Palestrology: La Borsara


La borsara, intesa come specie o come variante finocchia della specie, è una discendente del ceppo delle Accessoriate. Nelle varianti donna e uomo e duomo (donna + uomo) assume diversi aspetti.

Immagine

La borsara donna, solitamente abbiente, arriva in palestra truccata come moira orfei e trova ad accoglierla in reception il personal trainer fedelissimo (conosce infatti la sua età ufficiosa), che le fa da portaborse fino allo spogliatoio. Fosse per lei anche oltre lo spogliatoio, nei suoi torbidi pensieri ella infatti diviene Totò nel famoso sketch che trovate qui sotto:

Fingendo indifferenza alla struttura del personal trainer e alle sue 50 sfumature di addominali, ella riemerge con uno sguardo un po’ affranto, evidentemente ha pensato alle 50 sfumature di pancetta arrotolata del marito, che ovviamente è ricchissimo. Lei è Jane Fonda del 2000. Nel senso che i vesititini sono quelli dell’aerobica anni ’80, ma rivisti in chiave moderna come le sue tette, il suo culo e gli zigomi, opere di stilisti del bisturi.
La borsara, dicevo, si allena con la borsa, dove è presente tutto il necessaire per un pronto intervento causato dallo sforzo fisico (no, non quello): stucco a presa rapida, vernice lavabile e santino di Clio Make-up. Il personal trainer, mentre conta le ripetizioni degli esercizi con attenzione da fisico nucleare (è un attimo che vien giù tutta la faccia) tiene virilmente la borsetta, che essendo almeno una Celine, non può essere appoggiata a terra.
Ella poi estrae la sua evian formato piccolo dalla borsa e stanca come se avesse lavorato (mai fatto in vita sua) scende le scale e va a cambiarsi, per effettuare la muta da Borsara a Arrichita Classic.

Nel caso degli uomini, invece, il borsaro è noiosamente noioso. Ossessivo compulsivo nell’ordine con cui ripone i panni sporchi nella stessa. Esiste anche la versione sponsorizzata, nella variante squadra di calcio (la borsa zozza vuol dire che non è il primo campionato che fai) o fitness (mi sono iscritto e mi hanno regalato questa borsa che in periferia mi fa uno status che nemmeno un mercedes).

E finalmente, la mia variante preferita, la variante duomo, donna + uomo. Nel secolo della società liquida, che a Milano credono sia la Milano da Bere alla faccia di Bauman, la borsara doc ancheggia come una giovane giovenca in passerella. Lei è amica della Golden, anche fruitrice credo, è sempre di fretta. Cammina come dopo un volo di 15 ore su ryanair e come se ci fosse solo un ultimo bagno disponibile e pulito in tutto l’aeroporto, per farci capire. Se ti saluta, ti dice “Ciao Favola” (a me è successo ieri sera). Ma di solito non saluta. Lei sta sfilando, shhhh. Negli anni ’90 ci sarebbe stata giusta giusta I’m too sexy di Right Said Fred,

ora sicuramente nelle sue orecchie vi si trova quella Rihanna o la signorina Gaga. Ora, anche la borsara duomo si divide in due specie. La versione “la uso”, fiera del doppiosenso della sua dichiarazione, e la versione “arrampicatrice sociale”.
Premesso che entrambe hanno borse solo di marca e di solito in pelle, la sostanziale differenza sta nel contenuto della stessa. “La uso” riempie la borsa come una rappresentante Avon d’assalto, con tutte le creme, tranne (non sia mai) quelle da mangiare. Ella infatti di solito pesa 35 kg. Poi tutta una fiera del logo, fino alla doccia, dove anche la saponetta che cade deve avere scritto almeno Acqua di Giò.
L'”Arrampicatrice sociale”, invece, è la mia preferita. E la ragione di questo pezzo di palestrology. Lei viene in palestra per mostrare la borsa a tutti. Perchè ovviamente noi esseri inferiori gestiamo le nostre agende per vederla arrivare con la borsa di gucci (finta). Lei quando entra in palestra la mostra, con la stessa classe con cui Ana Laura Ribas mostrava le caldaie Riello a Ok il prezzo è giusto. Arriva già in versione SportySpice (ma con la faccia Posh). Non saluta mai ma riconosce le sue simili. Va in spogliatoio, dà un bacio alla borsa, la mette nel ripostiglio e sale. Sì. Lei non si cambia. E’ già pronta. Si allena, sentendosi una Golden pure lei, finisce e torna in spogliatoio. Lì apre la borsa, ripone l’asciugamano (almeno un lacoste) e tutta puzzolente di sudore tira fuori dalla sua borsa il cappellino col monogramma di Gucci, che con la canotta e i pantaloni della tuta per lei sono come ostriche e champagne.
(A me, invece risultano gradevoli come broccoli e succo di albicocca. Per farci capire.)
Poi a gran falcate guadagna l’uscita, tenendo la borsa sempre dal lato del pubblico. Nei casi più estremi portandola al gomito con il polso girato, un omaggio alla Polsolesa, detta anche La Sfranta.

Annunci

Un pensiero su “Palestrology: La Borsara

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...