Terza serata: “Made in Italy” all you can eat


Non c’è due senza tre. La serata di ieri pare sia finita qualche minuto fa. Proprio non ce la facciamo, eh?
Ho fatto un esperimento. Ieri ho seguito il Festivàl dalla galleria e non dalla sala stampa. Voi non potete vedere che va in onda uno spettacolo parallelo, uno per cui qualsiasi produttore di format avrebbe materiale per almeno 12 stagioni.

La crisi si sente, soprattutto nelle sciure di una certa levatura sociale. Si investe meno in zigomi 4D, labbroni a canotto, sopracciglia che da orizzontali diventano verticali. Si riesumano dall’armadio le pellicce (si sa, un animale morto addosso è status dal paleolitico), si tira fuori tutta la chincaglieria (alta parola che ho atteso di scrivere per tutti questi 29 anni di vita terrena) che invecchiando migliora, a differenza del decoltè che si increspa senza rispetto alcuno. I lor signori, invece adottano uno stile ricco-tecnico, nascondendo il macchinone al parcheggio comunale davanti all’Ariston, che è piantonato dalle forze dell’ordine tutto il giorno e la notte.

Dopo questa intro degna di Costume e Società, passiamo agli ascolti. Com’è andata ieri? Siamo saliti. 12 milioni 770 mila spettatori con uno share del 45,63%. Questa per la prima parte, che è durata “solo” fino alle 23.44. La seconda parte ha visto una morte di metà degli spettatori che la DIGOS dice di aver ritrovato stamattina stecchiti davanti alla tv con in mano un santino di Pippo Baudo. Che tradotto sarebbe 6 milioni e 533 mil persone con uno share del 57.16% (che per la programmazione NOTTURNA è quasi un record)

Cos’ha funzionato ieri sera? Il modo del duetto. Il duetto internazionale, per essere precisi. Che non è una novità data dall’Europa unita o dagli accordi nati dopo anni di Giochi Senza Frontiere. C’era già quando il festival era in bianco e nero e non andava in onda dall’Ariston. Come questo fantastico duetto di Gabriella Ferri con Stevie Wonder nel 1969.

Torniamo al 2012. I duetti sono stati quasi tutti interessanti. Ripassiamoli un attimo:

Civello con Shaggy, che Gianni ha chiamato Sagghi, credo sia stato il peggiore. Lui reduce da una partita di golf dove si è ubriacato e s’è risvegliato in una buca, lei vestita da Lindt Lindor.
Bersani con Bregovic. Sanremo diventa internazionale e non con la megastar che non serve a nulla (vedi il dj della sera prima). Romagna mia così non l’avete di sicuro mai sentita. Goran è un genio.
Nina Zilli con Skye. Sempre più Mina, sempre più brava. E poi, Rome wasn’t bulit in a day. Che volete di più.
Matia Bazar con Al Jarreau. Quest’anno non ne prendono una i Matia. No.
Emma e Gary Go. A me son piaciuti. Chissà che ne pensa Patty Pravo.
Arisa e Josè Feliciano, sono stati bravissimi, e credetemi, finalmente, le quotazioni di arida stanno salendo.
Renga canta con Dalma, che è il Gianni Morandi della Spagna, la voce è la stessa
Carone/Dalla e Mads Langer non mi sono piaciuti. Mi scuso con il maestro, ma non riesco a inquadrare il giovine Carone
Irene Fornaciari porta sul palco “solo” Brian May. E’ la prima volta che credo di morire dentro quel teatro. Ah sì, c’era anche una bionda che non ha impressionato nessuno, nemmeno quando cantando con Irene sembravano Bonnie Tyler
Loredana Bertè e Gigi D’Alessio riesumano Afroman. Ah no è Macy Gray, che mi pare palese essere arrivata con l’astronave disegnata da Castelli. Stamattina gira voce che l’abbiano trovata a dormire lì sotto avvolta da un cartone. Scherzi a parte, Almeno tu nell’universo ha fatto uscire tutta la vita, la sofferenza di Loredana. Bravissima.
E qua viene il momento in cui il vostro inviato si è commosso. Patti Smith. Non so se fosse meglio la prima o la seconda canzone. Ho votato per lei e i Marlene Kuntz.
Noa e Finardi sono bravissimi, ma Ugenio (così valettamente ribattezzato) quando ha cominciato a cantare mi ha fatto paura.
Dolcenera e Professor Green. Ecco.
Chiusura da brivido, con Noemi e Sara Jane Morris, che non è Maga Magò, è una delle voci più belle che esistano al mondo.

Perché la serata di ieri è piaciuta a tutti? Perché era di intrattenimento. Cos’hanno sbagliato? A far diventare il made in Italy un all-you-can-eat. Per una serata ti metto 32 canzoni. Siamo famosi nel mondo per essere artigiani, per fare le cose in casa, con calma e precisione.
Ieri invece ancora eccesso di zelo. Chiudere all’1.25 vuol dire una diretta da quasi 5 ore.
Il trucco delle sciure non regge così tanto, e il tacco, quel tacco che allunga la gamba e accorcia l’anagrafe dopo le prime due ore fa male, tutto si gonfia e non rimane che una soluzione: spegnere la tv lanciando la scarpa.

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