti: l’incasinamento.

nondualità

PRIMO SENTIMENTO.
E’ davvero complicato da scrivere perchè in questo momento nel mio cervello i pensieri si stanno rincorrendo peggio dei cigni da pescare alle giostre, presente? Ecco.
Se gratitudine vi sembra una parola troppo da santone, proviamo con consapevolezza. Credo sia fondamentale essere coscienti, altro buon sinonimo, per le cose che stiamo vivendo. Non è per nulla facile, perchè siamo abituati per cultura, clichè e abitudine a pensare a quello che non abbiamo. E già qui c’è un errore. Perchè sempre usare il verbo avere? Io, che arrivo qui da bambino e dipendente viziato e che per essere indipendente mi trovo spesso a non mangiare, ho capito questa cosa ora. Prima non me ne rendevo conto. Ora ciò che possiedo è uno strumento, un trampolino, non una meta. Non avete idea della libertà che si prova. Non avete idea nemmeno di quanto sia difficile inventarsi impegni per evitare pranzi e cene fuori il più possibile. Almeno non tutte le facce che so leggere queste righe. E non è un giudizio.

Dicevo, se spostassimo l’attenzione sul verbo essere sarebbe più facile. Io in questo momento so che sono fortunato e che sono incasinato. Non che ho fortuna o sfiga. E’ semanticamente diverso. Io sono, perchè sono io a cambiare le cose, non una cosa esterna che devo avere. E’ più chiaro? Ok, basta coi verbi, ora interroghiamo sulle declinazioni.
Io queste righe le scrivo perchè credo nella condivisione delle cose importanti. Per me essere arrivato a costruire una gioia stabile, non momentanea è un grande passo. Che non vuol dire che vado in giro con la banda, a mostrare le tette e che voglio bene a tutti. Ok, vabbè, le tette le mostro, un po’ è vero. Magari lo spiego un’altra volta.
Un altro modo che potrei usare per descrivere questo sentimento di gratitudine è che sono fortunato. Forse così è più chiaro. E’ che la fortuna e la sfiga non esistono, quindi non è azzeccatissimo. Per la vita, la famiglia, l’amore, gli amici, la casetta, la macchinina, ma anche per il profumo del caffè, i cani che ridono e le nuotate senza costume.

SECONDO SENTIMENTO.
Beh questo è facile. Per quanto mi metta lì, seduto o camminante a pensare, mi accorgo di una cosa che non va, trovo la causa di un’altra, un effetto che non capisco. Che tradotto in termini comprensibili anche da chi vota PDL è: e ora, che cazzo devo fare? Siamo tutti incasinati su più fronti, da quelli più soft a quelli più hard (inutile dire quali fossero i preferiti di Cicciolina). Quindi la cosa più naturale dovuta all’incasinamento qual è di solito? Il lamento. Fine a se stesso. Inutile e ci cadiamo tutti, io compreso. Spero che i gentili lettori non credano veramente ai lamenti su parcheggi e code che scrivo sui social. La fregatura di questo senitmento di smarrimento è che corrode. Dall’interno, un pensiero negativo generato da qualche parte che si replica senza sosta, come la moda di quegli orrendi braccialetti makramè. E’ che non puoi farci nulla, è umano. Nasce dal fatto che siamo degli animali schifosamente abitudinari. Una volta che non abbiamo (verbo avere, zanzan) più qualcosa ci troviamo incasinati, vrai? Lavoro, fidanzate, scooter. E stiamo male. Almeno io faccio così, perchè non ho il gene dell’ansia, indispensabile nel posto dove lavoravo fino poco tempo fa. Molti infatti staccano la spina alla ragione e vanno avanti come le falciatrici impazzite nei cartoni animati.

L’INCONTRO TRA I DUE.
Quindi mettiamo in pratica la cosa. Sono fortemente grato per molte cose, ma al tempo stesso incasinato. E credo che la non-dualità della cosa stia proprio nel fatto che se riesci a comprendere bene il primo concetto, ti viene più facile vivere il secondo. Secondo solo in termini di scrittura, essendo non-duali non viene uno prima e uno dopo. Credo che proprio il fatto di essere incasinato mi renda grato, ma sono anche grato del fatto di essere incasinato perchè tutto questo mi porta a cercare di comprendere e vivere le cose. E’ innegabile che quando non ero così incasinato non fossi nemmeno così grato. Come il fatto che questi pensieri non li facevo prima dell’analisi (quella dello strizza, ormai ricordo ingiallito) e nemmeno prima di intraprendere la mia rivoluzione umana (quella buddista, in HD).

Quindi se posso concludere, direi che sono incasinatamente felice. Sì.

[…e poi è come la foto e quello che ho scritto, sono legati, li ho fatti assieme. Per quello quando mi chiedevano: “ma sei art o copy” non ho mai saputo rispondere]

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10 pensieri su “Non-dualismi domenicali

  1. Grazie, leggere cose sensate sulla gratitudine, sull’essere incasinati , fa sempre bene. Fermarsi per leggerle e condividerle, fa anche meglio.
    S.

  2. 🙂 ah le scempiaggini! sottovalutate troppo spesso, denigrate maltrattate scansate eppure così gradevoli (in dosi giuste) viva le …scempietà 😉 . giocare con le parole per dire cose notevoli . complimenti (intanto vado avanti nella lettura)

  3. tra un documento ed una telefonata ho letto un pò, spostandomi di mesi o anni, ma scegliendo per stagioni. A casa approfondirò ma devo dire che fin qua mi sono divertita, incuriosita e tanti altri Ita sparsi.
    S.

  4. Ho letto con molta attenzione, molta.
    E non solo perché il tuo è italiano ed io sono straniera nel mio lessico.
    Per una parola a me cara. Consapevolezza.
    Arriva come uno schiaffo. Come una folata di vento nel bel mezzo del nulla. Fa sbattere le finestre, ti fa spiccar il volo.
    Consapevolezza.
    Questa cosa qui parte dalle viscere e sale su veloce e compatta fino al cuore che magicamente si apre e finalmente colloquia con i polmoni. E respiri, tranquillo. Finalmente. E questo ossigeno arriva al cervello come linfa nuova e senza pensarci due volte, senza proprio ragionare. Agisci. E lo fai con un tale senso di libertà e padronanza che ti rendi consapevole di chi sei.
    Una volta è capitato. Poi mi sono incasinata la vita.

    Ecco se fossimo al bar ti chiederei di offrirmi una birra.
    Sa

    Ps. Foto stupende.

    1. Ciao Sa,

      mi sono perso il commento, perdonami.
      La birra te la offrirei proprio volentieri. Così capirò cosa e quando è capitato.

      Baci.

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