FUGA DI CERVELLI


I più accorti di voi sanno che tra le cose che faccio c’è la formazione del pubblico interno alle aziende. Il che vuol dire che adesso sono certificato e pagato per rompere le palle come ho sempre fatto. Sempre questi più accorti di voi, sanno che frequento un centro fitness (dire palestra lì è come dire “preservativo al lampone” da quella famosa finestra di San Pietro) dietro il Duomo.

Un anno fa nasceva Palestrology, e oggi si ricomincia ad analizzare la flora e la fauna delle palestre.
Oggi una figura mi ha colpito particolarmente. Entro e ricevo un saluto di risposta al mio sguardo di sfida (eh sì funziona così. se non tieni lo sguardo fisso tre secondi non ti salutano. oppure se non entri teatralmente non ti vedono, secondo me hanno gli occhi di lato come i congli e se entri davanti non ti vedono) da un frontman che per fortuna sua mi sta simpatico. Entro, carico il badge, giro l’angolo e… eccola, LA CONSULENTE.
Lei, superfiga come non mai, spiaggiata su una pallida imitazione in simil pelle della poltrona sacco di Zanotta presa a ricordare, ruminando, al mondo la sua beltà via iPhone. Stravaccata come un pachiderma che ha appena partorito 4 elefantini e una Tata Indica, lanciata come un polpo spiaccicato su uno scoglio, a gambe aperte che nemmeno la Parietti cantando Etienne. Un linguaggio verbale e paraverbale che ti farrebbe sperare fosse il momento del pignarul. Ma andiamo ad analizzare il personaggio.
Nella sua testa, ella nasce perfetta sotto ogni punto di vista, molto più di Mary Poppins, e quindi non ha nulla da dimostrare. Sa di essere figa, concetto opinabile (ma il modello uomini&donne/gf c’è a chi piace), e quindi lei è arrivata. La sua carriera è avviata e già arrivata al culmine. Tant’è che infatti lei non guarda ma viene guardata, non parla con le persone perchè parlano con lei (quando non è al telefonino), e soprattutto, essendo la donna immagine della palestra non saluta. Non oso pensare come faccia una vendita.
Il che, a livello corporate del posto che frequento non fa una piega. Credo che là dentro sia davvero più facile discutere del peso specifico di una molecola d’azoto che essere salutati. E’ proprio una questione di principio. In entrata dovrebbero togliere la scritta BENVENUTI, che dubito ci sia, e sostituirla con “STATE ENTRANDO NEL PARADISO DELLA FIGANZA MILANESE. CHE SONO I DIPENDENTI, NON VOI CLIENTUCCI” .
Questa di sicuro è il messaggio base che passa a tutti i livelli del pubblico interno della palestra. Tutti tranne uno, che vi racconto dopo. Anche l’ultimo anello della catena del fitness, ossia quello che sposta gli attrezzi dal punto A al punto B è coerente nel messaggio: tu, sei un portafoglio coi muscoli e senza faccia, quindi non ti saluto.
Io invece credo che ci sia una fuga sostanziale di cervelli là dentro. Forse solo al piano terra, e qui mi riattacco al tranne uno di cui sopra. L’unica persona che saluta sempre, è sorridente, gentile ed efficiente, è l’omino delle pulizie. Lui è il mio preferito. Lui mi vede da tre anni e mi saluta, mi domanda come sto, anche quando sono distrutto dopo l’allenamento-viulenza fatto col mio PT. Mi saluta quando entro e quando esco dallo spogliatoio. Lo fa con tutti i palestrati/palestranti/tronisti/frifrì/middlemanagers che ci sono lì dentro.
Poi uno risale e si ritrova il solito spettacolo: i divismo di alcuni trainer (ragazzi una volta per tutte: se dovete quelli che cantano le canzoni per far vedere che so’ fichi e cantanti, almeno evitate i scisciuouò asuanagasei), il tronismo dilagante e lei, la consulente che gira coi tacchi con dei fogli in mano, come cercasse qualcosa o qualche posto.
Quindi o il suo cervello o il cesso.
Secondo me il cesso.

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