Chi non sa fa


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Matrix, puntata Cerco Lavoro.

Parliamo dei giovini. Scusate se mi ci metto pure io che ho fatto da poco 30 anni: spero la cosa non arrechi disturbo (a me sì. moltissimo. preferivo 29).
Ogni trasmissione che si rispetti parte da dei dati. Si guardano i lavori con più richiesta. Quelli definiti più umili dalla società (lo dico io perché tutti hanno fatto finta di niente) ossia il barista, il cameriere, fino ai più alti nella classifica dopo i parrucchieri, i commessi.
Ci sono due cose che la sottile perfidia televisiva ha lasciato sottendere:

  1. non abbiamo voglia di fare una minchia
  2. siamo tutti dottori.

Punto 1.  NON ABBIAMO VOGLIA DI FARE UNA MINCHIA.
Ah, è vero. Io ne conosco un sacco, che fanno i mantenuti da mammà e hanno come unico scopo farsi fotografare la sera nei locali che contano. Lo diceva anche Jo Squillo. “C’è chi insegue la carriera e poi a casa è cameriera”. Tutti trendsetter per una sera e durante la settimana invece? Boh. (Jo, se mi leggi prendiamoci un caffè che ho mille cose da chiederti.) 
Torniamo ai nullafacenti. E’ una questione di scelte e qui, in questo blog si giudicano solo persone coi calzini bianchi. Il resto fate come volete. Da ragazzo che ha perso 2 annetti buoni all’uni per farsi i cavoli suoi, dico anche: fate bene. Poi non sapete che vi aspetta. Se non vi date una mossa, però, finirete a farvi pena da soli. Scusate ma la penso così.
Dicevo.  Per ogni nullafacente certificato (potrei farci un post) ce ne sono 10 che si fanno un mazzo tanto. Ok, 5 dai. C’è davvero chi lavora per mantenersi agli studi, perché insegue un sogno, o un obiettivo, o è schiavo di ignoranza sociale o del desiderio di riscatto di una famiglia. Chissenefrega. E non è essere secchioni (vi ricordate le arpie in classe al liceo? Quelle che vi guardavano dall’alto dei loro 10-brava-tu-si-che-sei-l-amore-della-prof). E’ il sacrosanto diritto di scegliere il proprio futuro. Anche semplicemente iscrivendosi all’università per cercare il pirla giusto da incastrare (come Nicolina, vi ho già parlato di lei).

Punto 2. SIAM TUTTI DOTTORI
Se uno studia per 5 anni, 8, 10, a seconda di quello che ha scelto, non mi sembra così assurdo che voglia fare l’avvocato e non il cameriere. Con tutto, tutto il rispetto per la categoria, sia ben chiaro. Se a voi grandi, che magari fate da 20 anni la stessa cosa, vi dicessero: no guarda non hai più il tuo lavoro, vai a friggere patatine, sareste contenti? Eh-no-ma-è-diverso-noi-abbiamo-una-carriera.
Ah no. Noi invece no, non ci va di averla. Non possiamo costruirla, siamo i figli della serva. Sì, perché è scomodo, ma va detto. I lavori che hanno richieste sono quelli più umili, perché quelli più alti, cari i miei grandi, li occupate voi, col vostro professionalissimo sedere appiccicato alla sedia. E’ un vostro diritto. Come è un nostro diritto prendere il vostro posto. Si chiama ricambio generazionale, i paesi evoluti (non quello in cui viviamo) è cosa non voluta, ma addirittura ricercata dalle aziende stesse.
Eh-ma-voi-non-sapreste-farlo. A parte che non è vero, dovreste voi accorgervi che state facendo tutto nel modo sbagliato. Parlo del mio campo, la comunicazione. Non si fa così. Noi abbiamo un cervello splendente che le richieste di un mercato che ragiona ancora col Carosello ci rende opaco, e non c’è smacchiante o sgrassatore che regga.
Sì, io parlo con cipiglio, perché ho bypassato la lista dei lavori con alta richiesta e sono andato verso quelli alti e basta. Ma c’è una cosa che vi siete dimenticati di dire in tv, o cari. Che non finisce lì. Se uno arriva a fare la cosa più simile per cui ha studiato è vero che ci vuole la determinazione di una formica zoppa e cieca alla ricerca di pane, e anche una fetta di culo, ma non è finita lì. Ditelo cosa succede dopo.

