Sono intorno a me, sono come me…(ma anche no).


Insomma, ha ragione Francesco Alta Energia. Come sempre. Loro sono intorno a me. Ma si sentono meglio.
Parlo degli italici all’estero.
Li vedi subito, dal primo scalo internescional che si fa. Nel mio caso, essendo Milanese d’adozione, per andare a San Francisco si fa scalo a Parigi.
Ed eccoli lì. Con lo sguardo tipico del piccione lui, occhiuto e pensante, con lo sguardo di quei cani con gli occhi di lato lei, imbambolata e fiera di esserlo.
La loro storia comincia salendo sul mega aereo intergalattico a due piani. Sguardo perso in cabina, lo stesso che avrebbe Flavia Vento a guardare la tavola pitagorica. Incredibilmente, signori e signore, i numeri dei posti sono… in successione! Ommioddio, l’avreste mai detto?

Ma aspettate, non ho parlato del look. E uno che un po’ di moda ne capisce (abbastanza da esserne fuggito asap), deve dire la sua. Anni fa Elio cantava di uomini col borsello. A me faceva ridere l’idea, perchè la vedevo così, impossibile, come se un puttaniere stesse al governo… dai è impossibile.

Eppure.

Sisley tipo Vuitton per il ceto medio, Vuitton per il ceto basso, Prada per quello alto, egli c’è, e non si vergogna di esistere. Cosa ci mettiamo noi maschietti là dentro? Telefono, sigarette, chiavi, portafogli. I più accessioriati macchna fotografica, piegaciglia, e gagliardetto.

Il look di lui non cambierà all’arrivo, se non per un dettaglio, che scopriremo poi. Veniamo a quello di lei.
Lei ha gli occhiali da sole. A prescindere, anche di notte. Il resto è messo a caso, a parte una grande shopper di cotone pesantissima. Se hai la Pinko sei sfigata, sappilo. E dentro quali sono i tomi maipiùsenza in vacanza?

Visto, Leggo, Diva e Donna, Cronaca Vera, Chi. Le più alfabettizate Vanity Fair (che il qui presente rompiballe salva).Ah e la gazzetta del consorte. Quotidiani non pervenuti.
A dire il vero, nemmeno io li prendo. Non per ignoranza, ma perchè se prendo in Times le probabilità che mi attacchino bottone si riducono del 99%.

Giunti a terra, piccione e caneocchidilato superano la dogana (non senza difficoltà, rispondere a “dove andate e metta la mano lì per lo scan” non è così facile) e cominciano con lo sguardo impanicato a vagare per le uscite dell’aeroporto. C’è da dire che qui il biglietto per il trenino/metro parte da venti bigliettoni e poi tu detrai a seconda di dove devi andare, quindi non è così facile. Ma si chiama selezione naturale, quindi please don’t romp the palls.

Una volta giunti nel centro città… dove troverete le masse italiche? Pizzerie? So 80’s. Starbuck’s? So 90’s. Da quando s’è deciso che Abercrombie & Fitch è il non plus ultra della vestizione (cari posteri che leggerete questo interessantissimo post, sappiate che da noi a Milano, la gente fa la coda per entrare in quel negozio. LA CODA. Una cosa che un italiano non farebbe mai, eppure…) delle masse milanesi e quindi italiota, ai visitors (intesi come le creature aliene) non par vero… E quindi io, che sarò biondo dentro, ma tanto stronzo fuori, metto a freno il mio snobismo e sì, per la prima volta in ventid…mmmh…ok, venticinq…ove anni metto piede da Abercosi e Fritz.

Che te vedo? Solo connazionali che guardano una felpa, mentre ne tengono in mano una e ne hanno addosso un altra. La consorte, ovviamente è scocciata perchè i mufloni addominalati senza t-shirt qua non ci sono. E non vi dico le facce affrante dei diversamente etero. Credo che ormai nei tour della città ci sia: Porto, Moma, Cattedrale e AeF. Insomma, se volete farvi riconoscere, usate la divisa.

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