La messa è (S)finita


Non so quanti lettori siano rimasti a leggere lì dietro lo schermo. Immagino siate tutti morti dopo la puntata di ieri.
Ci sono stati un po’ di problemi, di fastidi, di predicozzi che metà bastavano.
Innanzitutto abbiamo un grande problema. Non abbiamo la valletta. Ivana si è rotta, è finita all’ospedale e secondo me non torna.
Quindi se volete mandare un cv, posso provare a mandarlo a zio Gianni. Se nell’albero genealogico avete qualche punta esotica, magiara o oriunda, beh è più facile.

Luca e Paolo hanno avuto un compito difficile. A mio avviso è durato troppo, gli sketch erano tre, e forse ne bastava uno. Nulla contro le ex Iene, ma qui ho avuto la prima impressione di quello che sarebbe stata la serata: un grande errore di tempi. Un pranzo di natale, anzi da matrimonio. 3 antipasti, 6 primi, la torta Celentana a 56 piani rifinita in burro prima del secondo, anzi i 7 secondi.
La realtà televisiva non consente più i tempi geologici. Sebbene sia piena di personaggi geologici, ma questa è altra polemica. Tra l’inizio della kermesse (volevo scriverlo da tre settimane: kermesse) e la prima canzone passa un’ora. E’ il tempo in cui si fa un programma, si arriva da Milano a Parigi con l’aereo, ci si innamora, si consuma e ci si lascia in certe discoteche. Siamo nell’era Youtube, svegliatevi.
Guardate come ha funzionato perfettamente (forse troppo, da sembrar asettico) X-Factor.

Partono le prime canzoni. E’ il festival della crisi, è il festival dell’austerity, è il festival tecnico. Forse lo sono anche gli autori. Pre Celentano le canzoni sono state sei. Io salvo Noemi. E non solo perché stava regalando una poppa a tutte le prime tre file.

Arriva il momento di Celentano. Che vi sia piaciuto o no, va detto subito. Ieri sera si è scritta una pagina di storia della tv. Col sangue forse. Il problema non credo sia Celentano. Credo sostanzialmente il fatto di eleggerlo a intellettuale sia il problema. Sia chiaro: non ho nulla contro Celentano. Credo che in Italia ci siano altri pensatori, forse più pensanti o facili da capire. Perché ecco, io non ho capito. Ha parlato dei giornali da chiudere, dei referendum che non ci sono stati. Non ho capito il senso. Non ho capito perché ad un certo punto è entrato Pupo. Non ho capito nemmeno l’intero catastrofica. Anzi.
Non l’ho gradita, le immagini del dramma a me hanno subito ricordato Atene (qua si ferma un paese per il molleggiato che parla, in Grecia va a fuoco la capitale, ma vabbè) e anche Costa Concordia. Fine della polemica.
Il problema di questo intervento è proprio di scrittura televisiva. Che poi non è altro che la scrittura, la struttura del racconto. Apertura, svolgimento, chiusura. Per me si è chiuso 3 volte. Poi anche Gianni è intervenuto, ma non è ancora finito. Io mi sono rotto subito, dopo il discorso della chiusura di Avvenire e Famiglia Cristiana. Chi scrive non è cattolico né cristiano, quindi non di parte. La cosa importante in una democrazia è che tutti dicano la loro, Adriano. E poi ci sono quotidiani ben più pericolosi a livello di messaggi mandati. Per non parlare poi di certe riviste che costano una moneta. Non lavano il cervello anche quelle? Dai.
Un’ora di predicozzo, difficile da seguire. Sarà che non ho gli strumenti per capire. E poi, la dico tutta, c’ho visto della demagogia. Credo che ci siano altri modi, luoghi e soprattutto tempi per discutere di certe tematiche. Preferisco che Benigni mi spieghi l’Inno di Mameli.
Perché mi racconta una storia. Sanremo è così, ci racconta delle storie, cantate e basta. Non è richiesto l’impegno cerebrale dedicato. Il festival si guarda commentandolo con gli amici, facendo la lavatrice, mangiando la pizza e bevendo allegramente. E’ un momento di intrattenimento non di indottrimento.
La messa ad un certo punto sfinisce.

Dopo un’ora si ritorna alle canzoni. Anche qui il mood non è dei più allegri diciamocelo. Io sono indeciso tra Arisa e Nina Zilli.

Nel frattempo il voto della giuria demoscopica (che da sempre non capisco come struttura ed esistenza, soprattutto nel 2012) salta, tutti si ritrovano a scrivere i giudizi con la penna, valgono, non valgono… chi lo sa. Alla fine della fiera, il voto è annullato. Quindi stasera ne elimineranno 4, in una logica sempre più talent show, pur non avendone gli schemi e le finalità.

Insomma, l’impressione è quella che il Festival sia veramente come quel pranzo di matrimonio. Torni a casa ciondolante, un po’ rinco, e la cosa che ti ricordi di più è che hai riso per come era vestita la gente. E quest’anno… nemmeno quello!

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Un pensiero su “La messa è (S)finita

  1. Sinceramene quando ho visto che Luca e Paolo intrattenevano così a lungo mi sono detta: “c’è qualcosa che non va”.
    Poi Morandi mi sembrava più impacciato dell’anno scorso.
    Però quando sono partite le canzoni e sono andate una di fila all’altra. Mi sono detta “ok ci siamo, festival , canzoni”. Niente fiori (ho 30 anni ma sono una di quelle “vecchiette” che vorrebbe avere fiori ovunque e un palco all’Italiana).
    Celentano non l’ho capito. E mi sono sentita per un attimo la sola, così ho cercato su twitter e ho scoperto che eravamo in tanti.
    Mi di spiace fortemente per i cantanti, perché a mio avviso dopo l’intervento di Celentano (chi è arrivato alla fine, io ho resistito fino alle 23) pochi eletti (o obbligati) sono riusciti ad andare avanti ed ascoltare le canzoni.
    Io non riproporrei Celentano solo per un fatto: musica. Dateci la musica e fate finire il Festival ad un orario decente.

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