Una storia di inizio anno


Molto probabilmente sono nato in qualche posto in Cina, dove il risultato della mia composizione chimica non sarà mai visto da chi mi ha creato. Ho viaggiato un sacco, chiuso in un container assieme a tanti altri come me. Sono arrivato in Italia, a Milano, in un posto chiamato Chinatown, dove i cinesi abitano dove una volta stavano i signori della città che contava. Ora sono fermo, ad un incrocio tra una laterale di Buenos Aires e la sua intersezione. Chi mi ha comprato mi ha lasciato solo lì in mezzo, ha acceso la mia coda e si è allontanato ridendo. Credo mi stia ammazzando, e proprio mentre mi vien il nervoso per questo, sento che una forza gigante che non credevo di possedere mi fa ribollire tutte le pareti di carta di riso. Sento che sta per succedere qualcosa, sembrano attimi eterni ma in verità son nanosecondi. Mi accorgo che questa forza invece e bellissima, che non sono solo come mi sono sentito in questi giorni, che vicino a me ci sono delle cosine come me, pronti a… non l’ho ancora capito. Qualcosa vicino a me si stacca, che paura, vedo che parte verso l’alto, una corsa velocissima, dritta, fugace verso l’alto, oltre i palazzi, verso il cielo. E questo mio vicino che ormai è lì in alto esplode in mille pezzi, tutti colorati, blu e rotondi nel centro, oro a raggio arrotondato nelle estremità, e poi diventano tutti ancora più luccicosi quelli blu. E la gente sorride, e succede lo stesso ad un mio altro coso vicino.
Sono nel centro di questa scatola rossa, sento che tra poco tocca a me. E’ quindi questo che sono? Una corsa a perdifiato verso l’alto (altro?) e poi una cascata di luce nel buio, che tutti guardano ammirati? Cacchio, ma è una figata. Pensa che palle invece essere un fiammifero, quelli dopo Prevert non li ha cacati più nessuno. Una fiammetta, un’illusione e via. Io invece voglio finire col botto, nel vero senso della parola. Non sta a me giudicare se tutto questo abbia un’importanza nel vostro mondo, o nell’universo. Ma sapere che partecipo a ciò che voi chiamate bellezza è un ottimo ringraziamento per quello che faccio. Illuminare il buio, cercare la luce nell’oscurità ha sempre mosso voi umani, che io sappia. Non so se la polvere di cui sono fatto sia semplice composto chimico o magia, ma non vedo l’ora di partire verso l’alto, correre, volare e  illuminare i vostri occhi e se ne avete la fortuna, il vostro sorriso. Ok, sento che toccca a me. Buon anno, si dice così vero? Boom.

Il fuoco d’artificio cominciò la sua corsa verso l’alto, un secondo eterno che racchiudeva il suo semplice compito nell’universo, essere un trionfo di luce blu intermittente dai lunghi raggi dorati. Alla finestra di un palazzo, un ragazzo con la barba scura come ultimamente il suo cuore osservava quasi indifferente la scena appena descritta. Però lui e il fuoco si guardarono negli occhi dall’asfalto al cielo, Andre guardava se stesso in quel fuochino. Un viaggio lungo, una forte forza e lo spettacolo finale, col botto. Andre era quel fuoco, come lui il cuore nero d’improvviso esplose, illuminando il petto e facendo uscire un sorriso inaspettato in una sera difficile, la ferma convinzione che ciò che è buio non è uno stato, ma un momento, un momento di assenza di ciò che fa e dà luce. Il fuoco d’artificio era talmente forte da rimbalzare di luce sulle finestre alte e buie, pian piano ma velocemente si spense, lasciando un unica traccia tra le guance irsute di Andre, che basito, sorrise brindando col suo vinello al nuovo anno arrivato.

Buon 2011 a tutti i fuochi d’artificio che mi leggono.

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