A.A.A. Gay Icons offrensi


No ma scusate. Forse io non capisco.

Una volta le icone gay venivano decise dai gay. Lo so perché ho visto tutto Will&Grace, e dubito che una persona amante del calcio possa istituire la Carrà come figura religiosa. Lo so perché di solito trattavasi “di donne troppo belle per essere vere” (cit.) maestre del minimalismo: La Raffa, Mina, Cher, Liza, Dolly Parton, Moira. Prima ancora c’erano le attrici, quelle vere, quelle dei telefoni bianchi. O perché erano quelle sciure che da bambini ci lasciavano ammaliati: si solito grandi tette, molto trucco, rossetto, vestiti vistosi, sigarette e occhiali. tanti occhiali. Come Marisa Laurito o la Mara. O le donne che parlano come uomini o che sembrano uomini. Poi ci sono le musiciste, tanto spudoratamente icone da sembrare più normali delle travestite che le seguono.

E ora no. Non è più così. Abbiamo le Icone Gay non richieste.

Ex famosi, anzi per i motivi più assurdi diventati famosi e privati poi del titolo, si fanno portavoce di una causa. Una causa che conoscono per qualche ubriaca coi jeans corti che andava lì a salutare certi vip come loro, prendendoli per il culo in maniera così amorevole da non fargliene rendere conto. E si sa la clientela gay è fedele (almeno negli acquisti per il resto #maperfavore) come il marketing insegna da un bel po’. E allora, superati gli anta, eccole trasformarsi in cantanti, performare, paladine della causa foriere degli esperimenti glitterati di Santa Renata Zero da Zagarolo, la più furba di tutte. Quella che fa, usando un’espressione poco elegante, “il f. col c. degli altri”. A voi la risoluzione.

Dicevamo. Una canta, e apre anche un blog con la profondità lessicale e contenutistica che nemmeno Anette (era lei?) di Primi Baci avrebbe osato avere. Una che fa sembrare la Lucarelli una giornalista. E ho detto tutto. L’altro è papà. E siamo tutti contenti per lui. E gli piace tanto fare il papà che può farlo anche a noleggio, quindi può diventare un “tato”. E già che ci siamo, e casualmente c’è un pride di mezzo, un “tato gay”. Se youtube fornisse gli indirizzi delle farmacie più vicine invece delle pubblicità sotto i video. Sarà anche colpa della sceneggiatura (c’è?) ma davvero, questo recita come canta.

Quindi, cara Stefania, caro Francesco, grazie, grazie a nome di tutto il mondo e del Vaticano per l’impegno nella causa, ma mi rimane una piccola, forte domanda che mi esce dal petto:

MA CHI VE L’HA CHIESTO?

Annunci

Un pensiero su “A.A.A. Gay Icons offrensi

  1. I actually had to show this blog, “A.A.A. Gay Icons offrensi | cose interessantissime che
    ho pensato al semaforo mentre aspettavo
    che l’omino diventasse verde” together with my pals on facebook. I reallyonly just wished to disperse ur superb writing! Thx, Jayme

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...