Pensare da cani


Una macchia sulla camicia, una penna che si rompe, una mela marcia.
Sono cose che danno fastidio. Come giornate come queste, in cui sai, sin dall’inizio che la cosa migliore che ti possa accadere sarà metterti nel letto, chiudere gli occhi e allentare lo sguardo dal giorno passato.

Mentre quei cafoni dei miei vicini discutono del nulla all’una e ventisei, cerco di incasellare la centrifuga di pensieri che rimbalzano sulle due pareti vuote della stanza. Con grandissimo sforzo, perché l’evidente blocco dello scrittore (o forse meglio dire scrivente, piano con le definizioni) mi impedisce di scrivere quello che penso quotidianamente. Ormai tutti hanno un’esigenza comunicativa e di commento su tutto, ma il punto, di chi come me è attratto dai pensieri che portano a una frase è: ma chissenefrega anche. D’altra parte il web è democratico, non contenutistico.
Dicevo. Cerco di non annoiarmi da solo coi pensieri su ciò che sta accadendo. Lo scrissi anni fa, non ricordo né come né perché: crescere è la più grande truffa alla quale io abbia assistito. Più vado avanti e davvero meno capisco le cose che percepisco, che vedo, che sento e che faccio. Una sola cosa mi è chiara, l’amore mi salva. Ma sarebbe riduttivo populista retorico e poco rispettoso di questa cosa mia, nostra parlarne in questo contesto.

I pensieri arrugginiscono nell’umido delle spiegazioni, vorrei capire bene perché ci sono giorni come questi in cui l’onda dell’apatia mi assale e mi ributta sul bagnasciuga, consumato, come un legno che ha visto troppi mari che non gli son piaciuti. Forse è quello. Vedo cose che non mi piacciono, e sono combattuto tra un’adolescenziale necessità di mandare tutto affanculo e una buddica filosofia di vincita nell’ambiente che mi circonda. Non solo lavorativo.

Però ti ritrovi così (forza Andre ce la stai facendo a buttarla fuori) a 30 anni e non capire niente. Nonostante le soddisfazioni, i riconoscimenti, i festeggiamenti, i passi da gigante (che devo scrivervi perché meritano) ti rendi conto che quello che hai, che hai voluto, che fai anche bene… non basta. O che forse non fa per te. La domanda successiva, per chi come me del lamento fa un vezzo e non una filosofia di vita (credo e dedico la mia vita alla legge causa effetto) allora sarebbe: orsù dunque, che fa per te, giovine barbuto dalla decadente beltà?

Non lo so. E non riesco a capirlo. Questo mi fa incazzare parecchio. E’ come se la mente fosse rapita, tenuta in ostaggio da qualcosa. E perdi le chiavi di casa in casa, e sempre in casa, perdi tutto quello che ti serve per andare in palestra. In riunione ti parlano di 10 interviste e tu capisci che sono 25. Cosa pensi, a cosa pensi allora? Eh. Non lo so. Lo schermo friggente della tv senza antenna rende l’idea.

Ho sempre sbagliato il timing delle cose. Da piccolo speravo di diventare grande. Da universitario non vedevo l’ora di finire di perdere tempo con esami del cazzo. Da lavoratore mi rendo conto che tutte le mie idee e i miei talenti (per cui sono stato voluto) sono usati al 5% e aspetto il tempo libero per fare quello che mi piace, ma il tempo non c’è. E aggiungo un brutto carattere, irascibile e permaloso. Perché mi incazzo se mi si tratta da segretaria o se mi si controlla. Sono o non sono cazzate?

Le cose che mi riescono meglio rimangono in stand-by. Non scrivo niente, non fotografo nulla, non sto su un palco. E mi sento libero di farlo solo alle 2 di notte. Questo non è sano. Nemmeno non capire se ho sbagliato tutto o se questo è un percorso che mi porterà a capire meglio la mia strada. Davvero: non ci arrivo.
E non è capriccio, forse si tratta solo di un caso di ambizione mal gestita. Se non fossi ambizioso, sarei rimasto in quel sottoscala (con tutto il rispetto).

Forse dovevo nascere 10 anni prima. O in un altro secolo. O cane. Ecco. Io vorrei essere un cane. La forma animale urbana più pura, buona, sincera. Lo ben sa la mia dolce metà, che ormai mi porta al parco tutti i weekend a vedere i cani che giocano. Io correrei con loro. Farei le corse, la lotta, le abbaiate e anche la cacca dietro un cespuglio, porterei pezzi di legno e anche palline da tennis, mi butterei dentro tutte le fontane. Scodinzolerei per rispetto delle loro limitate capacità relazionali agli umani, presi da tutte le loro insignificanti paranoie, da tutti quei pensieri sovradimensionati che non siano corse, pappa, coccole (anche spinte) e pisolini.

Bene, rileggendo credo che anche la scrittura ivipresente sia da cani, perché non ripaga i distinti lettori e le gentili lettrici del tempo perduto, quindi mi arrotolo, sposto il piumone e mi chiudo in cuccia.

That s ❤.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...