CAR GOES GREEN


Io amo le macchine. Da quando sono piccolo.

Avevo tantissime macchinine, ricordo di averne contate più di un centinaio. Le mettevo nel presepio perchè secondo me era giusto che i pastorelli potessero viaggiare comodi. Il mio vasetto era a forma di Jeep. In spiaggia il nonno doveva farmi un maggiolino di sabbia e io guidavo. Anche il polpettone di tonno era a forma di macchina. A 10 anni, ho cominciato a fare il countdown per quanto mi mancasse alla patente. Ho più Quattroruote che Topolino a casa. Il più vecchio è del 1988.

Poi i 18 anni sono arrivati e ho scelto la scuola in base alla macchina. E secondo voi, potevo io che ci tengo all’understatement, non andare in giro con una Classe A, quando tutte le autoscuole giravano in Punto? Poi pensavo fosse scontato usare il gippone di mio padre (il primo 5.2 V8 della Udine che crede di contare) o la monovolume di mia madre (la prima multispazio della via, mica poco), ma non fu così. Due anni di lotte motoristiche, tanto che i miei, pur di non prestarmi una delle loro macchine hanno deciso di separarsi così da averne sempre bisogno, ognuno della sua. La lotta continua, il mobbing pure e mentre mi faccio fare preventivi per macchine piccole (così era la legge) ma di un certo livello (MINI Cooper, Lupo GTI, 206 CC) capisco che non l’aria sta cambiando e la macchina sarà di seconda mano. Fatto sta che scelgo il male minore, rifiuto una seicento sporting gialla e mi siedo su una twingo velvet rossa per sei anni. Una macchina tanto divertente e spaziosa quanto pericolosa e alcolizzata. Poi mia sorella ha la bell’idea di prendere la patente e cominciano le lotte. Con la risoluzione che lei, alta un metro e ottantavoglia di crescere girava in Scenic e io alto un metro e ottantacinque in una twingo.
Una macchina che costa poco vale poco, soprattutto dopo dieci anni e giunge la sua fine. Quando è partita per il profondo est Europa un po’ mi sono commosso. Quante storie. Vabbè. Poi succede che eredito la Clio della compagna di mio padre (e lei si compra la MIA Mini Cooper) che non avendo mai fatto un tagliando prima di passare sotto le grinfie mie e di mia sorella (e anche qui non vi dico le lotte), è morta qualche mese fa. Insomma, ora sono appiedato.

Tutto questo per dirvi cosa? Due anni fa trovo quest teaser mentre ero in accademia, copio il link nei segnalibri, e rimane lì. Poi in preda alle pulizie l’altro giorno ci inciampo sopra e finalmente apro la pagina. Doveva essere la macchina fai-da-te dell’Ikea. Invece Ikea Leko era il teaser della nuova geniale idea di Ikea. Il car pooling partito in Francia si chiama covoiturage che è sicuramente più elegante.

Insomma, l’Ikea ha creato una pagina nel sito dove chi ha bisogno di un passaggio per andare a comprarsi una Billy può scrivere da dove parte e quando. Allo stesso modo lo può fare chi ha spazio in macchina e voglia di fare quattro chiacchere. Chi finge di sapere cos’è il web 2.0 (che ormai è quasi morto) non mi pare se ne sia accorto. E invece cosa c’è di più partecipativo, condiviso e sostenibile di questo? Se ci pensiamo un attimo non è nient’altro che ciò che già che si fa su facebook per organizzarsi le uscite. Solo che all’ikea fa awareness e campagna ongoing a costo zero, perchè tutto è generato dall’utente.
E cosa me ne viene in tasca direte voi? Innanzitutto emettiamo un po’ meno c02, che male non fa, diminuiamo le macchine in giro e se risparmiate un bel po’ di soldini. Adesso, tra l’altro c’è pure il concorso del passeggero segreto. Chi se lo trova in macchina vince 1000 euro. Non chi guida: tutti i passeggeri! Che sono metà casa arredata o una cucinetta con lavastoviglie.
Qualche mese fa, sempre in Francia, viene fuori un viral della Europcar (guardatelo fa morire… o almeno io sarei morto se avessero fatto così a me) che gioca sulla sensibilizzazione alla causa.

Ha senso ancora “avere” la macchina? Siamo sicuri che lei non “abbia” noi? Pensate al bollo (la più grande truffa su strada del secolo dopo l’invenzione dei vigili urbani), all’assicurazione, al parcheggio, all’affitto del box, alla manutenzione, alla revisione etc etc… Ovviamente il discorso non può essere generalizzato. Una mamma ha bisogno di una macchina (che poi non sappiano guidare le donne, lo si sa già… STO SCHERZANDO non lanciatemi reggiseni infuocati usando il triangolo come arco) e finchè i mezzi pubblici saranno totalmente inutili come ora la vedo dura ma…

Magari hai la mia età, vivi in una grande città e torni a casa una volta al mese se va bene. A me la macchina non manca. Quando mi serve la noleggio, ci sono tariffe web a km illimitati che costano molto meno del treno, e guido una macchina nuova che so che non esploderà se le chiedo di guidare dal punto A al punto B. E se serve in città c’è il car sharing. Io non vedo l’ora di provarlo. Funziona sempre, costa una miseria (iscrizione 120€, costo orario 2,2€), non paghi il parcheggio e nemmeno la benzina. Ora che un litro costa 1.6€… parliamone.
Certo, se qualcuno di voi volesse regalarmi una macchina, ovviamente non direi di no*

*sono escluse dalla definizione di macchina:

-quelle con le ruote tipo playmobil.
-quelle che se chiudi la porta balla tutto.
-le Skoda e le Seat.
-quelle gialle. O bianche. O azzurrine. O arancioni. O a righe o a pois.
-quelle che non hanno la radio che si collega all’iPod
-quelle senza il clima, il servosterzo, il poggiabraccia: se volevo stare scomodo andavo in bici.

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