Lo sguardo del riccio


Italiani, convinti o dubbiosi che siate, scettici o indignati, per la dignità o contro i puritani, preparatevi. E’ la settimana di Sanremo.
Come tutte le feste comandate, fa alzare gli occhi al cielo ai più, si cercano mille impegni per evitare tutte le cene e gli scambi di regali, ma è inevitabile. Proprio come trovare il controllore sul tram l’unica volta che non hai fatto il biglietto.

Così, eccoci qui. Quest’anno gli anni sono 61, e a differenza di ciò che comporterebbe catodicamente tale età in termini chirurgici e dietetici, la manifestazione più seguita in tv non si è rifatta tutta, ma si è presentata florealmente a noi giornalisti del roof dell’Ariston, un po’ col motto: invecchiare con dignità.
Quello che leggerete nei prossimi giorni sarà un dietro le quinte di quello che vi ammollano in tv ogni anno, commentato con sarcasmo e dovizia di particolari, per lo più inutili, perchè lasciamo le cose importanti ad altre pagine di questo sito e di questo giornale.

Via, si comincia.
Chi vi scrive è in quinta fila nell’arena della carta stampata, e si trova subito la cinquina stellare di fronte. Il capitano Morandi, diciamolo una volta per tutte, da vicino non è poi così giovane. Sembra un po’ una tartaruga, come direbbe Bruno Lauzi. Alla sua sinistra e destra, le due bellone, che però non si dice. Sono le conduttrici, Belen e Canalis, la prima un po’ Madonna del Rosario, la seconda sgnacchera doc, entrambe corredate da trucco modello serata impegnativa. Fiere rappresentati della figaggine italiana, di origine e di arrivo, nonchè portatrici sane di bonaggine sono davanti a noi squali con la faccia un po’ come quando torni dalle ferie e sai che hai dimenticato i tomini nel frigo. Quindi la bella presenza si allontana dallo sguardo, quello del riccio che vede i fanali e sa che sta per essere centrato dai pneumatici di un Suv. Al fianco delle belle, Luca e Paolo, che sono la nostra speranza di evitare il colpo di sonno, quello che ti viene quando senti la sigla di Marzullo. Sì, quell’attimo, che nemmeno 10 gocce di Minias funzionano così bene.

Gianni c’ha ste mano giganti che arieggiano la sala ogni volta che parla. Dice che sarà un bel festival e che loro sono molto uniti. Preparatevi, perchè sta pippa della serata dedicata all’ Unità d’Italia ve la faranno sentire più e più volte. Ad un certo punto il microfono comincia a friggere, Morandi ha lasciato il telefonino acceso. Risponde Belen, non poteva essere altrimenti, è lei che lavora per la Tim, e rientra nelle richieste di fine contratto.

Arriva una battuta di Paolo Bizzarri: Buon San Valentino, la festa dei fioristi di Arcore. La sala ride, io pure, ma secondo me è ad Arcore è la festa dei piazzisti della BungaBunga srl.

Sanremo, per quanto sia come la Carrà senza età, è anche attualità. La prima domanda, per rompere il ghiaccio e mettere subito tutti a proprio agio, è di Marinella Venegoni. Cosa ne pensano le due conduttrici della manifestazione di ieri  “Se non ora quando?”, chiede la giornalista. Ed eccolo, lo sguardo di smarrimento, quello che ti coglie quando cerchi l’Imodium in una parafarmacia di Nikko in Giappone ed è tutto scritto in ideogrammi, quello che hai sicuramente provato a scuola quel giorno, quell’unico giorno in cui sei stato fuori con la cumpa tutto il pomeriggio, e non hai ripassato i verbi di tedesco, che la prof ovviamente chiederà a te. Belen si prepara al condono: non sa nulla, ma ha visto qualcosa sui giornali. La Canalis sostiene la sua non partecipazione perchè la dignità delle donne non va manifestata un giorno, ma sempre. La spada di Damocle dell’ovvietà punta dritto a lei, ma Belen che è di ampie vedute sostiene che «donne senza valori ce sono in Italia e da tutte le parti» e la palla torna al centro. Zio Gianni Morandi sente i giornalisti che affilano le punte di veleno delle penne e dice «Secondo me ci saresti andata alla manifestazione, io sarei stato in prima fila». Scatta l’applauso della sala a Morandi, le due regalano alla sala un sorriso particolare. Tipo quello che facciamo ai vigili urbani, presente?

Si parla poi, in velocità perchè s’ha da pranzare, di televoto, di ascolti, di Eurofestival. Ad un certo punto, viene richiamato il santo del giorno «ragazze, vi hanno fatto gli auguri i vostri fidanzati?», «Ma fatti i cazzi tuoi», risponderà in loro interesse un noto giornalista. Luca e Paolo riprendono in mano il coma mangereccio raccontando che quando la Rai ha chiesto i loro testi di disturbatori, volevano mandare l’Ulisse di Joyce con le loro pagine nascoste in mezzo all’opera.

Ora la nota dolente. La controprogrammazione, amici bloglettori. Eh sì, perchè dovete sapere che qua sono tutti in panico. Non tanto per “il gruppo editoriale concorrente”, come lo chiama Mazzi, bensì per le puntate di Ballarò e Annozero, visto il delicato momento che stiamo vivendo. E non hanno tutti i torti, se venisse fuori proprio in una di quelle trasmissioni che Buonasera Dottore, cantata da Mina, in verità è la trascrizione della telefonata di un gentile e ospitale signore e una giovine ragazza dello spettacolo?

Dal roof dell’Ariston è tutto.

Per ora.

AH, QUESTO ARTICOLO POTETE LEGGERLO ANCHE SU L’ESPRESSO:

 

http://ariston-spy.blogautore.espresso.repubblica.it/

 

😉

 

Andre

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