Punto 3. NON ERA PREVISTO IL Punto 3, MA LO AGGIUNGO IO
Se arrivi a lavorare dove pensavi di lavorare c’è un piccolo, insignificante dettaglio tralasciato dall’analisi televisiva. Arrivi a lavorare ma non è detto che ti paghino. Oppure lavori nel posto superfigo, ma ti pagano… ogni 6 mesi… con 200 euro… con delle uova fresche…
In questo fate schifo, lo dico di cuore, voi grandi: ci prendete per il culo. Fate leva sulle nostre passioni o sulla nostra ambizione, per sfruttarci senza ritegno, tenendoci a debita distanza dalla vostra expertise. Perché la stagista occhialuta che avete vicino potrebbe rubarvi tutti i segreti e rubarvi il posto! Uuuuhh.
Svegliatevi. Il paese ha bisogno delle nuove menti, perché mi pare evidente che quelle che ora comandano un’azienda, un partito (ahahahah, ciao Trota) o un paese, si sono dimostrati del tutto inetti al loro luogo.

E vi risparmio il pippone su come un giovane che apre partita IVA si ritrova a essere ucciso dalle imposte. A guadagnare esattamente come chi dipendente si fa 40 ore a settimana, facendone almeno 100 non riconosciute da nessuno, e con molte, molte responsabilità in più.

Punto 4. SPARATA FINALE
Perché pare impossibile, ma proprio voi, voi che avete lottato, cambiato, innovato… vi siete spenti. Nel peggiore dei casi venduti. E come tutti i meccanismi di vendita piramidale o di aspirapolvere porta a porta volete trascinare noi nel baratro. Ecco. Questo è sbagliato. Questo non è etico. Non è colpa nostra se è andata così. Non potevamo scegliere quando voi avete cambiato il paese, guardavamo Bim Bum Bam quando voi avete incominciato a fare i Mida, a godere del presente senza pensare a fare quello che facciamo noi spocchiosetti e cipigliosi come chi scrive: continuiamo ad aggiornarci, a vedere quello che ci succede attorno. Possiamo farlo perché non abbiamo nulla da perdere. Non ci avete lasciato nulla. Solo debiti e malcontento sociale.
E sinceramente, io che mai l’avrò, non ho nessun piacere di pagarvi la pensione. Noi non ce l’avremo. Non avremo mai i soldi per una casa (premesso che la si voglia). Non ci danno il mutuo che avete avuto voi 30anni fa.

Punto 5. EPILOGO
In tutto questo discorso, abbiamo colpa anche noi. Uno perché quando siamo davanti ad un tramonto invece di goderlo, di bagnarci coi raggi arancioni ci facciamo una foto su instagram (Path per gli innovators) e la spediamo in rete. Due perché non sappiamo essere umili. E’ vero. Me ne accorgo anche io che sono nel mezzo della tanto bramata gavetta. [Un concetto italiano del cazzo, se mi permettete. Se uno è bravino, bravo o bravetto, non è che deve scontarla perché è successo lo stesso anni prima a chi sopra di lui. Lo ripeto ancora una volta: svegliatevi. Non funzionano così le cose.] Invece di tacere ed essere riconoscente per l’opportunità che mi viene data, mi viene solo da fare come lui, e gridarlo: il modo in cui concepite il lavoro è…

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3 pensieri su “Chi non sa fa

  1. concordo quasi su tutto e faccio una postilla al pippone: io fui un’associazione professionale (era la cosa che costava meno costituire dal notaio) e siccome sono geneticamente ligia alle regole assunsi la mia collaboratrice. riducendomi in miseria, 1) perché nessuna agevolazione era prevista per la mia povera neonata associazione, come fossi stata una fabbrica di centomila assunti; 2) perché il tempo che ho perso per uffici e corridoi e sportelli per vidimare firmare timbrare e quant’altro di inconcepibile da mente logica la nostra burontocrazia ha escogitato per favorire scappatoie ai meno onesti di me, mi ha rubato giornate di lavoro che ho poi faticato a recuperare. ciò detto aggiungo che, a onor del vero, c’è tanta gente per bene come me -ormai sulla soglia dei 60 anni- che si è fatta, come me, un notevolissimo e indimenticabile mazzo lavorando come una schiava dai 25 anni in poi. oggi grazie a quella fatica posso mettere a dispozizione di chiunque un’esperienza che dicono essere notevole. mi facevo il culo, ovvio, come qualsiasi ultimo arrivato. eccetera…

    1. Giusto, solo che non tutti sono come te. Basti vedere nel mondo della comunicazione, questi pseudo esperti di social… che si fanno guru di qualcosa che non conoscono.
      come se io andassi a fare l’opinionista di calcio.

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