Nativi e Immigrati (digitali) al voto


Milano. Siamo ormai agli sgoccioli, sabato e domenica ci sarà il ballottaggio Moratti -Pisapia. Non aspettatevi un’analisi politica di ciò che c’è stato fino adesso e ciò che succederà fino a sabato. Qui si parla di comunicazione, e nello specifico, di comunicazione sul social network più usato al momento: facebook.

Facebook nell’ultimo anno è diventato come internet nei primi anni 2000. Bisognava esserci. Che poi nessuno sapesse quali contenuti e registri linguistici bisognasse usare, questo è palese, esattamente come quando vai a mangiare sushi per la prima volta: non sai come farlo.
In dieci anni, persone e aziende hanno imparato a modificare i messaggi in funzione del media. Poi arriva il social network di Zuckerberg, e via, tutti dentro. Dimenticando, come l’italico pensiero insegna, la storia.
E’ importante questo passaggio: ora abbiamo tutti una memoria, uno storico digitale sul web, nascosto e archiviato in milioni di byte. Qualsiasi contenuto (frase, foto, video) che mettiamo in rete, è patrimonio della ricerca comune, per sempre.

Superata la fase della ricerca degli amici di scuola, premesso sempre che se una persona non la vedi per vent’anni un motivo c’è, affrontata la nascita e la fine delle relazioni online, è arrivato il tempo della comunicazione. Per farla breve, oggi il trend è quello di fornire servizi e informazioni direttamente su facebook: pensate, ci si può anche comprare il biglietto aereo. Tutto questo partendo da una semplice considerazione, ovvia per i nativi digitali e frutto invece di studi, focus group e indagini per gli immigrati digitali: la gente è sempre su facebook. Come si avvia il computer, si accende skype, si va su facebook.

Chi è un nativo digitale? Chi un immigrato? Marc Prensky nel 2001 ha coniato i termini: è nativo chi è nato e cresciuto con le tecnologie. Per questo ha un linguaggio, un ambiente mediale e una struttura cerebrale completamente diversa sa chi, a una certa età, si è reso conto che esistevano computer, cellulari e… social network.
Per capire a quale categoria appartenete, il test è presto fatto. Dire “sono” su facebook vi identifica tra i nativi, dire “Andre spegni facebook” vi mette nel gruppo degli immigrati.

Non c’è nulla di male ad essere un immigrato digitale. Basta essere coscienti del fatto che si va ad abitare un luogo (perchè questo sono i social network) dove ci sono già dei nativi. Quindi sarebbe meglio adattare il loro linguaggio, e non sterminare un popolo come accadde ai tempi della scoperta dell’America (ci sono esempi molto più legati all’Italia, ma siamo in periodo di par condicio e qua non si vuole parlare di schieramenti)

E qui torniamo alle elezioni della mia cara Milano. All’approccio di due immigrati digitali nel regno (forse più corretto dire “nella comune”) di Facebook. Letizia Moratti e Giuliano Pisapia.

Il sindaco uscente non ha badato a spese per la comunicazione della sua campagna. Grandi affissioni, gazebo coi biliardini, borse “Vota Letizia”, magneti per il frigo, piccole bio e il libro che riassume il suo operato. E, soprattutto, un canale youtube fantastico. E chi era l’autore di tutto ciò? Red Ronnie. Un Red Ronnie che ha fatto “l’invasore” digitale, usando un linguaggio totalmente errato (attacchi, commenti bannati, video) che gli si è torto contro. E contro la Moratti, almeno a livello di elettorato 18-35. Ne parlerò più in dettaglio nel prossimo post.

Il candidato Pisapia, invece ha delegato la gestione della comunicazione a chi vive nel 2011, proponendo una pagina di approfondimenti, link e appuntamenti. Il tutto parte dal sito, senza nessuna inflessione personale, ma con un unico messaggio: questo è un candidato che si vuol fare conoscere e (chiave di successo) è interessato a sapere cosa ne pensano i potenziali elettori.

E’ la prima volta che internet diventa una parte integrante e vitale di una campagna politica in Italia, a testimonianza di un cambiamento sociale non indifferente. Fino ad oggi, infatti, nessun politico poteva avere un feedback in diretta e soprattutto così ampio di quello che fa o dice. 
Scopriamo come l’universo della rete, tra nativi e immigrati digitali affronta una campagna che, dal punto di vista della comunicazione offline, vive solo di cartelloni in giro per la città e giri tra i mercati e le piazze dei candidati.

Appuntamento al prossimo post.

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