Ho fatto bellezza.


A volte non siamo pronti ad essere felici, perchè non siamo abituati a farlo. La nostra pessima natura di animali evoluti volti all’abitudine non ci fa capire che ci possono essere più cose presenti in mezzo a tutta la melma. E’ così, non c’è niente da fare. Siamo parte di un universo, e in quanto piccole particelle, atomi o aria, ci siamo sempre stati. Quindi, per lo stesso motivo che ci fa capire che mentre da noi è giorno, da qualche parte è notte, che siamo biodegradabili (olgettine a parte), in mezzo a tutta la melma il fiore del loto c’è. Sorge proprio dalla melma nera e marrone, dove i bei pescetti non penserebbero mai di sguazzare. Come quel fiore strano che fa tutta quella strada nell’oscurità puzzolente, credo ci sia bisogno di fare lo stesso.
Non è facile andare avanti, non è facile soprattutto sei sei un giovane, con un cervello e un cuore che funzionano, nonostante l’ambiente circostante continui a farti esercitare tutti i sinonimi di merda che conosci. Eppure.

Eppure, se ci pensi bene, tutte le rotture, tutte le complicazioni, tutte le menate, non contano davvero niente se hai scelto di vivere come ti meriti, cioè felice. E’ difficile, perchè per dieci minuti di felicità te ne becchi 1000 di calci nei denti. Ma se cambi la visione delle cose, ti accorgi che di quei 1000, sono pochi quelli che ti possono far male.

Secondo me siamo talmente presi dal brutto delle cose che non ci permettiamo di vedere e vivere il bello. Io ultimamente sto rincorrendo la bellezza, che va oltre il concetto, difficilmente definibile, estetico. Riesco a scrivere queste righe cercando di bloccare il brutto vizio di dire cose scontate, cercando la bellezza della condivisione che è buttare via la maschera da stronzo patentato e farmi dettare tutto quello che ho dentro, perchè se il messaggio arriva, ho vinto. Ho fatto bellezza. Ho fatto pensare e magari aprire la testa. Per questo mi occupo di comunicazione.

E, come mi è successo stasera, diventiamo parte del processo della bellezza quando lasciamo sotto la pioggia il peso di una giornata uggiosa di spirito, che ti fa sentire come quell’ombrello da 3 euro rotto, lanciato, abbandonato, non amato. Lì, quando salti nella sala buia, cantando, permettendo al tuo corpo di muoversi senza impostazioni, senza paletti, lì sei bellezza.

Ma sei bellezza anche quando dormi ronfando pesantemente dopo una settimana di lavoro con una gamba incastrata sotto quella del tuo amore al computer, che ti dice “ti amo sempre di più”, sei bellezza quando capisci che ormai non c’è nulla da fare, pensi per due.
E sei bellezza quando capisci che tutto il male che ti si proietta addosso è sintomo di una grande sofferenza, che per fortuna non hai.

O quando, leggendo l’addio di chi lascia tutto per cercare se stessa, piangi di gioia perchè sai che non esiste addio quando sai che la prima persona che ti ha accolto in un sottoscala in verità ti aveva aperto il portone della reggia del suo cuore. Una reggia fatta di birrette sotto l’arco della pace e su e zo’ per i ponti di Venezia, (che sa che tutto quello scritto sopra sono cose che si chiamano buddismo)

Insomma, ci sono mille cose che non vanno, che ci fanno male, che non possiamo avere.
Ma la bellezza è nostra, siamo noi. (E sì, siete tutti voi che amo)

Devo ricordarmelo

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