Ciao Lucio


Trovo solo ora il tempo di scrivere qualcosa dal mio ritorno sanremese. Avevo un sacco di idee, ma al ritorno il lavoro ha fatto in modo di tenermi inchiodato alla scrivania tutta la settimana, in modo da continuare a picchiettare sulla ferita. Tanto per capirci ieri sono entrato alle 830 e uscito alle 21.
Ma non siamo qua per parlare di sfruttamento di me.

Oggi è morto Lucio Dalla. Infarto. Un colpo e via. Un omino così piccino tanto immenso e peloso (pelossissimo giuro) non c’è più. Non mi era ancora mai successo con un cantante. La pelle d’oca al sentire “è morto”. Strano.
Non ho molto da dire, non più di ciascuno di voi che ha messo un suo video sulla timeline di fb per ricordarlo. Io l’ho conosciuto proprio a Sanremo, quando accompagnava topogigio Davide Carone in Nanì. Una canzone che francamente non mi ha mai convinto, e che avrei voluto sentir cantare dal sior Lucio, perchè così tremendamente dallesca da far scomparire il giovane talentato sul palco al suo cospetto.
Ero alle prove, seduto vicino alla Venegoni. Che tra i mega giornalisti del Festival è l’unica che parla anche con i non potenti come me. E’ ‘na matta, ricordo ancora quando l’anno scorso mi ricordava di Russia, notti in prigione e Battiato. Vabbè ho divagato. Ervamo seduti vicini, io e lei, quando ad un tratto, zompettante al trotto come fa un cane contento si avvicina  e si siede con noi. Io pensavo di morire. Non sapevo da che parte cominciare, grazie per Futura, per Banana Republic che è uno dei primi vinili che ho preso in mano, vaffanculo per Nanì, per 4 marzo 1943 che mi ha fatto quasi rischiare la maturità con una commissione di superfasci e Caruso veramente l’hai scritta su quel piano, Ma come fanno i marinai, chi ha capito che Canzone era un testo del Romanticismo secondo te, Attento al lupo, tu e la Vanoni eravate ubriachi sul palco e stavo morendo dal ridere… e sono riuscito solo a dire “Ciao”.

E allora, a quell’omino piccolo così, che ci raccontava che lui a Sanremo abbracciava tutti perchè non (ri)conosceva nessuno, ribadisco il saluto con la sua canzone omonima, che ovviamente il popolo bue non ha capito. E aggiungo anche: Lucio, meglio così che andare a fare i predicozzi in tv da vecchi, consumati dall’immagine e dall’idea che si ha di se stessi.

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