Milano civile


In questo momento di barbarie, dove la società sembra fare a gara per dimostrare che si può andare sempre più in basso, c’è uno spiraglio di intelligenza. Proprio in questa city, Milano, dove stiamo diventando tutti così indifferenti allo schifo che i colti chiamano “degrado”. La locomotiva d’Italia, veniva chiamata. Evidentemente nessuno si era accorto che la locomotiva era un regionale pieno di muffa, microbi e ritardi. Una città che amo, considero mia e che mi piace, con tutte le sue contraddizioni, perchè per me, scappato dal profondo nordest è stata dal primo minuto sinonimo di libertà. E’ la nostra New York (bestemmia funzionale alla metafora, il pubblico me lo consenta): per tutti quelli che hanno sperimentato il mal di provincia sembra l’isola felice per dimostrare che qualcosa vali, che qualcosa sai fare. Per tutti quelli che sono provinciali, invece, è il punto d’arrivo, la meta per omologarsi a un’idea di feste, fashion, sniffate. Non sono una suora mancata, anzi, ma non vi siete rotti le balle di perdere i vostri giorni aspettando il venerdì per andare al place-to-be a farvi fotografare con la faccia da pornostar? Vabbè, scusate la polemica, volevo parlare di una cosa bella.

Pisy, il mio amico Pisy che è in verità il sindaco Pisapia, in una notte di fine luglio è riuscito a ridare senso alla parola civile. Pochi giorni prima, non avendo firmato, è stato subito attaccato (da coloro che pensano che facebook sia un giornale) come traditore, uguale a tutti gli altri etc etc… Se la gente usasse il cervello, o almeno leggesse il link che condivide nel suo preziossimo wall…

Ieri la mia Grace, al secolo Alessandra, amica di sempre e per sempre (il nostro amore è come una cicatrice: orribile ma permanente, cit.) si è unita civilmente con Betta, che ha sposato 2 anni fa in Svizzera. Io ero in uno di quei meeting che durano 7 ore, rischiavo di non farcela, ma dovevo, volevo essere presente. Quindi sono scappato e ho raggiunto le spose in comune. Si fanno le scale, si va nella stanza 231, si danno le carte e via. Unite civilmente. Niente discorsi del prete, pianti del testimone (io versione 2010), parenti vestiti male. Sorrisi e auguri dal personale del comune. Sì, signori detrattori della cosa pubblica, esistono statali che lavorano un sacco e riescono pure a sorridere.

La parola civile ha continuato a ronzarmi in testa tutto il giorno. Che in latino vuol dire cittadino, riferito ai diritti dei cittadini, se cercate. Riduttivo a mio avviso. O forse troppo generico. Mi piace che si dica unione civile, mi piace che due persone che si amano possano avere dei diritti rimbalzanti l’uno/a sull’altro/a. La massa caprona non ragiona col cervello, non riesce a distinguere l’individuo dall’oggetto dell’attacco, politico o mediatico. Mi fa tanto ridere il rumore di chi dice che ora Pisapia ha fatto uno scempio. Se la gente si informasse saprebbe che 1/3 delle unioni è di persone dello stesso sesso. Se la gente imparasse a capire il valore di un sentimento, capirebbe che si sono unite civilmente 3/3 di persone che, per motivi personali (ripetizioni volutissime) hanno deciso di unirsi civilmente con chi vorrebbero avere nel cuscino a fianco per i prossimi tremila anni.

Io ho già scritto sulla famiglia. Ma ci ritorno volentieri. Per me loro sono una famiglia. Che è una parola da vecchi forse, ma è un buon compromesso per riassumere un’unione spirituale, affettiva, economica. Sarò matto o troppo open minded, ma la scena che ho visto ieri era la cosa più naturale che potessi immaginare. Due persone che si sono scelte, che hanno scelto di dare un peso civile alla loro unione. Non ho visto altro. Niente carri, paillettes, brugole. Quattro occhi (e quattro tette) che si guardavano come il primo giorno, mentre uscivano per mano dal comune, con me che fingevo di non essere commosso.
Per loro e per il fatto che sì, forse ce la faremo a tornare (diventare?) un paese civile.

p.s. le spille con le tette non le danno in comune, sono un mio regalo.

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4 pensieri su “Milano civile

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