Sanremo tutti ammoniti


Se pensavate che Sanremo fosse tutto canzoni e fiori vi sbagliavate di grosso. Si è appena svolta la “conferenza stampa dell’organizzazione”, quella più tecnica, e quindi potenzialmente noiosissima della giornata.
Il focus principale è stato sul voto. Televoto e voto della giuria dei giornalisti, per essere precisi.

Il televoto, quello dei call center, è una di quelle cose di cui si parla a scadenza annuale, come il famoso servizio su “l’estate più calda del secolo” e sull’influenza del Tg2. Se, com’è noto, i call center influenzano da anni i risulati dei televoti televisivi, quest’anno si è arrivati ad un’idea senza eguali, per arginare il problema frutto di mesi di ricerca, sperimentazione e innvoazione: un monito di zio Gianni durante le serate. Sì, avete letto bene. Attenti che ci sono i controlli. Così saremo sicuri che nessuno farà ricorso ai voti “comprati”. Infatti tutti noi andiamo a 130 km/h in autostrada e non di più perché ci sono gli autovelox lungo la via, non diciamo le parolacce sennò Gesù piange, e non diciamo le bugie sennò ci cresce il naso.

Alché si sente un generale colpo di tosse dalle scrivanie dei giornalisti che ricorda, ma vagamente, proprio lontanamente la parola <<cazzate>>. Alla domanda sugli strumenti di controllo, viene risposto via Rai Trade che i controlli avvengono a posteriori, che possono essere fatti da telecom sulle utenze business (quelle che vengono additate di voto call center, per intenderci). Arriva un ulteriore colpo di tosse, più blando: <<che ce frega saperlo dopo? cosa comporta? Ci sono prove di truffe passate>>. La risposta ottenuta sarà un no, perchè non è carino per l’artista saperlo, e nei panni uno di loro, nessuno vorrebbe che il suo entourage comprasse i voti. Insomma, fingiamo di non vedere il grande elefante rosa nascosto dietro il megalogo di Sanremo.

E non finisce qui, direbbe Corrado. Dopo una domanda all’acqua di rose, o forse è meglio dire all’acqua santa di una testata molto vicina alla Chiesa, si parla di voti della giuria, quelli della sala stampa.

Causus belli è presto servito. Si parla del numero di voti per testata. A differenza di quanto avviene per il voto della critica, che è un voto a testata, per la serata finale è stato pensato un peso proporzionale. Mi spiego meglio. Le testate più grandi, possono fornire fino a 5 voti al massimo, indipendentemente dal numero di giornalisti presenti. E’ stato un attimo e il torpore ha lasciato spazio alla polemica. Ovviamente, le testate leader hanno più peso in termini di vendite dei giornali, ma così si toglie voce a quelle più piccole, si crea un meccanismo di serie A e B nelle votazioni.
Voi cosa ne pensate?

Al prossimo aggiornamento, dopo il Question Time.

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