The day after


“Quando arriva la notte e resto sola con me, la testa parte va in giro in cerca dei suoi perché” dice Arisa nella canzone che secondo me avrebbe dovuto vincere. CI ho pensato tutta la notte, non ho dormito nulla, e ho avuto solo incubi sul mio ritorno alla routine.
Sono molto fortunato, faccio un bel lavoro. Però non lo so. Ho dei dubbi, decisamente fuori luogo visto che ho altro a cui pensare. Ossia l’inevitabile ingresso nella terza età a inizio marzo. Forse le cose sono legate, in effetti.

E’ che non mi succedeva da quando non volevo andare a scuola. Mi sono svegliato con il magone e poi, in una triste stazione ligure, ho aperto i rubinetti. Ho pianto per circa un’ora e un quarto. Avete presente quando non si riesce a smettere? Ecco. Ho addirittura chiamato la mamma. Ci rendiamo conto della gravità della situazione?

MI sembra di comprendere che più vado avanti, meno capisco le cose che sto facendo. Il perché mi rimane ancora ben presente, ma… non lo so. Se non fosse la scelta giusta? Se il mio cuore, il mio cervello, tutto me volesse andare in verità da un’altra parte? Che mi riesce bene come quello che già faccio, ma che… mi rende più felice? Che sento sia quella la mia strada?
Ecco, questo è il problema. Non posso nascondermi dietro il dito, a 95 anni poi… Solo che da ambo le parti, nella realtà e nella visione, il problema è lo stesso. Avere a che fare con la gerontocrazia. Non c’è alcun spazio per chi è giovane e talentato (mi si permetta). Devo continuamente interfacciarmi con persone a cui la realtà che conosco e vivo serve, ma che non si sforzano di conoscere e subito, giudicano, perché checchè ne dicano, non ascoltano per nulla. Le persone poi, più mature di me, che alimentano il potenziale, umano e professionale, credo siano 4.
La grandissima sfiga è che quello che so far meglio, usar la parola, lo faccio in italiano. Sennò davvero potrei andarmene. E non perché non so l’inglese, anzi, perché proprio conoscendolo so che lo stile di scrittura non si traduce. Quel che scrivo, che sia un testo o una sceneggiatura, nasce in italiano.

Ti fanno passare la voglia. Perché vedere le cose che conosci esser fatte e usate così male, ti fa bruciare il cuore. Sì a me brucia, perché ho un brutto carattere e prima di ritrovarmi a piangere ce ne vuole. Per far un paragone, è come se io giocassi a calcio perché da sempre possiedo il campo da calcio. Non funziona così.
Vedere che la soluzione c’è, e che non ci vorrebbe molto a metterla in pratica e poi non usarla, stare zitto, aspettare perché tu sei l’ultima ruota del carro e loro i comandanti… è frustrante.
Vedere che il ritorno c’è, che il potenziale c’è e poi metterlo in armadio con la naftalina per un altro anno, mentre fai altro fa male.

E poi dev’essere proprio una cosa legata a questo pessimo, orribile carattere che mi ritrovo. Che è la traduzione di meritocratico. Se faccio un lavoro, vorrei fosse riconosciuto. Se lo faccio bene, vorrei essere apprezzato. Perché le mail di ordini e insulti siamo bravi tutti a farle. Ok che è il mio lavoro, ma cazzo, porco cazzo, uno non può crescere se non ha dei feedback anche positivi.

Non capisco, non ci arrivo proprio a entrare nel mondo dei grandi, speigatemi come si fa, non faccio parte dei lamentosi stitici. Non ho paura di farmi il mazzo, però aiutatemi a capire, non ci arrivo.

Cazzo adesso non vedo più la tastiera.

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