Nonna Betta


Ora capisco tutto. Ho passato l’intera giornata assente. Come ad un passaggio a livello, vedevo il tempo che stava passando mentre effettivamente speravo che passasse. Non ricordo nulla di quello che ho fatto al lavoro oggi. Nemmeno chi ho visto. Manichini seduti che parlavano avanti ad una telecamera. Tutti grigi.
Col passare del giorno cresceva in me una forte indifferenza, ascetica quasi. Noli me tangere. Il mio ego smisurato si è tolto da me come due paia di scarpe lanciate vicino alla porta, osservando, da fuori, l’andare avanti di quel barbuto incurvato, chiuso a riccio, più riccio del cesto di capelli che sta facendo allungare. Lucky strike per pranzo, morbide grazie.
Anche a Zadankai, Andre presente ma non pervenuto, solo incazzato quando sente che soffrire è una prova, un’opportunità. Non sono d’accordo, dice non argomentando se non con semplici prevedibili parole.
A casa, una bresaola col grana, giusto per non morire e via, la testa propone playlist tristi sponsorizzate da youtube. Come mi mancano gli mp3 del vecchio mac, devo rimetterli.

Ad un certo punto, mentre avevo voglia di dormire e di fumare una sigaretta allo stesso tempo, guardo il soffitto. E capisco. Succede da 9 anni. Tra il 3 e il 4 maggio mi spengo, non capisco cosa succede e ho un’unica certezza: mi viene da piangere. Il giorno in cui Nonna Betta ha lasciato questo mondo, ha concluso il suo viaggio qui, direbbe una saggia amica.

Mi succede sempre, anche per il nonno. Se mi chiedete durante l’anno quando sono morti, non so dirvelo. Poi arriva la notte critica, quella in cui si sa che è la fine e si ripropone nel ricordo, assolutamente non cosciente. Tutto il giorno mi sento in una pelle non mia, con il cuore che sanguina per fuori, con il cervello che no, non c’è. Il razionale nasconde un ricordo che l’irrazionale ripudia. Poi me ne rendo conto, apro i rubinetti, spengo le luci e piango. Così non mi vede nessuno, forse solo il frigo.

Ora sono grande. Avevo 21 anni, ero fragilissimo, fisicamente e mentalmente. Come sia successo non lo ricordo bene, me l’ha ricordato il vecchio blog. Nell’incoscienza di uno che ha più peli che esperienza, rimango compiaciuto dalla lucidità:

Tanto tu te ne eri già andata, ormai c’era solo la malattia che aveva invaso il tuo corpo. 

E’ vero. E quindi voglio che le lacrime che anche oggi sono uscite dai miei occhiacci siano colme di ricordo, e non di rabbia e rancore per quel fottuto tumore. Annebbiate lacrime mi han fatto rivedere solo io e te, da quando ero piccolo a quando un ragazzino. Il dolore ha lasciato lo spazio all’emozione, al sentimento, alla consapevolezza che se scegli col cuore non sbagli.

Come hai fatto tu. Tu che hai lasciato un paese a noi vicino e che nessuno capisce cosa sia, Ex Jugoslavia, Jugoslavia, Serbia, Croazia. L’hai fatto col cuore. E se non avessi seguito quel malandrino del nonno, io non sarei qui, orgoglioso, fiero di avere la nonna slava e tutti i bis tris etc austrougarici. Nobili decaduti forse, ma nobili nel cuore.
Scrivevo:

Il mio ricordo è vederti in cucina, seduta di fronte a me mentre facciamo merenda e ti racconto i miei dubbi, le mie incertezze, i miei viaggi, i pettegolezzi e io che ti ascolto, affascinato dalla tua saggezza e illuminato dal tuo amore. I tuoi racconti, i tuoi occhi vispi e comunicativi. Non mi sono mai alzato da quel tavolo pensando “che palle”. Mai. Né mai dimenticherò le tue torte che preparavi per giorni e giorni, o quando scappavo di casa e venivo da te a rifugiarmi. Quando litigavo con papà e tu mi facevi ragionare, o quando ci incazzavamo l’uno con l’altra per stronzate che facevamo risolvere agli intermediari, dimenticando tutto. Vedevo il tuo amore per me, sempre, anche quando combinavo cazzate, ti vedevo sempre fiera di me, anche quando io ero il primo a non esserlo, perché sapevi chi ero, com’ero fatto. Complice eppur ferma nelle tue convinzioni. Mi hai insegnato tanto, anche se non so se mai te l’ho detto, mi hai insegnato a contare fino a mille prima di incazzarmi con qualcuno, ad essere tollerante, aperto verso i diversi modi di fare delle persone, curioso verso cose e culture che non conoscevo, che saper chiedere scusa è importante, che bisogna essere forti. Spero di non deluderti in futuro, come so di non aver mai fatto. So che non ci sei più solo fisicamente, ma l’ho già detto prima, sei dentro di me, sei parte di me. Mi proteggi dall’alto. O meglio, da dentro il mio cuore.

Sono passati quasi dieci anni. Ogni anno, ne sono certo, il mio cuore strappato dalla tua perdita si è riformato, ricolorato, rinvigorito, ingigantito. Quindi grazie, per aver conquistato il nonno, fatto la zia, creato la mia mamma così mamma e per avermi consentito di essere qui, commosso e orgoglioso a scrivere di te.

Ti voglio bene.

  Forever

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2 pensieri su “Nonna Betta

  1. La sofferenza è parte della vita, se non esistesse non sarebbe possibile comprendere e cogliere profondamente il senso della felicità. Gli eventi spiacevoli accadono e noi non possiamo evitarli né tantomeno prevederli, possiamo però affrontarli con saggezza e determinazione al fine di “usare” tali esperienze come opportunità di crescita (“trasformare il veleno in medicina”). Questo può sembrare scontato e retorico ma pensare di lasciarsi sopraffare da una sofferenza è già una sofferenza di per sé (concedimi la ridondanza), allora perchè non viverla e provare a tirarne fuori qualcosa di buono, qualcosa che magari un giorno potrà tornare utile a me o a chi mi sta vicino?! Della vita non si butta via niente, “gioisci quando c’è da gioire, soffri quando c’è da soffrire…” scrive Ikeda, l’importante è tornare sempre al punto focale e non perderlo mai di vista.
    Mi ritrovo molto nelle parole che scrivi e nelle sensazioni scaturite dai tuoi ricordi; a volte, quando penso alle due persone che adesso non sono più qui con me, mi pare di sentire il loro profumo e mi si blocca il respiro perchè sto per piangere… allora fermo i ricordi, recito un daimoku lento nella mia mente e sfugge un sorriso. Continuo a vivere la mia vita insieme a loro, come sempre.

    1. Ciao Francesca.

      Sono rimasto molto colpito dal tuo commento. Hai scritto delle cose che mi erano state dette pochi giorni prima da una buddica molto più esperta di me. Mi sono riletto il commento più volte perché finora il buddismo non era entrato così palesemente nel mio blog.
      Pensa che ne sono stato così entusiasta che ne ho parlato ieri a Zadankai.
      Vieni a gruppo da noi!!! sarebbe bellissimo!
      Fammi sapere

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