Perdita.

Un macigno in pieno viso. Non riesco a smettere di piangere, non vedo nemmeno lo schermo.

Paola, la migliore amica della mia mamma, da stanotte non c’è più. Una serie di fottuti tumori ripetuti l’hanno attaccata negli ultimi 15anni, anni in cui io non l’ho MAI vista non sorridere.

Tanti anni fa, Paola lavorava con mamma in circoscrizione, era agli inizi della sua carriera di assistente sociale. Andavo ancora alle medie. Aveva un sacco di capelli ricci e il sorriso complice di chi ti capisce. Gli anni del liceo per me sono stati pessimi, quando fingevo di star male per andare a casa, inforcava la sua Marbella rossa e mi veniva a prendere, fingendosi mia mamma. Da cui il titolo di mia vicemamma ufficiale. Non ha mai messo becco sul perché volessi uscire da scuola, e ho sempre sentito che era dalla mia parte. Quando stavo crescendo, e avevo i capelli lunghi, mi diceva che le ricordavo Miguel Bosè.

Crescendo poi è sempre stata per me un esempio di lotta, di forza, di cuore nell’affrontare il male più brutto. Pochi anni fa è stata il mio braccio destro nel preparare la megafesta dei 50 anni di mia mamma, anni prima il mio gancio negli scherzi per la sua seconda laurea. L’anno scorso, mi ha aiutato a reperire tutti i testi per la mia tesi socio-fotografica.

E’ una di quelle presenze che per me ci sono sempre. Anche se non ci telefonavamo ogni due giorni. Era lì, sorridente, una delle mie fan numero 1 di tutte le cose più o meno importanti che ho fatto negli ultimi anni. Non cerco la mail dei complimenti per sanremo, o finisco di piangere l’anno prossimo.

Sono arrabbiato, incazzato nero. In questo weekend molte persone a me vicine hanno perso un pezzo di cuore per questa cosa chiamata cancro, tumore, merda. Evito di incazzarmi con Dio, perché la vedo diversamente (buddista convintissimo) e perché mi ha fatto incazzare nel 2003, portandomi via la nonna (che ci credeva tantissimo). Non è giusto, non è corretto, vedo allontanarsi i buoni, e sopravvivere le merde.

Non ce la faccio, ci sono cose che non posso accettare. Ho appena spaccato un accendino contro il muro per la rabbia, solo perché non avevo nulla di meglio sotto mano.

Cosa devo capire da questo? Sostanzialmente che le quotidiane puttanate che ci preoccupano ogni giorno sono nulla. La vita è il vero unico valore. Ora capite quando dico che i cari drogati per me possono ammazzarsi senza problemi? Non avete capito niente voi e le vostre righe. Nulla. Darei tutti voi per avere indietro le persone che non ci sono più e non per delle stronze debolezze come la vostra. Sì, è uno sfogo.

Paola, mia vicemamma, il percorso per te non è stato facile. Ma io so che hai combattuto fino all’ultimo respiro. Una cosa cattiva e più grande di te ha scelto una fine che non ti meriti. Non ha senso che la tua forza vada perduta. La prendo io, la porto con me, ne faccio tesoro e insegnamento prezioso per una cosa che non riuscirò mai a capire. Il tuo sorriso complice, la tua capacità di ascolto e comprensione (non solo per me) ora sono luci nel blu notturno che guardo la notte. Sei la mia guida, sei una degli adulti che avrei sempre voluto diventare.
Essere guerrieri non vuol dire usare una spada o una pistola. Vuol dire non abbassare mai la testa dinnanzi a ciò che ci accade, vuol dire sputare il sangue, sciacquarsi la bocca e urlare a voce alta “non sono d’accordo”. Combattere è una parola forte, ma è l’unica che mi viene in mente quando penso al tuo male. 
Pagherei tutto l’oro del mondo per averti qua davanti, guardarti dritta negli occhi, stringerti forte e sperare di avere un centesimo della tua forza. Una forza che non è fisica, forse nemmeno mentale, secondo me viene dal cuore.

Un cuore grande, come il tuo, che ha illuminato tutti questi anni il mio e quello di tutta la mia famiglia. Mi manca già il fatto di non poterti telefonare, anche se sono tentato di chiamarti e dirti che ti ho amato amo come poche persone in questo mondo.

Grazie, sei la vicemamma migliore che potessi immaginare.

Tuo, Andre

 

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